giovedì, Ottobre 6, 2022

Ostia: i pescatori tornano a opporsi ai “pennelli”

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Tornano i “pennelli” sulle rive di Ostia

Pennelli frangiflutti: già scongiurato nel 2014, torna questo pericolo lungo la costa di Ostia.

I pescatori, inascoltati come soggetti interessati, lanciano un appello. In pericolo la pesca di telline e cannolicchi e non diminuisce il rischio erosione

Come un incubo ricorrente, torna a togliere il sonno la questione “pennelli” lungo il litorale di Ostia. Dopo sette anni, infatti, la Regione Lazio ha finanziato un progetto che prevede interventi di ripascimento lungo il litorale romano.

Nello specifico, il tratto antistante il complesso balneare Nuova Pineta Pinetina e lo Stabilimento Venezia. Obiettivo della Regione è quello di contrastare l’erosione.

Al momento, sono infatti a rischio spiagge (il 18% su 220 chilometri nel Lazio) e foci fluviali. A Ostia, dal 1990 al 2015, l’erosione è aumentata del 250%.

L’opera di difesa che intende contrastare questo fenomeno e che incombe sull’attività dei pescatori di Ostia è quella dei “pennelli” frangiflutti. L’onda in arrivo colpirebbe le strutture artificiali spezzandosi in molte più piccole e con minor forza d’impatto contro la battigia.

Pennelli: una vecchia storia…

Quella dei “pennelli” è una vecchia storia, che risale al 2014. In quell’anno la Regione Lazio decise di realizzare sul litorale di levante di Ostia otto barriere frangiflutti a forma di T su quattro chilometri di tra il Canale dei Pescatori e le spiagge di Catelfusano.

Non poche le voci contrarie: la Capitaneria di Porto aveva espresso dubbi sulle loro ripercussioni sull’ecosistema dunale, mentre Assobalneari aveva minacciato di ricorrere a vie legali. Il rischio era che il progetto producesse “nel giro di due o tre anni la definitiva cancellazione delle attuali strutture balneari”.

Così aveva scritto il presidente Assobalneari – Federbalneari Italia, Renato Papagni, in una lettera alla Regione Lazio con l’intento di scongiurare un possibile disastro ambientale

Una battaglia corale, dunque, quella combattuta e vinta nel 2014. La paura era che l’intervento rimandasse solo il problema dell’erosione, senza frenarla realmente, per di più incidendo negativamente sull’ambiente circostante. Non solo, infatti, il frangersi delle onde può provocare una corrente di ritorno potenzialmente pericolosa per i bagnanti, ma la biodiversità è messa a rischio. Una battaglia, si diceva, non una intera guerra, e lo scontro ora è ricominciato.

Una storia che continua

I lavori di riqualificazione sono iniziati a fine ottobre. La Regione Lazio ha investito 828mila euro, tra “pennelli”, ripascimento di spiagge da dragare e rifioritura della scogliera preesistente. Camuffata da decreto emergenza nel 2018, l’opera non equivale a una reale soluzione. I rischi non sono cambiati con gli anni e l’appello di chi teme per il proprio lavoro e per l’ambiente viene rinnovato.

Quali sono i rischi per la biodiversità?

 «Oggi come allora, i lavori in corso vanno a intaccare l’equilibrio biologico di acque e fondali», spiegano in una nota congiunta il Consorzio di Gestione e Tutela dei Molluschi e la società cooperativa “Il Cavalluccio Marino”.

40mila metri cubi di sabbia sono stati prelevati dalla prima secca e l’erezione dei pennelli rischia di provocare erosioni su erosioni. È un intervento che comporta un cambiamento nell’habitat marino, con conseguenti sparizioni di molluschi caratteristici.

pennelli - erosione
Dei 220 chilometri di spiagge nel Lazio, il 18% è a rischio erosione

La notizia che giunge agli operatori ittici solo a cantieri aperti, quando ormai il danno è fatto, e che li mette in ginocchio. Nella peggiore delle ipotesi spariranno la cosiddetta “tellina romana”, i cannolicchi e i restanti bivalvi.

A farne le spese, il pianeta, come al solito, e tremila occupati. Per questo Giovanni Conte, presidente CO.GE.MO., ha chiesto lo stop ai cantieri e un confronto con il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e con il ministero della Transizione Ecologica.

Anche la consigliera nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale (Sigea), Ilaria Falconi, sostiene che «oltre a essere costosa economicamente non solo non risolve il problema, ma di fatto può innescare processi di erosione nelle zone limitrofe».

Un progetto omicida della biodiversità che non salverebbe davvero il litorale. La battaglia continua. Speriamo possa portare a una vittoria e a una fine felice per i lavoratori e per l’ambiente della guerra.

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