Osteoporosi: l’inquinamento atmosferico aumenta il rischio

Osteoporosi osteoporosi - coppia anziani

In quasi 20 anni, in Italia sono state registrate oltre un milione e mezzo di fratture di femore da osteoporosi negli over 65 anni. Una delle cause l’inquinamenro atmosferico.

Giornata Mondiale dell’Osteoporosi

Nel corso della Giornata Mondiale dell’Osteoporosi, celebrata domenica 20 ottobre, recenti studi hanno rivelato che, oltre all’età, a una ridotta attività fisica e al fumo, anche le esposizioni ambientali possono essere associati a un aumento di fratture da osteoporosi.

«L’inquinamento atmosferico (il particolato con un diametro minore di 2.5 micron) è stato recentemente associato a un incremento di tasso di ospedalizzazione per fratture femorali e di polso in 9milioni di americani over 65 anni e in 6mila casi norvegesi», ha dichiarato la professoressa Elena Colicino del Mount Sinai Hospital di New York e componente del Comitato Scientifico della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA). «Una cattiva qualità dell’aria (con elevati livelli di PM2.5, PM10 e black carbon) è stata, inoltre, associata a una riduzione della densità ossea in uno studio condotto sia su uomini di mezza età, che su uomini tra 75 e 76 anni».

I dati della ricerca in Italia

I costi sanitari per ricoveri, interventi e riabilitazione ammontano a 18miliardi di euro dal 2000 a oggi. Studi recenti hanno provato l’associazione tra decalcificazione ossea e inquinamento ambientale.

Sono oltre 1milione e mezzo le fratture femorali da osteoporosi negli over 65enni dal 2000 a oggi, con una crescita costante fino a raggiungere quasi 100mila ricoveri/anno per questo tipo di problematica dell’anziano (+20% nelle donne e +30% nei maschi).

«Rispetto agli inizi degli anni 2000, quello delle fratture femorali sta diventando sempre più un problema del grande anziano», ha spiegato il dottor Prisco Piscitelli, epidemiologo dell’Istituto Scientifico Biomedico Euro Mediterraneo (ISBEM) e Vice presidente di SIMA.

«Due fratturati su tre hanno più di 80 anni e quattro volte su dieci si tratta di una donna oltre gli 85 anni di età, come emerge dalle proiezioni basate sulla recente pubblicazione su “Archives of Osteoporosis”».

La ricerca è stata condotta coordinata dal professor Umberto Tarantino dell’Università di Roma Torvergata, con il quale hanno collaborato i ricercatori C. Neglia, M. Feola, C. Rao, F. Gimigliano, G. Iolascon, e lo stesso Piscitelli che ha parlato di «una fotografia allarmante, se si pensa agli esiti: 400mila decessi post-frattura e 200mila casi di invalidità permanente. Tra il 2000 e il 2019 si stimano in 18miliardi di euro i costi sanitari per ricoveri, interventi e riabilitazione, cui si aggiungono almeno 2miliardi di euro per pensioni d’invalidità pagati dall’INPS».

Lo studio ha individuato che anche alcuni fattori ambientali – tra cui il piombo, il mercurio e il cadmio – hanno mostrato di contribuire alla demineralizzazione ossea e a un più alto rischio di osteoporosi.

«Si affacciano anche nuove esposizioni chimiche», ha aggiunto la professoressa Elena Colicino. Sono sostanze perfluoroalchiliche o acidi perfluoroacrilici (PFAS) presenti in particolare nel packaging alimentare, nel pentolame e come inquinanti indoor «che agendo sul sistema endocrino – ha continuato – modulano gli ormoni e hanno un impatto sulla salute delle ossa, provocando una riduzione della loro densità e osteoporosi, principalmente nelle donne in menopausa. Una cattiva qualità dell’aria (con elevati livelli di PM2.5, PM10 e black carbon) è stata, inoltre, associata a una riduzione della densità ossea in uno studio condotto sia su uomini di mezza età, che su uomini tra 75 e 76 anni».

Dall’analisi dei grandi database sanitari, come le schede di dimissione ospedaliera, è stato dimostrato che, dopo i 70 anni di età, l’ospedalizzazione per fratture del femore sono molto maggiori di quelle per infarto.

«Sappiamo che già dal 2005 i costi sanitari delle fratture femorali negli ultrasessantacinquenni in Italia – e, dunque, su base osteoporotica – hanno superato il miliardo di euro/anno, se si include la riabilitazione. Superando i costi degli infarti acuti del miocardio che si verificano oltre i 45 anni di età. Il 68% delle fratture si verifica dopo gli 80 anni e in particolare il 40% in donne ultra-ottantacinquenni, mentre il 17% si registra negli ultranovantenni», ha aggiunto infine Prisco Piscitelli.

«Questi risultati indicano che tra i possibili rischi della decalcificazione e fratture ossee si possono includere anche fattori ambientali. Cambiamenti tecnologici e politici volti a ridurre le emissioni atmosferiche dannose potrebbero ridurre l’impatto economico per la sanità pubblica anche in quest’ambito», ha concluso il professor Alessandro Miani, presidente di SIMA.

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