lunedì, Agosto 15, 2022

Trovare le materie prime in Italia con l’economia circolare

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PER FAR FRONTE ALL’AUMENTO DEI PREZZI CAUSATO DALLA PANDEMIA E DALLA CRISI UCRAINA, LA CIRCULAR ECONOMY NETWORK AVANZA ALCUNE PROPOSTE SU COME TROVARLE IN ITALIA.

Molte materie prime mancano e, quando si trovano, i prezzi sono alle stelle. Le cause sono diverse: l’aumento della domanda, che è crescente e la crisi climatica che diminuisce la capacità degli ecosistemi di offrire risorse e aumenta alcuni bisogni.

L’elenco comprende anche la pandemia, che ha imposto una lunga battuta d’arresto all’economia globale e il conflitto in Ucraina, che ha esasperato la fragilità energetica dell’Europa.

Una soluzione per questi problemi potrebbe essere rappresentata dall’economia circolare. Ma ancora non decolla.

Il Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia 2022

I dati globali, sotto questo profilo, parlano chiaro: tra il 2018 e il 2020 il tasso di circolarità è sceso dal 9,1% all’8,6%. Negli ultimi cinque anni, i consumi sono cresciuti di oltre l’8%, superando i 100miliardi di tonnellate di materia prima utilizzata in un anno.

Ciò a fronte di un incremento del riutilizzo di appena il 3% (da 8,4 a 8,65miliardi di tonnellate). In altri termini, sprechiamo ancora una gran parte dei materiali estratti dagli ecosistemi.

Anche l’Italia non ha centrato l’obiettivo del disaccoppiamento tra crescita economica e uso delle risorse. Significa che Pil e consumo di materiali viaggiano in parallelo.

La ripresa del 2021 mostra come i due valori si stiano riportando sugli stessi livelli precedenti alla pandemia. Eppure l’Italia è uno dei Paesi che “tiene”.

Infatti, nel quadro delle prime cinque economie europee si posiziona al primo posto per gli indicatori più importanti di circolarità, assieme alla Francia.

È quanto emerge dal Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia 2022, giunto alla sua quarta edizione.

Lo studio è stato realizzato dal CEN (Circular Economy Network), la rete promossa dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile assieme a un gruppo di aziende e associazioni di impresa, in collaborazione con ENEA.

Il Rapporto è stato presentato dal presidente CEN Edo Ronchi e dal direttore del Dipartimento sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali ENEA Roberto Morabito. Presenti il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Andrea Orlando e Paola Migliorini, vice capo unità economia circolare, DG Ambiente, Commissione europea.

Il tempo dell’attesa è finito

«La crisi climatica e gli eventi drammatici degli ultimi due anni, con l’impennata dei prezzi di molte materie prime, dimostrano che il tempo dell’attesa è finito. È arrivato il momento di far decollare senza ulteriori incertezze le politiche europee a sostegno dell’economia circolare», ha dichiarato Edo Ronchi.

«Le nostre economie sono fragili perché per aspetti strategici dipendono da materie prime localizzate in larga parte in un ristretto gruppo di Paesi. È un nodo che rischia non solo di soffocare la ripresa ma di destabilizzare l’intera economia con una spirale inflattiva. Ed è qui che l’economia circolare può fare la differenza trovando all’interno del Paese le risorse che è sempre più costoso importare. L’obiettivo che l’Italia si deve porre è raggiungere il disaccoppiamento tra crescita e consumo di risorse».

«La simbiosi industriale è uno degli strumenti più potenti che possiamo utilizzare a supporto della transizione circolare dei nostri sistemi produttivi con grandi vantaggi ambientali, economici e sociali», ha sottolineato Roberto Morabito.

«Come avviene in altri Paesi, sarebbe quanto mai opportuno che anche l’Italia si dotasse di un Programma nazionale per la simbiosi industriale per massimizzarne le potenzialità e assicurare tracciabilità e contabilità delle risorse scambiate. Il potenziale vantaggio economico per lo scambio di risorse in Europa è stimato tra i 7 e i 13miliardi di euro, a cui aggiungere oltre 70 miliardi per costi di discarica evitati. ENEA dal 2010 ha sviluppato una Piattaforma e una metodologia di lavoro che hanno permesso di realizzare progetti con oltre 240 aziende e individuare circa 2mila potenziali trasferimenti di risorse tra loro».

