lunedì, Agosto 15, 2022

La Montagna Spaccata di Gaeta e la Grotta del Turco

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PADRE GIOVANNI MUSI, MISSIONARIO, INCARICATO DEL SANTUARIO DELLA SS. TRINITÀ, CI SVELA I MISTERI DELLA “MONTAGNA SPACCATA” E DELLA “GROTTA DEL TURCO”.

Uno dei luoghi più affascinanti di Gaeta è quello della Montagna Spaccata, uno splendido connubio tra natura, tradizione e storia. Il nome deriva proprio da un’antichissima tradizione secondo la quale, alla morte di Cristo, la montagna si sarebbe spaccata in tre parti.

In effetti chi, venendo in barca dalla spiaggia di Serapo, costeggia il monte Orlando, vede chiaramente tre grandi spaccature, dall’alto in basso, più o meno parallele, nella roccia spaccata Gaeta.

Montagna Spaccata - Gaeta
A Gaeta Montagna Spaccata

Una lapide, collocata all’interno della spaccatura principale, riporta la seguente citazione dal Vangelo secondo Matteo: “Gesù rese lo spirito, la terra tremò e le rocce si spaccarono” (cfr. Mt 27, 50-51).

Dalle ricerche fatte sembrerebbe che non esistessero spaccature nel monte Orlando prima dell’era cristiana, però qualcuno ritiene che lo squarcio che ha dato origine alla cosiddetta “Grotta del Turco” (a sinistra di chi guarda il santuario), preesisteva.

Ovviamente i fedeli non sono obbligati a credere a questa tradizione popolare ma, dichiara padre Giovanni Musi, “una cosa è certa: che il Signore si è servito di questa credenza per attrarre a Sé tanta gente che, nel corso dei secoli, è venuta qui ad alimentare la sua fede”.

Storia del pellegrinaggio nella Montagna Spaccata

“C’è un ininterrotto flusso di turisti e pellegrini – continua il missionario – anticamente prevalevano quelli religiosi (venivano qui a onorare la passione e morte in croce di Gesù). Per questo motivo esistevano 14 stazioni della Via Crucis distribuite lungo la strada, a cominciare dal viale Lucio Munazio Planco fino al santuario SS Trinità Gaeta, annesso all’antico monastero benedettino (fondato tra il 930 e il 1071; i benedettini vi sono rimasti per secoli e hanno fatto un mondo di bene).

Poi Ferdinando II di Napoli fece demolire le edicole della Via Crucis, non per disprezzo – era infatti religioso – ma per motivi militari. Era stato lui stesso che, nel 1843, avendo saputo che i benedettini già da tempo si erano ritirati, aveva inviato da Napoli i francescani alcantarini a reggere il santuario (vi rimarranno fino al 1903). Li aveva anche aiutati quando avevano preso l’iniziativa di installare una nuova Via Crucis nel corridoio a cielo aperto, dove Raimondo Bruno nel 1849 ha prodotto questa opera d’arte. I quadri sono in maiolica e sono stati cotti a Vietri sul mare dove c’erano fabbriche di ceramica famose”.

Gaeta montagna spaccata storia: versi di Metastasio

Montagna Spaccata - edicola Via Crucis

I versi esplicativi, riportati in basso a ciascuna stazione, sono attribuiti al poeta Metastasio, pseudonimo di Pietro Trapassi (1698-1782). Raimondo Bruno è anche l’autore di un grande pannello, anch’esso maiolicato -splendidamente restaurato alcuni anni fa – collocato sulla porta d’ingresso alla cappella di S. Filippo Neri, con quadri che rappresentano le varie tappe della passione di Gesù, dall’ultima Cena alla deposizione.

La Cappella SS. Crocifisso all’interno della Montagna Spaccata

Montagna Spaccata - Crocifisso
Foto del crocifisso trovata da Padre Musi, ora il vetro è stato sostituito dal cemento. La foto risale agli anni ’50

La storia del percorso che oggi possiamo visitare è antica. “Prima del 1400, i pellegrini che, partendo dalla Gaeta vecchia si recavano in pellegrinaggio al santuario della SS. Trinità, facevano durante il percorso il pio esercizio della Via Crucis (come dicevamo, originariamente le quattordici stazioni erano collocate ai margini della strada che conduce alla Montagna Spaccata).

