venerdì, Luglio 19, 2024

Micromobilità elettrica, servono punti di ricarica accessibili

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CRESCE IL NUMERO DEI PICCOLI VEICOLI ELETTRICI, MA NON QUELLO DEI PUNTI DI RICARICA. È NECESSARIO CHE LE AMMINISTRAZIONI E I PRODUTTORI DI COLONNINE LAVORINO PER AUMENTARE LE INSTALLAZIONI

Il settore dei veicoli elettrici a due ruote sta affrontando un periodo di grande crescita. Secondo il report Ecosistema della bicicletta, entro il 2030 gli operatori di settore prevedono di raggiungere i 17milioni di bici elettriche.

Più bici elettriche significa anche più punti di ricarica sul territorio. In Italia, il boom di vendita di e-bike ha aumentato il numero di colonnine (oggi sono 19.324) ma, nonostante ciò, la copertura non è sufficiente.

La presenza capillare di colonnine di ricarica incentiverebbe le persone a scegliere un mezzo di trasporto il più sostenibile possibile. Agevolerebbe anche gli amanti del cicloturismo, ma supporterebbe soprattutto chi può spostarsi solo a bordo di carrozzine meccaniche o elettriche.

Molto il lavoro da fare per garantire punti di ricarica accessibili

Il servizio di ricarica è destinato a diventare predominante nei prossimi anni a causa della diffusione di auto, furgoni, moto e biciclette elettriche.

Investire, dunque, nell’accessibilità delle installazioni di ricarica è un lavoro che dovrebbe coinvolgere le amministrazioni locali, i produttori e gli operatori di settore.

Ne è convinta anche l’azienda Bike Facilities, nata nel 2015 con l’obiettivo di ricercare, sviluppare e promuovere prodotti per la micro mobilità elettrica territoriale.

In particolare colonnine per la ricarica e la riparazione di biciclette elettriche e meccaniche. «Per garantire una copertura adeguata di infrastrutture di ricarica, c’è ancora molto lavoro da fare», spiega Fabio Toccoli, fondatore di Bike Facilities, che continua: «Il numero sul territorio nazionale è aumentato mediamente del 39%. Purtroppo, la rete infrastrutturale italiana non garantisce ancora totale accessibilità dei punti di ricarica».

Agevolare gli spostamenti delle persone con disabilità

Una ricerca pubblicata da Motability ha posto l’attenzione sull’utilità delle colonnine per i veicoli elettrici delle persone con disabilità.

Per le persone con disabilità, infatti, organizzare in maniera autonoma i propri spostamenti ancora oggi non è affatto semplice. Oltre alle numerose barriere architettoniche, la mancanza di strutture di ricarica accessibili ne rendono più difficile la vita.

In Gran Bretagna, è stato pubblicato uno studio del Research Institute for Disabled Consumers (RIDC). Questo ha rilevato le preoccupazioni dei conducenti con disabilità circa il problema della ricarica dei veicoli a batteria.

Secondo la ricerca, due terzi delle persone con disabilità ritengono la ricarica di veicoli elettrici “difficile o molto difficile da effettuare” nella sua forma attuale.

La mancanza di informazioni aggiornate e chiare rischierebbe di compromettere fin dal principio la buona riuscita di uno spostamento.

Piccoli veicoli elettrici: perché non intraprendono viaggi lunghi?

Il settore dei piccoli veicoli elettrici è stato spesso descritto come complesso e confuso. Gli utenti sanno di dover fare molte ricerche per ricaricare un veicolo elettrico. In un ambiente di ricarica pubblico, la capacità di muoversi comodamente, manovrare le apparecchiature e utilizzare pianali ribassati, sollevatori e rampe è fondamentale.

È necessario, inoltre, che le aree di sosta attorno alle colonnine siano pianeggianti, lisce e con accesso livellato. 

La mancanza di un’infrastruttura di ricarica pubblica affidabile e di una segnaletica sull’accessibilità impedisce di intraprendere viaggi lunghi. Ciò per l’impossibilità di ricaricare in caso di emergenza, ma anche di pianificare soste programmate a causa delle scarse informazioni sull’accessibilità dei punti di ricarica.

«Rendere accessibili postazioni come le colonnine di ricarica – conclude Toccoli – spesso non richiede grandi di investimenti. Ma per farlo è necessario che diventi una missione per l’intera società».

Numero verde ONA

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