mercoledì, Aprile 21, 2021

Microplastiche, dai fiumi al mare, alla catena alimentare

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Dove finisce tutta la plastica prodotta?

L’Unione Europea è il 2° maggiore produttore di plastica al mondo e gran parte di questa finisce in mare. Ogni anno, nel Mediterraneo, si riversano dalle 100mila alle 500mila tonnellate di plastica.

Dalle 100mila alle 500mila tonnellate di plastica ogni anno si riversano nel Mediterraneo. Provengono per il 50% dalle comunità costiere, per il 30% dai fiumi, mentre il 20% deriva dalle principali rotte di navigazione

Dalle analisi delle acque i ricercatori del WWF hanno riscontrato la presenza di microplastiche

«I fiumi sono ormai delle vere e proprie autostrade», affermano gli ambientalisti del WWF, «che trasportano fino al mare tonnellate di plastica, di ogni forma e dimensione».
Secondo alcune ricerche, fanno sapere dall’associazione ecologista, il fiume Sarno è tra i fiumi più inquinati d’Europa.

I ricercatori del WWF sono stati impegnati in una navigazione sul fiume campano che sfocia nel mar Tirreno, per indagare e documentare, insieme ai tecnici di Castalia e ricercatori del CNR-IAS, dell’Università Politecnica delle Marche e The Blue Dream Project, la presenza di microplastiche e macroplastiche.

«I fiumi possono portare in mare anche grandi quantità di microplastiche non individuabili a prima vista».

Qualche giorno fa gli stessi erano alla foce del Tevere, insieme con i ricercatori del CNR e dell’Università Politecnica delle Marche. Anche lì in campioni di acqua, sedimenti e organismi marini raccolti hanno verificato la presenza di microplastiche.

«Per capire come arginare il problema dell’inquinamento da plastica è necessario capire l’impatto delle fonti di contaminazione», affermano i ricercatori del WWF. «Secondo studi recenti, l’80% delle microplastiche, particelle inferiori ai 5 millimetri di dimensioni, si origina in ambienti terrestri e da lì, trasportata principalmente dai fiumi, arriva nei mari di tutto il mondo. I nostri fiumi sono quindi diventati dei veri e propri nastri trasportatori di rifiuti plastici che, dai centri urbani, si riversano in quella che sta ormai diventando la più grande discarica del Pianeta: il mare».

E la plastica è sicuramente un grave problema che compromette sempre di più la salute e la sopravvivenza di balene e capodogli.

Microplastiche
L’equipaggio della “Blue Panda”

In media sono 150-160 i cetacei rinvenuti morti, ogni anno, sui nostri litorali.

L’ultimo spiaggiamento di un capodoglio è avvenuto a Marina di Alberese, nelle acque toscane del Santuario dei cetacei. Nel corpo di balenottere comuni sono state trovate concentrazioni di ftalati (il più diffuso additivo della plastica) quattro volte più alte delle balenottere che navigano nell’Oceano Atlantico.

L’area dovrebbe essere una casa sicura per balene, capodogli e delfini ma i fatti riferiscono che è protetta solo sulla carta.

Negli ultimi dieci anni, nel 33% dei capodogli spiaggiati sono state ritrovate quantità di plastica nello stomaco e nel 4% dei casi le carcasse erano avvolte dai resti di reti abbandonate.

Secondo uno studio realizzato dall’Università di Siena, nel Mediterraneo si raggiungono concentrazioni di microplastiche paragonabili a quelle rilevate sotto le grandi isole di plastica oceaniche. Queste, insieme a quantità di macroplastiche, finiscono, poi, nella catena alimentare.

Dal Tirreno all’Adriatico, il WWF promuove iniziative per liberare almeno le spiagge dalla plastica

Nel Salento, sul litorale limitrofo alla Riserva naturale Le Cesine, sono stati raccolti sessanta sacchi.

“Oceani di Plastica”, la giornata dedicata al mare e alla conservazione dell’ambiente, è stata organizzata da Fondazione CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Cimatici, WWF e Università del Salento, con la partecipazione della Commissione Intergovernativa sull’Oceano dell’UNESCO.

«Al CMCC svolgiamo studi su come le plastiche si muovono in mare», ha spiegato Giovanni Coppini, «stiamo studiando da dove proviene la plastica che si ferma sulle coste leccesi e pugliesi, per capire come risolvere il problema, come ridurre i rifiuti e come smaltirli».

Per informare, sensibilizzare e coinvolgere quante più persone possibile sul problema dell’inquinamento da plastica, lunedì 3 giugno pomeriggio, volontari del WWF e un centinaio di dipendenti del gruppo Unilever Italia si attrezzeranno per liberare dalla plastica un tratto di spiaggia e di area interna di Fregene.

L’iniziativa rientra nella promozione del Tour spiagge #plasticfree, avviato nell’ambito della Campagna GenerAzioneMare di WWF.

La “Blue Panda” con equipaggio e volontari in coperta

Gli ambientalisti hanno anche “armato” una barca a vela di 26 metri, la “Blue Panda”.

Ecologisti e volontari salperanno dal porto di Tolone (Francia) e regateranno alla volta di Italia, Grecia, Turchia, Tunisia e Marocco.

Nel corso della spedizione della durata di sei mesi i ragazzi del WWF faranno conoscere alle comunità toccate l’enorme biodiversità marina presente nel Mediterraneo e gli impatti negativi che decenni di sfruttamento senza regole e di inquinamento.

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