venerdì, Febbraio 23, 2024

Le Naturografie© di Roberto Ghezzi, dalla Galleria Nazionale alla Nuvola di Roma

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I CITTADINI DI ROMA HANNO POTUTO CONOSCERE E APPREZZARE LE NATUROGRAFIE© DI ROBERTO GHEZZI. L’ULTIMO PROGETTO AVEVA COME PROTAGONISTA PROPRIO IL SIMBOLO DELLA CITTÀ ETERNA: IL TEVERE

Prima la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (GNAM), poi il suggestivo centro congressi “La Nuvola”: tutta Roma ha potuto ammirare le opere d’arte realizzate da Roberto Ghezzi. «Devo dire che il progetto e la mostra hanno avuto un successo che non immaginavo», confessa l’artista, intervistato a conclusione del periodo espositivo che lo ha visto protagonista nella Capitale.

Dal 7 al 26 novembre l’importante Galleria Nazionale di Roma ha ospitato, infatti, la mostra Thybris. Il fiume eterno, dove è messo a nudo uno dei simboli della città eterna: il Tevere.

Le Naturografie© di Roberto Ghezzi hanno infatti “fotografato” il fiume dalla sorgente sul Monte Fumaiolo dell’Appennino Tosco Emiliano, a 1.407 metri, fino alla sua foce nel Mar Tirreno. Per più di 400 chilometri e per circa un anno le acque del fiume hanno interagito con le grandi tele immerse nel suo letto, lasciando traccia di sé e raccontando i propri “segreti”.

Nella mostra “Thybris” un dialogo tra arte e natura

Come testimone del suo fluire nel tempo, le tele hanno mostrato stratificazioni visive, texture, umori cromatici e sedimentazioni materiche, che rappresentano proprio il risultato della simbiosi con l’intero ecosistema del Tevere.

«Le opere del progetto “Thybris”, in particolar modo quelle realizzate nella parte urbana di Roma, hanno caratteristiche, come ogni mia opera, molto diverse da quelle realizzate in altre parti del mondo o anche dello stesso Tevere – racconta Ghezzi -. Queste differenze riguardano sia le cromie, sia l’azione plastica della corrente: una diversità estetica che riflette ovviamente anche una diversità biologica».

Infatti ciò che emerge in maniera evidente è il dialogo, in un eterno scorrere, che queste opere hanno con la natura. Ghezzi ci conduce, attraverso queste Naturografie ©, in una conversazione intima con le acque del Tevere e il suo fondale. Fa emergere la profondità di un abisso vitale e in continua evoluzione. Crea così un legame indissolubile e sinergico tra arte e paesaggio.

Ne è un chiaro esempio l’opera più imponente esposta alla galleria, appesa alla parete con catene che simboleggiano la forza che è occorsa per strapparla dal letto del fiume e riportarla alla vita.

«La grande tela è stata appositamente creata per un’ampia parete e non l’ho volutamente intelaiata – conferma l’artista -. L’intento è stato dare al pubblico una sensazione quanto più verosimile del passaggio del fiume eterno sul tessuto».

Nella mostra “Thybris” un dialogo tra arte e scienza

A prendere parte alla realizzazione di questo progetto sono stati molti attori del panorama artistico, ma anche scientifico. I curatori della mostra sono stati Cristian Porretta e Davide Silvioli, i quali, insieme alla project manager Linda Simioli, hanno promosso il progetto con la galleria d’arte Faber. I partner scientifici sono stati il Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’Università “La Sapienza” di Roma, e ARPA Lazio. Infine non è mancato il supporto dell’associazione Phoresta ETS e di Il Giornale dell’Ambiente.

«La mostra è stata pensata in stretta correlazione con la realtà geografica che la ospita. Al contempo, grazie all’indole del lavoro di Roberto Ghezzi, è stata progettata anche per stabilire delle connessioni interdisciplinari. Il fine è impostare un dialogo quanto mai attuale tra la sperimentazione artistica contemporanea e altri ambiti del sapere – spiegano i curatori -. Facendo delle acque del fiume Tevere il luogo di creazione delle opere in mostra, l’evento ha voluto mettere in luce tanto il valore culturale, ancora in potere di catturare l’attenzione degli artisti, quanto le criticità della sua condizione odierna».