Giunti al santuario montagna spaccata, partecipavano alla Messa e poi concludevano il loro pellegrinaggio nella cappella dedicata attualmente a San Filippo Neri (prima era dedicata a Sant’Anna e poi dopo a San Nicola di Bari). Lì, a sinistra – non esistendo ancora a quell’epoca la scalinata in mezzo alla spaccatura della montagna – doveva esserci un parapetto o un’inferriata davanti alla quale i pellegrini sostavano in preghiera contemplando dall’alto in basso la fenditura e, giù in fondo, il mare”.

A Gaeta la Montagna Spaccata: costruzione della Cappella

Agli inizi del 1400 alcuni barcaioli che passavano davanti alle spaccature, si sono accorti di una novità: quasi all’estremità della spaccatura centrale, si era staccato dall’alto un enorme macigno che era andato a incastrarsi dove la stessa fenditura si restringeva, a circa 40 metri sul livello del mare.

 “I cittadini di Gaeta si sono consultati – a quel tempo c’era forse più fede! – e si sono detti: ‘Probabilmente il Signore vuole dirci qualcosa attraverso questo evento inatteso: su quel macigno dobbiamo innalzare una cappella al Crocifisso’. Si chiesero come fare per costruire la cappella. Dal mare non si poteva (c’erano 40 metri di altezza!). Ecco allora la soluzione: costruire un percorso in mezzo alla spaccatura per il trasporto del materiale di costruzione dalla cappella attuale di San Filippo Neri fino al macigno. Probabilmente hanno infisso tra le due pareti rocciose delle sbarre di ferro sulle quali poi è stata costruita la scalinata di pietra. Su quell’enorme macigno – un fondamento ben saldo – i fedeli della comunità cristiana di Gaeta hanno edificato, a proprie spese, una cappella. Dietro l’altare, hanno collocato un grande e pregevole Crocifisso ligneo che, secondo gli esperti, risale proprio a quell’epoca (sec. XV)”.

La missione a Gaeta di Padre Giovanni Musi

Montagna Spaccata - padre Giovanni Musi
Padre Giovanni Musi

Tornato dalla missione in Africa (Guinea-Bissau) dopo trent’anni e dopo alcuni anni di servizio nella casa PIME di Roma (Pontificio Istituto Missioni Estere, il primo istituto pontificio nato in Italia), Padre Musi è stato destinato a Gaeta.

Qui, studiando i documenti storici che parlano della Montagna Spaccata Gaeta, ha trovato una vecchia rivista in cui ha notato una foto del Crocifisso con dietro un vetro. Così si vede nitidamente l’estremità della spaccatura. Doveva essere uno spettacolo suggestivo.

Dopo alcuni anni, però, le Autorità hanno eliminato il vetro e sostituito dal normale muro di cemento. Probabile motivo: forti infiltrazioni di umidità, ma anche la luce solare troppo forte che invadendo la cappella, dava fastidio ai visitatori. Il Crocifisso appariva fortemente danneggiato. Per questo fu sottomesso a un accurato restauro da parte di una esperta restauratrice di opere d’arte.

“Mano del Turco”, “Letto di San Filippo Neri” e cappella

Montagna Spaccata - la Mano del Turco
La “Mano del Turco”

I visitatori della Montagna Spaccata entrano attraverso un portone collocato a destra (guardando il santuario della Montagna Spaccata), percorrono il corridoio a cielo aperto, ammirando la Via Crucis e il grande pannello di Raimondo Bruno. Entrano poi nella cappella in cui campeggia un busto di San Filippo Neri di bronzo. Quello di marmo, distrutto da una bomba durante la Seconda Guerra Mondiale – che era stato donato dai religiosi oratoriani nel 300° anniversario della morte del loro fondatore (1895).

Si entra poi nella spaccatura (è la principale, al centro delle altre due), che si può visitare perché è attraversata da una scalinata di 35 gradini, un vero e proprio corridoio nella montagna spaccata.

