venerdì, Maggio 27, 2022

Memorie di Federico Ruggero di Hohenstaufen – Parte ultima

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Federico II di Svevia, attraversando campagne dorate al sole autunnale, giunge a Roma dove Papa Onorio III lo incorona Imperatore, offrendo al popolo uno spettacolo di rara magnificenza

Prefazione:

Il nostro racconto sulle “Memorie di Federico Ruggero di Hohenstaufen” è giunto al termine. Federico II di Svevia giunge a Roma dove Papa Onorio III lo incorona imperatore.

Del suo tragitto, Federico rende partecipe la sua amata con una lettera. Nell’epistola, il “Puer Apuliae” descrive i luoghi dove è vissuto, le proprie osservazioni sulla natura e le percezioni che ne ha ricevuto.

Il testo della lettera, immaginaria, è frutto di una ricerca dell’architetto Domenico Tangaro (Domenico Tangaro Arte) durata tre anni.

L’immagine più bella di Federico II

L’immagine che ho di me, più bella è, quando, nello splendore dei giorni dorati dell’autunno, rientrato nella penisola, viaggiavo verso sud attraverso le sue campagne.

Tralci carichi di grappoli d’uva, già pronti per la vendemmia, pendevano fra gli alberi come ghirlande trionfali.

Raggiunsi Bologna, la cui Università, da me voluta e sostenuta, era famosa in tutta Europa per gli studi di Diritto Romano, condotta da Roffredo da Benevento, giurista, che entrò a far parte della mia corte.

Raggiunsi Roma. Dall’altura di Monte Mario, la città si stendeva ai miei piedi come una grande mappa su cui erano visibili in modo nitido tra me e l’orizzonte il Colosseo e il Pantheon, tra altri edifici. Con l’ausilio del Mirabilia Urbis Romae, visitai la città dei Cesari, principi guida della mia vita e dell’architettura da loro creata, che mi formò per la costruzione dei Castelli di Puglia.

Panem et circenses

A Roma, la mia incoronazione a Imperatore ha richiamato folle provenienti da ogni parte. È stata una giornata di ineguagliabile splendore non turbata da risse. Ho saputo dare valore all’antico panem et circenses, trattando con liberalità il popolo, offrendogli uno spettacolo di rara magnificenza.

Vi entrai a cavallo dall’antica Via Triunphalis, verso Porta Collina, sino a San Pietro. Alla folla che mi scortò e si assiepò lungo il percorso, diedi ordine di lanciare monete d’oro a manciate. Il Papa mi attendeva all’ingresso. Lo raggiunsi, l’abbracciai e ci avviammo verso l’antico edificio.

Indossavo vesti imperiali; il mantello rosso di Ruggiero II, ricco di ricami d’oro orientali raffiguranti tigri e cammelli. Le due tigri che, più tardi, ho fatte scolpire a Castel del Monte, in Puglia, nella breccia rossa della porta di ingresso, come insegne imperiali.

La consacrazione a Imperatore

Passai per le porte d’argento della basilica e lì fui consacrato Imperatore. Fui incoronato prima con la mitra, poi con la corona di Carlo Magno e la sua spada che brandii per dimostrare la mia esistenza. Poi ricevetti lo scettro e il globo.

Deposte le insegne ricevute, servii messa in qualità di suddiacono, con una tunica dalmatica ricca di ricami blu e oro che rappresentavano i simboli del potere universale, il sole e la luna.

Fuori dalla basilica, dopo la cerimonia, ressi la staffa al Papa e lo condussi, sul suo cavallo, per le briglie, per alcuni passi, prima di salire io stesso sul mio destriero bianco.

Ormai ero imperatore consacrato e con una splendida cavalcata mi mossi per i vicoli che conducevano al Tevere verso Santa Maria in Trastevere e procedendo verso la Via Labicana, in direzione sud, verso Castel del Monte.

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