Infatti tutta la produzione dell’artista, mediante sperimentazioni “sul campo”, ha da sempre indagato il rapporto con l’ambiente per mezzo di un approccio scientifico, un rapporto che proprio attraverso la materia, l’arte, diventa concetto.

Le Naturografie© come fonte di dati scientifici

Anche in questa occasione vari ricercatori della Capitale, impiegati nel campo della scienza, della didattica e della divulgazione, hanno unito, come spesso avviene con le Naturografie ©, varie discipline e campi della cultura sotto un’unica opera e per un unico intento: quello di conoscere e far conoscere la bellezza e la fragilità di uno dei fiumi più importanti del nostro Paese.

Non stupisce quindi che molti all’inaugurazione della mostra, come nota Ghezzi, hanno espresso un vivo interesse per gli aspetti della ricerca. Queste opere forniscono una documentazione scientifica sulle condizioni di “salute” di questo biondo fiume. In particolare, grazie alla collaborazione con l’Università La Sapienza, si è indagato sulla qualità delle acque. Invece l’Agenzia Regionale di Protezione Ambientale del Lazio ha svolto analisi direttamente sui tessuti al momento del prelievo. Ha così valutato la presenza di indicatori biologici dai quali poter desumere lo stato qualitativo dell’ambiente fluviale circostante.

Roberto Ghezzi conquista anche la Nuvola

Il progetto Naturografie© di Roberto Ghezzi ha origine sin dai primi anni 2000. La sua ricerca del rapporto tra Uomo e Natura è stata tra i protagonisti anche della terza edizione di “Roma Arte in Nuvola”. La fiera è stata ospitata nella suggestiva Nuvola di Massimiliano Fuksas dal 24 al 26 novembre.

«Ad Arte in Nuvola ho portato opere realizzate in altre parti del mondo, dalla Danimarca al lago Trasimeno – spiega l’artista -. C’è stata anche qui un’ottima accoglienza. Di questo sono grato al pubblico, ma anche al team che ha collaborato in questi due anni alla realizzazione del progetto, la cui notizia ha valicato le sponde del fiume eterno e le pareti della GNAM».

In questa occasione, infatti, è stato possibile osservare anche le tele realizzate in precedenti mostre. Il percorso espositivo realizzato ha voluto immergere lo spettatore in opere che riflettessero un ecosistema vivo e pulsante. Le tinte vibranti e pervasive di questi lavori, ottenute dalla stratificazione di sedimenti e minerali, non sono altro che il risultato di un ritratto subliminale, estetico e iconico del fluire degli elementi che costituiscono la natura e del trascorrere del tempo.

Naturografie© come segno del trascorrere del tempo

«Nella mia ricerca assume sempre più importanza l’aspetto della trasformazione – conclude Ghezzi -. Le Naturografie © sono intenzionalmente create per non resistere, per cedere al luogo, al passaggio del tempo su di esse.

L’impermanenza è per me valore, sia artisticamente, perché ne ammiro le forme incredibili e assolutamente libere, sia eticamente, perché un’opera non eterna porta con se un forte messaggio in una società che ha fatto del residuo imperituro la sua condanna, sia filosoficamente, perché nella esaltazione artistica delle forme della decomposizione intravedo anche un’esorcizzazione della scomparsa, della sparizione del corpo, di un altrove respinto secondo il tipico atteggiamento occidentale che non accetta più l’idea del trapasso. E allora le parti che spesso mancano alle opere prelevate, le sparizioni che le lacerano attraverso tagli, fori e strappi, assumono un nuovo, molto più alto, significato: quello del ciclo della vita. Da natura a opera d’arte a natura».

Dopo aver conquistato la Capitale, Roberto Ghezzi non si ferma. Già sono in corso altre sue tre mostre, a Forlì in Romagna, a Savona in Liguria e a Milano. Il prossimo anno le Naturografie© oltrepasseranno addirittura i confini nazionali per essere esposte all’estero e trasmettere il proprio messaggio agli altri cittadini del mondo.

Numero verde ONA

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