lunedì, Agosto 15, 2022

Memorie di Federico Ruggero di Hohenstaufen – Parte Settima

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Le giornate di Federico II: studi, fasti e cura del corpo

Memorie di Federico Ruggero di Hohenstaufen è una raccolta frutto della ricerca di Domenico Tangaro. Lo studio dell’architetto Tangaro è durato tre anni (Domenico Tangaro Arte). In questa Parte Settima.

Il testo è quello di una lettera immaginaria che Federico II Hohenstaufen alla sua amata. Nello scritto, lo “Stupor Mundi”, imperatore di grande cultura, descrive i luoghi dove è vissuto. Come passava le sue giornate tra i fasti di Palermo e la vita nella natura sulla Murgia barese.

Hohenstaufen - Bafometto Disegno Domenico Tangaro
Castel del Monte: piano terra, sala interna, particolare della chiave di volta rappresentante un fauno

Gli studi di Federico II Hohenstaufen

Sono sempre stato un lettore onnivoro, appassionato studioso della Natura e dell’Universo intero. Nella mia avidità di conoscenza, mi ponevo domande, parlavo, discutevo con chiunque mi interessasse.

Il mio insegnante, Guglielmo Francesco, cominciò a darmi lezioni di latino. Egli mi sviluppò un amore per la cultura che, da allora, ho sempre cercato nella conoscenza e ne ho respirato i balsamici profumi.

Più tardi ho imparato l’arabo e ho conosciuto il mondo estetico intorno ad esso, da cui ho sviluppato le mie prime convinzioni e l’amore per gli studi scientifici influenzati da Gregorio di Galgano.

La Palermo in cui fui libero di vivere era, per mè, una citta da Mille e una notte. La Corte in cui vivevo era il centro universale di arte, scienza, sapere e cultura. Fondata sulle traduzioni dal greco e dall’arabo, di opere scientifiche, letterarie e filosofiche.

Eugenio da Palermo ed Enrico Aristippo, in particolare, mi tradussero dal Greco in Latino, gli scritti di Tolomeo, Platone e Aristotele su cui mi sono formato.

La vita da “sultano” a Palermo

L’intero stile di vita era più orientale che occidentale e riguardava il fasto della vita, le raffinatezze e i piaceri del modo di vivere.

Vivevo come un sultano, possedevo un harem sorvegliato da eunuchi. In palazzi con cortili circondati di portici e colonne che racchiudevano giardini e fontane adornate con leoni.

I miei appartamenti erano decorati di scintillanti mosaici raffiguranti uomini, animali, uccelli. dove, nelle serate estive, mentre scorreva in abbondanza il dolce vino moscato, assistevo agli svaghi notturni al suono di nenie arabe che avvolgevano ancheggianti e splendide danzatrici orientali.

Alcuni padiglioni, in particolare, sorgevano su piccole isole artificiali fra palmizi, dove la luce della luna e gli aloni dorati delle torce si riflettevano nelle acque calme. Mentre nell’aria risuonavano le canzoni d’amore arabe accompagnate dai liuti e le danzatrici ritmavano le danze con il battito dei piedi nudi e lo schioccare delle dita. Abu al Hasan, un poeta arabo siciliano, scrisse: “… la mia gioia, quando io bacio le labbra della mia amata è simile a lunghi sorsi d’acqua di sorgente… il suo alito è profumato di ambra e la sua fragranza mi rivela la sua presenza…”.

Le dimore dell’imperatore ricche di bellezze naturali

Nelle dimore erano coltivati, oltre ai palmizi, varie specie di alberi profumati e cespugli aromatici come l’alloro e il mirto. L’aria, a primavera, era ricca del profumo acuto degli agrumeti – aranci, limoni, cedri – affiancati da chiome rosate di mandorli in fiore che si riflettevano, di giorno, nelle acque fresche delle fonti, dei ruscelli e dei laghi artificiali. Il ricordo di tanto splendore, vive ancora nella mia memoria.

In quei giardini mi sottraevo alla vista, condividendo il mio tempo con animali esotici e uccelli fantastici. Vivevo una solitudite fantastica, ricca di bellezze naturali.

Puglia, la “spa” di Federico Hohenstaufen

I luoghi di svago e le residenze di caccia che ho costruito in Puglia, dove vado a riposarmi, sottraendomi alle cure dello Stato, sono i luoghi in cui amo fuggire per allontanarmi, momentaneamente, dale tensioni del mondo rifugiandomi nella armonia della natura. È un’eredità della mia infanzia.

Hohenstaufen - Castel-del-Monte-particolare-di-una-scalinata-interna Disegno Domenico Tangaro
Castel del Monte (Puglia), particolare di una scalinata interna

La curiosità mi ha messo in contatto con il mondo, con la gente di ogni tipo, così ho avuto l’opportunità, rara per un imperatore, di conoscere la vita e il pensiero del mio popolo, per esperienza diretta.

Le notti a leggere libri di avventure, quelle dei suoi antenati

Come ogni ragazzo, veglio di notte per leggere libri di avventure. Ma queste avventure sono la storia delle imprese dei miei antenati, colte nei resoconti vivi dei cronisti. Di giorno invece, alleno il mio corpo in ogni pratica e scuole d’armi, tiro di spada, tendo archi per tirar frecce con precisione, cavalco cavalli di razza veloci tenendoli a freno o lanciandoli alla corsa.

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