sabato, Maggio 28, 2022

Matteo Vanzan: un eroe che non può essere dimenticato

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Prefazione

A partire dal 1992 l’Esercito ha iniziato a reclutare e formare Volontari con incarichi operativi. La scelta non ha riguardato, però, solo l’Esercito ma anche la Difesa, in genere, perché l’impiego di Forze terrestri è indispensabili anche nel campo della sicurezza.

In seguito, le Forze Armate nell’ambito di Forze multinazionali, con l’appoggio delle Nazioni Unite, della NATO o dell’UE, sono state impiegate anche al di fuori dei confini nazionali, in operazioni di peace making, peace keeping e peace enforcement.

Si è cominciato, quindi, a tenere conto anche di militari feriti o deceduti nelle missioni all’estero. Oppure colpiti da malattie gravi dovute all’esposizione ad agenti patogeni come l’amianto o l’uranio impoverito.

La burocrazia, però, nega loro oppure ai famigliari sia gli indennizzi sia i risarcimenti.

Giustizia per i nostri eroi

Matteo Vanzan, giovane Caporal maggiore del reparto dei Lagunari. Ha perso la vita il 17 maggio del 2004, per difendere il campo di Nassirya dagli attacchi delle milizie sciite.

Non è l’unico dei lagunari ad aver perso la vita. Questo è un reparto di élite dell’Esercito Italiano. Il fuciliere, fu ferito da una scheggia di mortaio durante l’attacco alla base e morì alcune ore dopo.

Matteo Vanzan e i diritti di vittima del terrorismo

I militari impiegati nelle missioni che subiscono danni alla salute, compresa la morte, debbono essere riconosciuti vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.

In questo modo, hanno diritto ad ottenere oltre al riconoscimento dei relativi diritti previdenziali, anche del risarcimento del danno.

Croce d’onore e Medaglia d’oro al valore dell’Esercito

Il giovane Matteo Vanzan “dalle bellissime qualità morali e professionali.. Si prodigava con grande professionalità ed efficacia per l’assolvimento della missione… Veniva investito mortalmente dalle schegge di una granata di mortaio… Immolato così la sua giovane vita nell’adempimento del dovere”.

Così nella Croce D’Onore, alle vittime di atti di terrorismo o di atti ostili.

Tuttavia, questi riconoscimenti non sono stati suffragrati dal doveroso e giusto riconoscimento dei diritti del padre, sia iure hereditario e iure proprio.

Enzo Vanzan, continua a lottare e lo fa per ottenere giustizia. Proprio da come si evince dal suo intervento nel corso del V Episodio di ONA NEWS – Vittime del dovere: serve maggiore attenzione.

I “no” dell’INPS non fermano mamma e papà Vanzan

Per diciassette lunghissimi anni, l’INPS – Istituto Nazionale Previdenza Sociale ha rifiutato più volte la richiesta di mamma e papà Vanzan di rendere giustizia al proprio figlio.

“Non sarà l’ennesimo “NO” a fermarci. Le istituzioni sono così, bisogna combattere per avere diritti”, afferma la famiglia Vanzan. E così, uniti e supportati dall’avvocato Ezio Bonanni, continuano a lottare per Matteo, morto in guerra per difendere il tricolore.

Chi era Matteo Vanzan

Matteo Vanzan era appena un ventenne quando ha sacrificato la propria vita per amore della patria. A soli 18 anni, il giovane si arruolò nella leva militare e qualche anno dopo partì per Nassiriya. Passati solamente pochissimi giorni, Matteo morì in combattimento in Iraq, mentre difendeva la base italiana “libeccio” dall’assalto terroristico di un gruppo di sciiti. Matteo si è esposto al pericolo, proprio come avrebbe fatto un soldato coraggioso. L’eroico gesto, però, costò caro al ragazzo. Una scheggia di mortaio lo colpì a livello dell’arteria femorale privandolo, per sempre, della sua vita. Matteo ci ha lasciati a soli 24 anni. 

Matteo, eroe coraggioso, insignito dallo Stato

A Matteo Vanzan è stata conferita anche la medaglia d’oro al valore dell’esercito ed è stato insignito del “Premio Speciale per la Pace” dalla Regione Veneto.

Inoltre, a lui sono state intitolate la Base Operativa del contingente italiano in Libano, una piazza nella sua città natale, un giardino pubblico a Padova ed una sala del Consiglio Regionale del Veneto.

Matteo Vanzan, vittima della burocrazia italiana

Enzo e Lucia lottano ancora per i diritti del figlio morto da eroe. La voglia di affrontare le istituzioni non tende a placarsi nemmeno a distanza di anni.

Per più di quindici anni, la famiglia di Vanzan si è sentita rispondere dall’INPS che “Matteo era soltanto un volontario“. Secondo l’Istituto nazionale, la famiglia non aveva diritto alle prestazioni previste dalla legge 206, una legge che è stata istituita proprio per i caduti di Nassiriya. Si, perché come Matteo, nello stesso anno a Nassiriya, persero la vita molti soldati e civili in quella che è stata definita una “strage”.

