lunedì, Dicembre 5, 2022

Persone, no profitti: ambiente e Pace al Global Strike FFF

Ultime News

OGGI, VENERDÌ 25 MARZO, NEL MONDO IL MOVIMENTO AMBIENTALISTA FRIDAYS FOR FUTURE HA MANIFESTATO AL GRIDO DI “PERSONE, NON PROFITTI”, NEL GLOBAL STRIKE. FRIDAYS FOR FUTURE HA MANIFESTATO ANCHE PER LA PACE.

In un momento in cui la situazione politica internazionale è segnata da accadimenti dolorosi e violenti, Fridays For Future è sceso in piazza per manifestare.

Oggi, venerdì 25 marzo, il movimento nato in Svezia dopo gli scioperi della ormai 19enne Greta Thunberg ha organizzato il primo sciopero globale per il clima del 2022. 

Global Strike - manifesto

La nostra esistenza è minacciata dal continuo aumento delle emissioni di gas climalteranti, dal ritardo nell’attuazione della transizione energetica, dai cambiamenti climatici sempre più drammatici.

Con il Global Strike si vuole riportare la giusta attenzione sui problemi climatici e ambientali. Questi portano inevitabilmente con loro anche gli aspetti sanitari legati alla guerra in Ucraina

Non ci sarà Pace finché continueremo a fornirci di combustibili fossili da autocrati e dittatori

Ma non ci sarà pace sostenibile da nessuna parte, finché i nostri sistemi saranno legati ai combustibili fossili forniti da autocrati e dittatori.

Come dice Ilyess El Kortbi, attivista ucraino: «Di solito scioperavo per il clima in Ucraina ma questo venerdì sto scioperando dalla Germania, i cui leader finanziano la guerra a casa mia. L’Unione Europea ha speso 15miliardi di euro per acquistare combustibili fossili da Putin dall’inizio della guerra in Ucraina ad oggi. Eppure i leader europei dicono che stanno con l’Ucraina».

Una transizione ecologica giusta non solo è necessaria, è scritto nel comunicato di Fridays For Future Italia ma è necessaria ora. L’ultimo rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) dice che dobbiamo agire IMMEDIATAMENTE.

I Paesi del Nord del mondo “riparino” i danni causati ai Paesi del Sud del mondo

Con questo sciopero mondiale, FFF chiede, anche, che i Paesi del Nord del mondo “riparino” i danni causati ai Paesi del Sud del mondo. Che siano garantiti risarcimenti climatici alle comunità più colpite.

E non prestiti, ma finanziamenti, per un processo di giustizia che compensi i danni subiti a causa della crisi climatica. È necessario che le comunità tornino in possesso delle loro terre, ingiustamente sottratte.

A livello globale FFF chiede una ridistribuzione della ricchezza, della tecnologia, dell’informazione e del potere politico dal Nord al Sud del mondo e dall’alto verso il basso.

Come ricorda Edwin Namakanda, attivista ugandese – continua il comunicato – non bisogna smettere di sottolineare che “i governi del Nord globale dovrebbero pagare per le perdite e i danni nelle nostre comunità non per un senso di solidarietà, ma perché è la loro responsabilità storica, e noi siamo qui per rivendicare quel debito”.

“Un altro mondo è possibile, una transizione giusta è possibile, la pace per tutti è possibile, è possibile se resistiamo insieme, se ci permettiamo di avere fiducia nel potere delle persone, se abbiamo il coraggio di andare avanti proprio perché i tempi sono duri”.

Il movimento degli scioperi del venerdì per il clima

A Milano lungo il percorso i giovani hanno urlato più volte slogan contro contro il premier Mario Draghi e il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani. In testa al corteo un risciò con il cartello “Non chiamatelo maltempo”.

I giovani milanesi accusano il governo colpevole di finanziare la guerra attraverso l’acquisto del gas russo. I 5mila partecipanti alla manifestazione chiedevano certezze sul clima e scelte contro la guerra in Ucraina.

“Non vi stiamo chiedendo il futuro. Stiamo venendo a riprendercelo”. È il grande striscione che apriva il corteo dei manifestanti a Napoli.

 Su altri coloratissimi striscioni le scritte “Future No Profit”,  “Governi, guerre e indifferenza, avrete resistenza”, “Basta bugie di Stato”.

I ragazzi al Global Strike chiedevano ai governi e ai potenti della terra “di investire più fondi per avviare davvero la transizione ecologica e di stanziare meno fondi per la guerra”.

Con la guerra in Ucraina, il tema energetico è diventato ancora più centrale. Pertanto, i giovani napoletani denunciano che “il piano del ministro Cingolani è passare dal gas al carbone per sopperire al gas russo che costituisce il 40 per cento dei nostri approvvigionamenti”.

Bandiere della pace e striscioni contro la guerra in Ucraina alla manifestazione di Firenze, dove i ragazzi chiedevano “un cambio di marcia nella tutela dell’ambiente”.

«È il primo sciopero per il clima del 2022 e cade in un momento molto particolare per l’Europa, nel mezzo di questo conflitto – spiega Luca Sardo, responsabile del movimento ambientalista di Torino -. Con questo sciopero vogliamo sottolineare le cause comuni tra la guerra in Ucraina e la crisi climatica».

I piemontesi al Global Strike chiedevano al governo di slegarsi dai combustibili che finanziano le guerre e devastano il nostro pianeta.

«L’Europa – continua Sardo – ogni giorno finanzia con 800milioni di euro il governo russo, che Putin usa per attaccare l’Ucraina. Ma non riesce a slegarsi da questa dipendenza dai combustibili fossili».

Per l’ex sindaca di Torino, Chiara Appendino, al corteo con il secondogenito nel passeggino, «la crisi climatica ha la caratteristica di esacerbare le guerre, come la Siria nel 2011, dove la siccità è stata una delle prime cause della rivoluzione. La crisi climatica non farà che peggiorare questi elementi in futuro».

Global Strike - corteo Bari
Bari

A Bari sventola la bandiera dell’Ucraina

A Bari sventola anche la bandiera ucraina. Gli studenti sono tornati a scioperare per il clima dopo lo stop della pandemia al grido di “giustizia climatica”.

«Fermiamo la guerra dei combustibili fossili», recitava lo striscione che apriva il corteo con la bandiera dell’Ucraina. «Abbiamo usato l’hashtag “connect dots”, unisci i puntini, perché riteniamo che le diverse crisi e lotte siano legate – ha spiegato Marco Modugno, referente di FridaysForFuture Bari e uno degli otto portavoce di FridaysForFuture Italia.

Secondo quello che sostiene Modugno, la crisi bellica voluta da Putin è legata alla inazione dei governi occidentali che dipendono dal gas russo. «Investire nella transizione ecologica – ha detto marco Modugno – cosa che bisognava fare già decenni fa e che diventa sempre più urgente, non porta soltanto a una vitale transizione che possa ridurre gli effetti catastrofici della crisi climatica, ma porta anche un rafforzamento delle democrazie, della giustizia sociale».  (ANSA)

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Numero verde ONA

spot_img
spot_img
spot_img

Consulenza gratuita

    Articoli simili