Consumi ed economia circolare: i numeri

L’Italia contiene i danni. In media, in Europa nel 2020 sono state consumate circa 13 tonnellate pro capite di materiali. 

Ma tra le cinque maggiori economie al centro dell’analisi di questo Rapporto (Italia, Francia, Germania, Polonia, Spagna) le differenze sono consistenti.

Si va dalle 7,4 tonnellate per abitante dell’Italia alle 17,5 della Polonia. La Germania è a quota 13,4 tonnellate, la Francia a 8,1, la Spagna a 10,3.

Nel 2020, per nessuno dei cinque Paesi europei esaminati si è registrato un incremento nella produttività delle risorse. 

In Europa, nel 2020, a parità di potere d’acquisto, per ogni kg di risorse consumate sono stati generati 2,1 euro di PIL.

L’Italia è arrivata a 3,5 euro di PIL, il 60% in più rispetto alla media UE.

Il tasso di utilizzo di materia proveniente dal riciclo misura il contributo dei materiali riciclati alla domanda complessiva di materia. Nel 2020, ultimo anno di dati disponibile, il tasso di utilizzo di materia proveniente dal riciclo nell’UE è stato pari al 12,8%.

In Italia, sempre nello stesso anno, il valore ha raggiunto il 21,6%. È secondo solamente a quello della Francia (22,2%) e di oltre 8 punti percentuali superiore a quello della Germania (13,4%). Spagna (11,2%) e Polonia (9,9%) occupano rispettivamente la quarta e la quinta posizione.

Notizie positive per l’Italia anche sul fronte rifiuti

In Italia, la percentuale di riciclo di tutti i rifiuti ha raggiunto quasi il 68%: è il dato più elevato dell’Unione europea. L’Italia ha avviato a riciclo la quota maggiore di rifiuti speciali (quelli provenienti da industrie e aziende), pari a circa il 75%.  

Ci sono, invece, settori in cui l’Italia è in netta difficoltà. Uno è il consumo di suolo: nel 2018, nella UE a 27 Paesi risultava coperto da superficie artificiale il 4,2% del territorio. Anche per l’ecoinnovazione siamo agli ultimi posti: nel 2021, dal punto di vista degli investimenti in questo settore, l’Italia appare al 13° posto nell’UE con un indice di 79. La Germania è a 154.

Infine la riparazione dei beni: in Italia, nel 2019, oltre 23mila aziende lavoravano alla riparazione di beni elettronici e di altri beni personali. In questo settore abbiamo perso quasi 5mila aziende (circa il 20%) rispetto al 2010.

Facendo le somme, risulta che l’Italia e la Francia sono i Paesi che fanno registrare le migliori performance di circolarità, totalizzando 19 punti ciascuno.

In seconda posizione, staccata di tre punti, si attesta la Spagna con 16 punti. Decisamente più contenuto è l’indice di performance di circolarità della Polonia e della Germania che ottengono, rispettivamente 12 e 11 punti.

Il PNRR: i fondi ci sono

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) indica due obiettivi di carattere generale per quanto attiene all’economia circolare.

Il primo è quello di rendere performante la filiera del riciclo, con interventi volti a consentire il recupero delle materie prime seconde.

L’altro obiettivo è quello di ridurre l’uso di materie prime di cui il Paese è carente e sostituirle con materie prime seconde.

Le risorse per l’economia circolare nella Missione 2 (Rivoluzione verde e transizione ecologica) Componente 1 (Economia circolare e agricoltura sostenibile) sono pari a 2,1miliardi di euro

In altre parti del PNRR sono presenti ulteriori investimenti che potrebbero contribuire allo sviluppo dell’economia circolare.

Il quadro europeo e normativo

Il 4° Rapporto del CEN ha monitorato l’andamento dell’economia circolare attraverso l’applicazione di indicatori basati sulla Carta di Bellagio, un sistema di monitoraggio europeo dell’economia circolare.

Tale misurazione contribuisce agli obiettivi del “Nuovo piano d’azione europeo per l’economia circolare”, che richiede precise valutazioni degli avanzamenti della circular economy.

Nel 2022, inoltre, entrerà in vigore la “Strategia nazionale sull’economia circolare” e questo Rapporto si propone come uno strumento per contribuire al dibattito sul tema.

Si dovrà porre particolare attenzione all’andamento del 2021, che si è caratterizzato per un rimbalzo dell’economia più positivo rispetto alle aspettative. Ma ha, tuttavia, evidenziato una crescita consistente del consumo di risorse.

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