giovedì, Agosto 11, 2022

Nella pancia degli animali il segreto per salvarli dall’estinzione

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SONO I CAMBIAMENTI CLIMATICI E LA DEFORESTAZIONE A DETERMINARE IL MICROBIOTA INTESTINALE, INDIVIDUATO COME FORTE LEGAME TRA SALUTE E MALATTIA DEGLI ANIMALI.

Circa un milione di specie animali e vegetali rischia l’estinzione a causa delle attività umane.

Neanche le riserve genetiche e le reintroduzioni in natura, sono sufficienti a compensare tali perdite. Senza un’azione drastica per conservare gli habitat naturali, il tasso di estinzione delle specie non farà che aumentare nei prossimi decenni.

Una risposta dal microbiota

Uno studio condotto per quattro anni dal Parco Natura Viva di Bussolengo, in collaborazione con l’Università di Bologna, si è concentrato sul microbiota intestinale, l’unico ecosistema in grado di rispondere più velocemente ai cambiamenti climatici e alle alterazioni degli habitat naturali.

Animali - Testuggine gigante delle Seychelles al Parco Natura Viva
Testuggine gigante delle Seychelles, al Parco Natura Viva di Bussolengo (VR)

Definizione di microbioma

Un microbioma è definito come una comunità di microrganismi (il microbiota intestinale popolato da batteri, funghi, virus e protozoi) e relativi genomi collettivi che abitano un ambiente particolare (inclusi animali ed esseri umani).

Gli ospiti traggono vantaggio dall’integrazione delle funzioni codificate nei propri genomi con quelle del microbiota associato.

Perché studiare i microbiomi?

Gli studi sui microbiomi intestinali di diversi animali forniscono informazioni ecologiche ed evolutive, che mostrano un forte legame tra salute e malattia.

Inoltre, è stata dimostrata l’influenza del microbioma intestinale su stress e ansia, nonché sul comportamento sociale.

Ad oggi, diversi studi si sono concentrati sul microbiota intestinale dei mammiferi, in particolare quello dell’uomo, ma anche di uccelli, pesci e insetti, ecc. Poche ricerche su questo argomento sono state effettuate sui rettili.

Animali - Lemure indri
Lemure indri mentre si nutre di suolo forestale in Madagascar (foto di Valeria Torti)

Uno studio non invasivo

I ricercatori hanno esaminato la comunità microbica intestinale di due specie in via d’estinzione: la testuggine gigante delle Seychelles e l’indri, il più grande di tutti i lemuri. Entrambi gli animali provengono da due isole, sono giganti ed erbivori. L’una rettile e l’altro mammifero.

Per lo studio (fortunatamente non invasivo), sono stati raccolti i campioni fecali di 18 indri in Madagascar, 17 testuggini giganti tra l’isola di Curieuse e l’Orto Botanico di Mahé alle Seychelles e il Parco Natura Viva in provincia di Verona.

I campioni fecali sono stati prelevati al mattino presto, in tarda mattinata e nel primo pomeriggio, seguendo gli schemi di attività degli animali.

Il veterinario e curatore del Parco Natura Viva, Camillo Sandri, autore dello studio ha spiegato che «non è più solo l’alimentazione l’elemento principale a determinare la diversità e la ricchezza del microbiota intestinale degli animali».

Quali saranno allora gli altri fattori?

Per Sandri è la complessità delle condizioni ambientali ad avere effetto su di esso. «Il cambiamento climatico, la deforestazione, la possibilità di scambio sociale tra gli individui e persino il sesso influiscono sull’efficacia dell’unica arma che gli animali stessi hanno a disposizione per salvarsi dalla scomparsa».

«L’unica abbastanza veloce (i batteri hanno una velocità di rigenerazione che si conta in ore) da tenere testa al tasso di distruzione che l’uomo sta assicurando alla biodiversità», sottolinea lo studioso.

Mettere in sicurezza “la pancia degli animali”

Per garantire un efficace programma di conservazione della specie, bisogna mettere in sicurezza “la pancia degli animali“.

Come il caso delle testuggini. «Ci siamo accorti a un certo punto dello studio – prosegue Sandri – che gli esemplari nell’ambiente controllato dell’Orto Botanico di Mahè godessero di una comunità microbica più diversificata di quella ospitata da individui allo stato selvatico sull’isola di Curieuse, dove la pressione antropica ha modificato notevolmente l’habitat soprattutto delle aree costiere».

Oppure il caso degli indri. Infatti, «i lemuri geofagi, per sopravvivere devono nutrirsi di un particolare suolo, disponibile solo se l’ambiente forestale mantiene le proprie caratteristiche e se i gruppi sociali sono in grado di conservare i propri equilibri. Saperlo, significa dunque poter agire velocemente alla radice del problema, intervenendo direttamente sulle cause dell’estinzione».

Animali - Camillo Sandri e il ministro Flavien Joubert
Camillo Sandri insieme con il ministro dell’Ambiente delle Seychelles Flavien Joubert

I risultati della ricerca

Lo studio ha fornito nuove informazioni sugli effetti delle diverse condizioni ambientali sulle comunità microbiche intestinali degli animali.

In particolare, sono state segnalate differenze riguardanti la struttura della comunità intestinale batterica tra le specie che vivono in ambienti naturali e quelle in ambienti controllati.

Questi risultati potrebbero aiutare a migliorare la salute degli animali nelle aree protette, supportando gli sforzi di “conservazione ex-situ”, cioè lontano dall’areale geografico di appartenenza.

L’importanza delle collaborazioni nel corso degli studi

Lo studio pluriennale che getta nuove basi per garantire la sopravvivenza degli esemplari sia in ambiente controllato sia in natura è stato possibile anche grazie all’accordo stipulato tra il Parco Natura Viva e la Seychelles National Parks Authority.  Con il supporto del Ministero dell’Agricoltura, dell’Ambiente e dei Cambiamenti Climatici delle Seychelles (Ministry of Agriculture, Environment and Climate Change) e la Conservation of Biodiversity Division. E, ancora, con l’appoggio della Green Teen Team Foundation, la fondazione della principessa Theodora von Liechtenstein. Inoltre, importante per il lavoro sugli indri è stata la collaborazione con l’Università di Torino e la collaborazione di anni con le istituzioni del Madagascar. Considerevole il supporto della Fondazione ARCA di Parco Natura Viva, cui si aggiunge la collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Torino e l’Università di Bolzano.

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