sabato, Giugno 25, 2022

Il Parco di San Rossore minacciato da una colata di cemento

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CITTADELLA MILITARE ALL’INTERNO DEL PARCO DI SAN ROSSORE. FORTI PROTESTE SI SONO LEVATE DA PARTE DEI CITTADINI E DELLE ASSOCIAZIONI

Una colata di cemento minaccia l’area del Parco di San Rossore (Località Cascine Vecchie – Pisa). Il governo, infatti, aveva previsto al suo interno la costruzione di una cittadella militare

Un progetto che è ora in forse ma che non è ancora stato del tutto cancellato, nonostante le forti proteste dei cittadini e delle associazioni.

Questi ultimi hanno organizzato una grande manifestazione di protesta il 2 giugno scorso, in occasione della festa della Repubblica Italiana. La Costituzione prescrive, infatti, la difesa dell’ambiente e della biodiversità come bene comune.

Cittadella militare nel Parco di San Rossore, un progetto avversato


Nonostante gli spiragli aperti circa l’abbandono dell’idea di realizzare l’opera all’interno del Parco Regionale, resta alta la preoccupazione.

L’area è di grande pregio naturalistico e agricolo, ricco di fauna e biodiversità.

Anche se il progetto dovesse essere spostato appena oltre i confini protetti, provocherebbe malumori e disastri ambientali. «Si tratterebbe in ogni caso di consumo di suolo, di disturbo per la biodiversità degli agro-ecosistemi», rende noto il GUFI, Gruppo Unitario Foreste Italiane.

Sarebbe un nuovo smacco al territorio naturale, ora tutelato dalla Costituzione e alla nuova Strategia europea sulla biodiversità per il 2030. Essa, infatti, prevede l’estensione al 30% della superficie terrestre e marina protetta.


Il GUFI evidenzia poi il pessimo utilizzo dei fondi del PNRR. Essi finanziano la discussa opera militare e destinano briciole alla conservazione della biodiversità e a ulteriori importanti fondi alla Difesa.

Il Green Deal, solennemente annunciato e fortemente promosso, non può essere una simulazione, ma deve rappresentare ovunque un cambiamento concreto.

Il punto di vista del GUFI

«Non solleviamo certo obiezioni sulla necessità della difesa della Patria, discutendone democraticamente i modi. C’è da dire che l’idea di “difesa” che anima questa scelta è inaccettabile
perché riduttiva, limitata e parziale. Anche noi GUFI ci riteniamo, per nostre competenze, “addetti alla difesa”, ma non la recintiamo all’interno del perimetro contingente e militare. Difendiamo i boschi, le foreste, il patrimonio comune da cui dipende la vita di tutte le generazioni che verranno.
Patrimonio per questo difeso dall’art. 9 della Costituzione, oggetto di estensione recente tra i principi fondamentali e irrinunciabili agli ecosistemi ed alla biodiversità».
   

   
Il caso San Rossore è emblematico della miopia dell’essere umano. Non si riesce a pensare in termini globali e a vedere la Terra per quello che è, un unico ecosistema di cui tutti facciamo parte. Da essa dipende la sopravvivenza di ognuno di noi. Le ragioni dell’ambiente sono costantemente messe in secondo piano di fronte alle esigenze umane, come se un ambiente sano non rientrasse tra queste esigenze.

L’ambiente in secondo piano negli ultimi due anni

L’attenzione per l’ambiente si è drasticamente ridotta negli ultimi due anni. La pandemia prima e la guerra poi hanno monopolizzato la nostra attenzione.

«Il tema dell’ambiente è tornato a essere, di nuovo, l’ultima delle nostre preoccupazioni. Mentre la nostra casa brucia, siamo troppo occupati a ucciderci tra noi per fermarci anche solo il tempo necessario a spegnere l’incendio. Chiunque esca vincitore si troverà comunque con una casa in cenere, ma sembriamo non curarcene», dichiara il Gufi.

La poca lungimiranza è un grande difetto dell’essere umano: malgrado la sua intelligenza non riesce a pensare oltre all’immediato e a ragionare sul lungo periodo.

Tutelare la natura oltre ogni divisione

Ma ciò che è più grave è che sembriamo vedere solo quello che ci divide e non quello che ci unisce.
«Non riusciamo ad acquisire la consapevolezza – aggiunge Gufi – di essere un’unica specie nonostante la nazionalità, l’etnia, il genere, l’orientamento sessuale, la religione, le opinioni politiche. Sono infiniti i modi che ci siamo inventati per dividerci (e discriminarci, e spararci) tra di noi, per non vedere che siamo tutti, innanzitutto, terrestri. Sentirci terrestri ci obbligherebbe a
ricordarci che sono tali anche piante e animali non umani e a rinunciare ai nostri atteggiamenti predatori nei loro confronti. Ci obbligherebbe a specchiarci in ogni altro essere vivente e a rinunciare alla violenza e alla prevaricazione. Ci obbligherebbe a considerare un’area naturale protetta più importante di una base militare».

Estendiamo, quindi, il concetto di “difesa” anche alla natura e chiediamo al governo un ripensamento che porti a ridimensionare il progetto

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