lunedì, Agosto 15, 2022

Nucleare, pubblicata la CNAPI

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CNAPI: Carta localizza le Aree Potenzialmente Idonee per impiantare il “Deposito nazionale” delle scorie nucleari.

Il 5 gennaio scorso Sogin, la società di Stato incaricata della dismissione degli impianti nucleari e della gestione dei rifiuti radioattivi in Italia, ha pubblicato la CNAPI. La Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee è online sul sito web “Deposito nazionale”.

L’ONA, insieme all’Avv. Ezio Bonanni, appoggiano questa azione. L’individuazione di siti contaminati, come quelli di amianto, è il primo passo per attuare un’azione di bonifica. La prevenzione primaria per contrastare l’insorgere di malattie asbesto correlate è evitare ogni esposizione.

Localizzazione delle Aree Potenzialmente Idonee per Deposito nazionale

Il documento localizza sessantasette siti potenzialmente idonei per impiantare il “Deposito nazionale” delle scorie nucleari. Oltre al Parco tecnologico dedicato alla ricerca e alla formazione sul nucleare.

La suddetta pubblicazione è solo l’inizio di un processo che dovrebbe durare circa quattro anni e che dovrebbe portare alla individuazione del sito definitivo.

I siti selezionati dalla CNAPI rispondono a venticinque criteri. Sono diffusi in sette regioni.

All’indomani della pubblicazione è stato dato il via a consultazioni con Regioni ed enti locali.

Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa

«La più grande consultazione pubblica degli ultimi anni coinvolgerà amministratori, università, associazioni di categoria e tutti i cittadini». Lo ha scritto il ministro dell’Ambiente Sergio Costa sulla sua pagina Facebook.

Sergio Costa ministro dell'Ambiente
Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa

Dopodiché partirà la fase operativa vera e propria. Per costruire il deposito ci vorranno almeno quattro anni.

La CNAPI è «un atto che il Paese aspettava da tempo», ha fatto sapere il ministro.

I rifiuti radioattivi, tac, risonanze magnetiche o medicina nucleare, sono stipati in siti provvisori. «Si tratta di rifiuti che vanno messi in sicurezza», continua il ministro. «Oggi parte uno storico percorso, non è tempo di polemiche».

La CNAPI e il ruolo degli enti locali e della società civile

Comuni e Regioni, le cui proteste hanno fatto seguito alla pubblicazione del documento hanno tempo almeno due mesi per consultare la documentazione. Quindi sarà organizzato una consultazione pubblica. Vi parteciperanno enti locali, associazioni di categoria, sindacati, università ed enti di ricerca. Saranno esaminati tutti gli aspetti legati alla costruzione e alla tenuta del deposito, dalla sicurezza all’economia.

Con le conclusioni del seminario nazionale, Sogin aggiornerà la CNAPI. Quest’ultima sarà, poi, nuovamente sottoposta ai pareri dei ministeri dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente e delle Infrastrutture e dell’ente di controllo Isin.

In base alle valutazioni conseguite, il ministero dello Sviluppo Economico appronterà la redazione definitiva del documento. Ossia la CNAI, la Carta Nazionale delle Aree Idonee.

Spetterà, quindi, al governo scegliere la località definitiva.

 «Sarà una procedura fortemente partecipata e trasparente – ha scritto Costa – condotta coinvolgendo gli amministratori e i cittadini tutti e al termine della quale potranno pervenire le candidature dei Comuni».

I rifiuti radioattivi da smaltire in Italia

La quantità di rifiuti radioattivi da smaltire nel nostro Paese è pari a circa 95mila metri cubi. Oggi sono distribuiti in una ventina di depositi locali su tutto il territorio nazionale.

Il Decreto Ministeriale del 7 agosto 2015 classifica i rifiuti radioattivi in cinque categorie.

La prima prevede i “rifiuti a vita molto breve”, che si smaltiscono come quelli convenzionali.

Ci sono, quindi, quelli ad “attività molto bassa” e rifiuti di “attività bassa”. In totale corrispondono a 78mila metri cubi di materiale nucleare che saranno stoccati nel “Deposito nazionale”.

Le altre due categorie comprendono “rifiuti di media attività” e di “alta attività”.  Per un totale di 17mila metri cubi.  Questi saranno stoccati in via provvisoria nel “Deposito nazionale”. Saranno, quindi, smaltiti in un “deposito geologico”.

I rifiuti radioattivi ad “attività molto bassa” e “bassa” sono quelli che perderanno l’emissione delle radiazioni nell’arco di trecento anni. Pertanto non saranno più dannosi per la salute e per l’ambiente. Saranno smaltiti in via definitiva nel “Deposito nazionale”.

Rendering del “Deposito nazionale” delle scorie nucleari

I rifiuti di categoria “media” e “alta attività”, invece, restano radioattivi per migliaia o centinaia di migliaia di anni.

Per questo motivo devono essere smaltiti in un deposito geologico sotterraneo, da realizzare. Nel frattempo saranno stoccati, con molta probabilità per alcune decine di anni, nel “Deposito nazionale”.

L’origine dei rifiuti radioattivi nel nostro Paese

Vietata con referendum del 1987 la costruzione delle centrali nucleari, in Italia la fonte maggiore di rifiuti radioattivi è costituita da macchinari per analisi, terapie mediche e applicazioni di analisi e ricerca.

Al momento questi rifiuti sono custoditi in depositi temporanei, sicuri e isolati dall’ambiente circostante, fino al loro completo decadimento. Saranno poi smaltiti come rifiuti convenzionali o speciali.

I “rifiuti a bassa attività” saranno stoccati con la cosiddetta “tecnologia multibarriera”. Ossia contenitori di cemento armato posti l’uno dentro l’altro. Questi vengono riempiti di strati di calcestruzzo e terra e infine sigillati. I “rifiuti ad alta attività” saranno, invece, conservati nei cosiddetti cask.  Contenitori ancora più sicuri, adatti sia allo stoccaggio sia al trasporto delle scorie. Questi cask saranno custoditi in quattro edifici speciali ricavati nel “Deposito nazionale”.

La posizione delle organizzazioni ambientaliste

Le maggiori associazioni ambientaliste sono compatte nel mostrare soddisfazione per questa decisione che, comunque, arriva in ritardo. Legambiente e WWF fanno sapere che controlleranno che ogni passaggio sia trasparente. E che la società civile partecipi attivamente alla scelta finale. Greenpeace, inoltre, ha aggiunto che sarebbe meglio non concentrare tutti i rifiuti nucleari in un solo luogo.

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