venerdì, Luglio 19, 2024

Niger: rifiuti radioattivi uccidono la popolazione

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COMINAK, SOCIETÀ NIGERINA DEL GRUPPO FRANCESE ORANO (EX AVERA) HA CHIUSO LA MINIERA VICINO LA CITTÀ DI ARLIT, IN NIGER NEL MARZO 2021. SECONDO LA COMMISSIONE PER LA RICERCA E L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE SULLA RADIOATTIVITÀ (CRIIRAD), I RIFIUTI RADIOATTIVI MINACCIANO L’AMBIENTE DEL SITO E LE FALDE ACQUIFERE CHE ALIMENTANO LA CITTÀ

Il gruppo francese ORANO ha estratto uranio per oltre quarant’anni in Niger, da una miniera situata a 250 km da Agadez, nel nord del Paese africano.

Quando è stata annunciata la chiusura del sito, la COMINAK, (Compagnie Minière d’Akouta), società nigerina del gruppo transalpino ha messo a disposizione 9miliardi di franchi CFA (Comunità Finanziaria Africana), circa 145milioni di euro, per la bonifica della miniera (fonte Africa ExPress).

Allo stesso tempo, di comune accordo con il governo nigerino, COMINAK ha annunciato che la bonifica del sito minerario sarebbe durata dieci anni e che per un altro decennio avrebbe garantito una sorveglianza ambientale.

“Una spada di Damocle per oltre 100mila persone”

In seguito a verifiche sul posto, la Commissione per la ricerca e l’informazione indipendente sulla radioattività (Criirad), ha denunciato che la gestione dei rifiuti radioattivi di COMINAK minaccia l’ambiente del sito e le falde acquifere che alimentano la città di Arlit. I rifiuti radioattivi, infatti, producono il Radon, gas altamente cancerogeno.

COMINAK, però, nega le accuse mosse dalla Criirad e sostiene che la discarica di rifiuti radioattivi si trova su una base geologica sigillata naturalmente. E aggiunge, inoltre, che entro il 2026 un sarcofago di argilla spesso due metri andrà a ricoprire il sito, per limitare le emanazioni di radioattività nell’aria e nell’acqua.

«I test dimostrano che le infiltrazioni dal bacino di decantazione degli sterili si stanno prosciugando – afferma il direttore generale di COMINAK Mahaman Sani Abdoulaye -. Quindi, i livelli di elementi chimici chiave stanno diminuendo nel tempo. Negli ultimi dieci anni, la dose media assorbita dalla gente del posto – dichiara Abdoulaye – non ha mai superato il limite normativo di un millisievert (*). Il monitoraggio governativo continuerà, sia per quanto riguarda l’acqua, l’aria e tutta la fauna selvatica circostante».

niger miniera uranio
La miniera di uranio ad Arlit, prima della sua chiusura nel 2021

Il video-inchiesta “La Colère dans le vent”

Ma la popolazione di Arlit ogni giorno combatte con gravi problemi di salute a causa dell’ambiente contaminato dai rifiuti radioattivi della vicina discarica. Tutto documentato dalla filmmaker nigerina, Amina Weira, già nel 2018, nel suo video “La Colère dans le vent”.

Infatti, Weirà, come ha spiegato in una intervista, rilasciata qualche tempo fa al quotidiano francese “Le Monde”, i residenti soffrono di difficoltà respiratorie, tumori.

I bambini nascono con malformazioni, ma sono soprattutto quanti hanno lavorato nelle miniere di uranio ad avere la peggio. Questi muoiono di paralisi e altre strane malattie.

Saddam voleva l’uranio nigerino

Nel 2003, vent’anni or sono, le miniere di uranio in Niger sono state oggetto di una inchiesta della CIA, che ha coinvolto anche il SISMI, i servizi segreti italiani. Tra i documenti trafugati dall’Ambasciata del Niger a Roma, la notte del 1º gennaio del 2001, c’era “una corrispondenza relativa a un contratto di spedizione di uranio da trasferire in Iraq – a casa dell’allora dittatore Saddam Husseincon nave” (fonte Repubblica).

Gli azionisti della COMINAK sono la francese ORANO (59 per cento), la SOPAMIN (Società del Patrimonio delle Miniere del Niger, una compagnia statale con il 31 per cento) e la spagnola ENUSA (10 per cento).

Nel febbraio 2021 la ORANO ha rilevato la quota detenuta da uno degli azionisti storici, la società giapponese OURD (25 per cento).

(* millisievert sottomultiplo del sievert, unità di misura della dose equivalente di radiazione – ndr)  

Numero verde ONA

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