Si può notare, durante il tragitto, la famosa “Mano del Turco”. Secondo la tradizione un miscredente (forse turco), che non credeva che la montagna si fosse spaccata alla morte di Cristo, appoggiò la sua mano sulla roccia. Così la montagna spaccata Gaeta si rammollì lasciando l’impronta delle cinque dita del turco. Gaeta Grotta del Turco: questa è la testimonianza della Montagna Spaccata fondamentale nella storia di Gaeta.

Più avanti, immediatamente prima dell’ingresso alla cappella del SS. Crocifisso, si può ammirare il “letto” di San Filippo Neri, una cavità naturale della roccia, dove il santo si concedeva un po’ di riposo sulla nuda terra durante le sue lunghe notti di preghiera davanti al Crocifisso.

San Filippo Neri e la Montagna Spaccata

busto San Filippo Neri

San Filippo Neri era un giovane toscano che aveva già una sua vita spirituale, si dedicava alle opere del bene. Aveva un parente a San Germano, nei pressi di Cassino. Confidò al parente che aveva un problema di coscienza. “Voleva sapere dal Signore cosa dovesse fare nella vita – racconta padre Musi – qual era la sua vocazione e non riusciva a capirlo. Il parente (era un mercante ma religioso) gli consigliò di andare a pregare alla Cappella del Crocifisso a Gaeta. 

La cappella, costruita probabilmente nel 1440, era già da tempo divenuta meta di frequenti pellegrinaggi, da parte di singoli e di gruppi. Vari santi vi si sono recati, tra cui sant’Alfonso Maria dei Liguori, S. Leonardo di Porto Maurizio, S. Paolo della Croce… e anche il beato Pio IX più di una volta, durante il suo esilio a Gaeta. Avvenivano anche guarigioni considerate miracolose, secondo quanto riferiscono alcuni scritti dell’epoca. Poi c’è chi crede che siano miracoli e chi semplici guarigioni spiegabili scientificamente. Anche il giovane Filippo, accogliendo il suggerimento del parente, passava le notti in preghiera davanti al Crocifisso. Si concedeva solo alcune pause di riposo, rannicchiandosi sulla nuda terra (il suo “letto”) in una cavità della roccia nei pressi della cappella. Il Signore lo illuminò e così, docile allo Spirito, abbandonò tutto, intraprese a Roma gli studi ecclesiastici, fu ordinato sacerdote e divenne “l’apostolo di Roma”.

La Grotta del Turco Gaeta: motivazioni della chiusura

Grotta del Turco
Scalinata che porta alla “Grotta del Turco Gaeta”

Una spaccatura nella montagna ha dato origine a questa grotta naturale. Con l’infrangersi delle onde contro la roccia la grotta si è allargata sempre di più. Dalla parte in cui scendono i visitatori non risulta la spaccatura da cima a fondo ma chi arriva dal mare la vede benissimo.
Sembra che per un certo tempo ci fossero degli insediamenti saraceni nella zona di Gaeta. “Quando incominciarono ad arrivare delle imbarcazioni saracene di pirati, andavano a rifugiarsi nella grotta. Facevano incursioni e razzie nella zona. La gente ha incominciato a soffrire terribilmente ma qui a Gaeta le forze militari non erano in grado di respingere i potenti Saraceni. Nella famosa battaglia del Garigliano (giugno 915), combattuta tra le forze della Lega cristiana con l’appoggio del Papa di allora, Giovanni X, e i Saraceni, questi furono definitivamente sconfitti e respinti”.

Grotta del Turco: chiusura legata a una terribile tragedia

Gaeta Grotta del Turco: si può vedere solo dal sessantesimo gradino, sostando in un belvedere protetto da una ringhiera. Prima del 2010 si poteva scendere fino alla grotta, 275 gradini, e ammirare l’acqua color smeraldo in questa splendida cavità naturale. La chiusura della discesa, a quanto riferisce l’amministrazione comunale, è legata alla tragedia di Ventotene dove due ragazze quattordicenni, Sara Panuccio e Francesca Colonnello, sono morte schiacciate in seguito al crollo di un costone di tufo a Cala Rossano, poco lontano dal porto. Da lì, la Regione Lazio ha preso la mappa del dissesto idrogeologico e ha tracciato delle zone rosse interdette. Per questo motivo le Autorità hanno chiuso la discesa fino alla grotta.

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