mercoledì, Novembre 25, 2020

Petrolio: nuovi studi per prevenire gli impatti ambientali

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Quando il petrolio raggiungerà la costa? Gli scienziati rispondono

Quando si verifica un incidente con sversamento di idrocarburi, prevedere il comportamento della chiazza di petrolio e il suo arrivo sui litorali è fondamentale. Questo, per organizzare in modo efficiente gli interventi di emergenza in grado di limitare il suo danno ambientale ed economico.

Uno studio condotto dai ricercatori della Fondazione CMCC dimostra l’efficacia del modello di dispersione degli inquinanti MEDSLIK-II per prevedere luoghi e tempi dell’impatto del greggio sulla costa.

Lo studio basato sul caso dello sversamento avvenuto nel 2018

In quell’anno, il battello tunisino “Ulysse” speronò lo scafo della portacontainer cipriota “Virginia”, che era ancorata in acque internazionali al largo della punta settentrionale della Corsica, un’area nota per le sue acque incontaminate.

Durante lo scontro, fuoriuscirono 530 m³ di carburante dai serbatoi della nave “Virginia” attraverso una falla di diversi metri. Questa fu una grave minaccia per l’ambiente marino e le aree costiere interessate. In 36 ore, la chiazza di petrolio si era allungata a circa 35 km.

Conseguenze del petrolio per l’ambiente: Deepwater Harizon

Gli incidenti che si verificano durante le trivellazioni petrolifere offshore e il trasporto di petrolio provocano gravi danni ambientali. Il più grave disastro ambientale della storia americana è quello avvenuto nel 2010 nel Golfo del Messico.

L’incidente della Deepwater Horizon fu causato da uno scoppio di un pozzo della piattaforma petrolifera. Questa, per 87 giorni consecutivi riversò nel Golfo del Messico 4,9milioni di barili di petrolio e provocò la morte di undici operai.
Ancora oggi la marea nera della Deepwater Horizon continua ad espandersi avvelenando l’ecosistema giorno dopo giorno.

Conseguenze terribili dopo l’incidente a causa del petrolio

Il petrolio trasportato dalle correnti marine provoca danni ingenti all'ambiente
Il petrolio trasportato dalle correnti marine provoca danni ingenti all’ambiente

Come ricorda la NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), l’area nord del Golfo del Messico è l’habitat di ventidue specie di mammiferi marini e cinque specie di tartarughe. Tutte protette dall’Endangered Species Act.
A causa del petrolio è morto il 20 per cento delle tartarughe di Kemp e la popolazione di tursìopi (o delfini dal naso a bottiglia) è diminuita del 50 per cento.

È stato pubblicato dalla National Wildlife Federation, un rapporto a cinque anni dall’incidente, riguardante le conseguenze sugli animali. Questo, rivela che il 12 per cento della popolazione di pellicani bruni del Golfo del Messico è rimasto ucciso. Il tasso di mortalità dei delfini è quattro volte superiore alla media.

Il numero dei nidi deposti dalle tartarughe di Kemp è diminuito del 35 per cento dal 2010. Nell’arco di sei anni, tra seicentomila e ottocentomila uccelli sono morti a causa dell’inquinamento dovuto al petrolio, secondo Oceana.

Le conseguenze sulla flora e sulla fauna, non si sono esaurite con l’operazione di bonifica.
Secondo diversi studi il petrolio è entrato nella catena alimentare: è stato assorbito dal fitoplancton e ha ridotto la varietà di microrganismi nella zona interessata dall’incidente.

In un’area circostante il punto in cui è avvenuta la trivellazione, il fondale marino risulta ancora inquinato.
Nei tratti di costa interessati, l’erosione è notevolmente accentuata, in quanto la struttura è stata danneggiata a lungo dal petrolio.

Come prevenire l’espansione del petrolio in mare in caso di incidenti

Prevedere la deriva delle macchie di petrolio sulla superficie dell’acqua, così come il loro raggiungimento dei litorali, è fondamentale. Per rispondere con prontezza agli eventi di sversamento di idrocarburi nel mare e mitigarne gli impatti sull’ambiente.

Questo, al fine di ottenere delle risposte all’emergenza più veloci ed efficienti.

Un recente articolo scientifico descrive la collaborazione a tale scopo, nata immediatamente dopo la collisione delle due navi al largo della Corsica, tra i ricercatori della Fondazione CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti ClimaticiREMPEC, il Centro regionale di coordinamento e controllo per la prevenzione e la lotta all’inquinamento nel Mediterraneo, con sede a Malta.

«Grazie a un efficiente e tempestivo scambio di informazioni, abbiamo ricevuto da REMPEC dati di osservazione e potuto utilizzare dati reali come condizioni iniziali del nostro modello di previsione», spiega Svitlana Liubartseva, ricercatrice presso la Fondazione CMCC. «Abbiamo lavorato giorno e notte per fornire cinque bollettini di previsione durante le operazioni di tracciamento e di recupero delle fuoriuscite di petrolio».

La scienza: metodi per prevenire lo spostamento del petrolio

Le previsioni di correnti, vento, onde e temperatura della superficie marina sono essenziali per predire lo spostamento e il destino della chiazza di petrolio. Scopo dello studio è dimostrare la capacità di prevedere realisticamente i tempi e i luoghi in cui il greggio avrebbe raggiunto le coste.

Grazie al modello di dispersione degli inquinanti MEDSLIK-II, sviluppato dalla Fondazione CMCC, i risultati sono stati verificati tramite un confronto con i dati osservativi disponibili.

«Utilizzando i set di dati oceanografici e atmosferici forniti dal Copernicus Marine Environment Monitoring Service (CMEMS) e dallo European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF), siamo in grado di realizzare previsioni della dispersione degli inquinanti in mare», specifica la Dr. Liubartseva. «L’alta risoluzione dei dati CMEMS, che arriva a circa 4 km, ci ha permesso di prevedere con buona approssimazione il dove e il quando il greggio avrebbe raggiunto il litorale».

I risultati dello studio scientifico nei primi giorni dopo l’incidente

Per i primi sedici giorni dopo l’incidente, il modello ha generato previsioni affidabili, consentendo di prevedere i movimenti del petrolio con almeno sette giorni di anticipo. I ricercatori furono in grado di individuare il luogo e il momento in cui il petrolio raggiunse la costa, per la prima volta vicino a Saint-Tropez (Francia), dopo più di 9 giorni alla deriva in mare.

Successivamente, a causa della mancanza di dati osservativi e per il prolungarsi della deriva del petrolio per circa un mese, la capacità previsionale del modello perse precisione.
Tuttavia, la ricerca dimostra che l’utilizzo del modello della Fondazione CMCC può consentire l’ottimizzazione dello spiegamento di risorse anti-inquinamento e velocizzare la prontezza nella risposta costiera in caso di incidenti con sversamento di inquinanti.

I ricercatori della Fondazione sono ora al lavoro per migliorare ulteriormente la capacità predittiva dei processi di trasformazione e dispersione dell’olio in mare. Da un lato, è necessario migliorare la risoluzione dei modelli, rendendo la loro griglia sempre più fine. Dall’altro, è necessario studiare un maggior numero di eventi reali di sversamento per ottenere previsioni migliori.

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