lunedì, Luglio 22, 2024

Paesaggio rurale, quattro nuove “perle” nel registro nazionale

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IL PAESAGGIO RURALE È UNA DELLE CARATTERISTICHE DELL’ITALIA. CI SONO PAESAGGI E TRADIZIONI COSÌ BELLI E IMPORTANTI PER L’IDENTITÀ DEL PAESE CHE SONO INSERITI IN UN REGISTRO SPECIALE

In Italia esiste il Registro nazionale del paesaggio rurale. Si tratta di un elenco di zone così belle e particolari, o ricche di tradizioni, da essere inserite in un apposito registro perché siano tutelate e valorizzate. Per esteso, tale elenco si chiama Registro nazionale del paesaggio rurale, delle pratiche agricole e conoscenze tradizionali; in esso sono inserite anche pratiche e tradizioni specifiche. Il registro appartiene al Masaf.

Il Registro ha l’obiettivo di valorizzare e tutelare il paesaggio rurale e le sue tradizioni agricole, nonché il patrimonio agroalimentare espressione di questi territori.

Le candidature sono presentate dagli enti territoriali e sono sottoposte al vaglio dell’Osservatorio nazionale del paesaggio rurale, delle pratiche agricole e conoscenze tradizionali. Quest’ultimo infatti ha il compito di identificare e catalogare i paesaggi rurali tradizionali o di interesse storico, insieme alle pratiche e alle conoscenze correlate.

Nei giorni scorsi il registro si è arricchito di ulteriori quattro iscrizioni: si tratta di tre paesaggi rurali e una pratica agricola tradizionale.

paesaggio rurale
Vigneti eroici di Meana Sardo

Paesaggi rurali, nuove iscrizioni nel registro

Ci sono tre nuovi paesaggi rurali iscritti al registro nazionale. “Grazie al continuo lavoro di monitoraggio del territorio e all’impegno per tutelare e valorizzare i paesaggi rurali, insieme alle tradizioni agricole e al patrimonio agroalimentare che li contraddistinguono e caratterizzano, accogliamo oggi nel Registro nazionale quattro nuove iscrizioni. Ognuna di esse è simbolo della nostra terra e della nostra cultura e contribuisce a rendere la nostra Nazione unica al mondo“. Così il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, nel firmare il decreto.

Si tratta dei sistemi agro-silvo-pastorali del Marghine-Goceano e oliveti terrazzati e pascoli arborati nei territori di Bolotana, Illorai e Lei; dei vigneti eroici di Meana Sardo; del paesaggio dei terrazzamenti e della viticoltura delle Cinque Terre; della vite “a raggiera” del Taburno.

Le proposte entrate nel registro del ministero

Tra i nuovi ingressi c’è il “Paesaggio dei terrazzamenti e della viticoltura delle Cinque Terre”, proposto dal Parco Nazionale delle Cinque Terre.
Il sito è già stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. È, infatti, un paesaggio culturale unico al mondo in virtù dei suoi terrazzamenti dalla collina verso il mare. Con anche una forte valenza storica: ritrovamenti testimoniano l’uso di tali tecniche fin dai tempi dei Romani. “La significatività è definita sia con riferimento alle caratteristiche del mosaico paesaggistico sia per la presenza di ordinamenti colturali tradizionali, sia per le sistemazioni idraulico-agrarie evidentemente leggibili sul territorio e riconoscibili”.

Il paesaggio I vigneti eroici di Meana Sardo è stato proposto dal Comune di Meana Sardo, vicino Nuoro. Qui c’è il modello conservativo di viticoltura ad uva da vino, basato sull’allevamento ad alberello sardo di vitigni locali a bacca rossa. “Il terroir locale si caratterizza per l’elevata resilienza dell’allevamento ad alberello ancorché sempre di più si stia sviluppando il ricorso a basse spalliere. L’elevata altimetria, con la localizzazione del comprensorio viticolo a una quota sempre superiore ai 500 m sul livello del mare, con punte di 765 m s.l.m., ne consente l’inquadramento nell’ambito dei “Vigneti eroici”“.

Poi c’è il paesaggio “Sistemi Agro-Silvo-Pastorali” del Marghine-Goceano. Proposta dal Comune di Bolotana, l’area costituisce una fascia di transizione tra le province di Nuoro (i comuni di Bolotana e Lei) e Sassari (comune di Illorai). “Nei 1.916 ettari perimetrati dell’area, vi è un sistema di oliveti terrazzati con muretti di pietra a secco che verso valle lascia spazio a estesi pascoli arborati”.

Raggiera avellinese (foto: L’Arcante)

La vite a raggiera, dall’antichità a oggi

L’ultimo inserimento riguarda invece la pratica agricola tradizionale della “Vite a raggiera del Taburno”, proposta dal CNR ISPC – Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale.

In età romana la pratica era diffusa su quasi tutti i versanti del Taburno. La pratica continua ad essere attuale e a svolgere un preciso significato culturale per la comunità di Solopaca.

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