La normativa n. 206/2004 prevede per i lavoratori, vittime di terrorismo, e per i loro familiari una serie di prestazioni economiche, previdenziali e fiscali. Prestazioni che i familiari di Matteo Vanzan hanno ottenuto solo in parte e con l’aiuto dell’avvocato Ezio Bonanni.

L’assistenza legale dell’Avvocato Bonanni

Solo dopo 16 anni, grazie al supporto legale, i familiari di Matteo sono riusciti ad ottenere la pensione di irreversibilità, la buonuscita, la speciale elargizione e la doppia annualità. Tuttavia, alla famiglia non è stato riconosciuto il trattamento di fine rapporto.

É paradossale che a 17 anni dalla morte di Matteo Vanzan si debba continuare a lottare per il riconoscimento dei suoi diritti. Nel tempo, via via, alcuni sono stati riconosciuti, ma per altri, purtroppo, ancora oggi, continuiamo a lottare anche nelle aule dei tribunali.” Sono queste le parole rilasciate dall’avvocato Bonanni durante l’intervista andata in onda sul Tg5, mercoledì 29 Settembre, nell’edizione delle ore 12.

Il legale della famiglia continua: “Andremo avanti con il papà Enzo e la mamma Lucia perché crediamo nell’onore del tricolore”.

Per la famiglia Vanzan non sarà l’ennesimo “NO” a porre fine a questa triste vicenda. A loro è rimasto il coraggio e la determinazione del figlio Matteo.

Le vittime del terrorismo: chi sono

Sono Vittime del Terrorismo e vittime della criminalità organizzata, coloro che in seguto ad atti di terrorismo hanno subito un’invalidità permanente.

Per atti di terrorismo, si intendono atti di eversione dell’ordine democratico, fatti delittuosi per finalità di associazione di cui all’art. 416 bis del codice penale (mafia). 

Tutte queste vittime, se non hanno concorso, hanno diritto al riconoscimento dello status di vittime del terrorismo e vittime criminalità organizzata. 

Occorre precisare che è proprio la loro estraneità rispetto ai fatti a dare diritto a tale riconoscimento.

Fermo restando, nella maggioranza dei casi, le vittime sono proprio esponenti delle forze dell’ordine e appartenenti alla magistratura.

Tuttavia, rientrano in questa categorie di vittime, anche coloro che hanno subito anni dopo essersi dissociati, ovvero nell’ambito di un contesto estraneo. 

In questi casi, il diritto sussiste a fronte di un danno biologico o di un’invalidità permanente, contratti nella prevenzione o repressione dei fatti delittuosi sopra indicati, o in conseguenza dell’assistenza prestata.

Inoltre rientrano nella tutela coloro che sono vittime per avere svolto servizio nei casi in cui c’è flagranza di reato o di prestazione di soccorso.

E in questi casi, sussiste la tutela dei diritti anche dei loro familiari. 

I superstiti delle vittime del terrorismo

In caso di decesso della vittima, anche i familiari possono accedere alle stesse prestazioni. Sono considerati superstiti delle vittime del terrorismo:

  • i familiari superstiti (coniuge e figli, genitori, fratelli e sorelle);
  • i conviventi a carico della persona deceduta negli ultimi tre anni precedenti l’evento;
  • i conviventi more uxorio;
  • in mancanza di tali soggetti, in qualità di unici superstiti, gli orfani, i fratelli o sorelle o infine ascendenti in linea retta, anche se non conviventi e non a carico.

Occorre precisare che tutti i soggetti destinatari dei benefici Vittime del Terrorismo devono essere estranei ad ambienti delinquenziali.  

Prestazioni previdenziali per le vittime del terrorismo

Le  Vittime del terrorismo e della criminalità organizzata possono accedere ai seguenti benefici previdenziali e assistenziali:

  • Speciale elargizione;
  • Assegno mensile vitalizio (€500,00 mensili);
  • Speciale assegno vitalizio (€1.033,00 mensili);
  • Incremento della retribuzione pensionabile di una quota del 7,5%, ai fini della pensione e indennità di fine rapporto, o altro trattamento equipollente;
  • Aumento figurativo di 10 anni di versamenti contributivi ai fini della pensione e della buona uscita;
  • Esenzioni dall’IRPEF delle prestazioni;
  • Diritto al collocamento obbligatorio con precedenza rispetto ad altra categoria di soggetti e con preferenza a parità di titoli;
  • Borse di studio vittime del dovere esenti da imposizione fiscale;
  • Esenzione dalla spesa sanitaria e farmaceutica, estesa anche ai medicinali di fascia C e anche in favore dei famigliari;
  • Assistenza psicologica a carico dello Stato;
  • Esenzione dall’imposta di bollo per tutti gli atti connessi alla liquidazione dei benefici.

L’avv. Ezio Bonanni e la tutela delle vittime delle missioni estere

L’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, da anni sostiene lavoratori e i loro familiari per il riconoscimento dei diritti delle vittime del dovere e di terrorismo. Ha già portato avanti molte cause simili a quella della famiglia di Matteo.

Lo studio legale offre il servizio di consulenza gratuita, tecnica, medica e legale a tutti coloro che sono vittime del dovere e di terrorismo, nonché ai loro familiari. La professionalità e la serietà hanno contraddistinto, negli anni, l’operato dello studio in tutta Italia.

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