Mascherine e guanti COVID: come smaltire quelli usati?

Mascherine e guanti abbandonati in campagna Mascherine e guanti abbandonati in campagna

Le indicazioni dell’ISS per il riciclo di rifiuti SARS-COV-2

Sono circa 1miliardo al mese le mascherine e guanti COVID da smaltire. La stima è del Politecnico di Torino. Di conseguenza, visto l’avvicinarsi della cosiddetta “fase 2”, è necessario seguire alcune norme.

Sia per la nostra salute: decine di Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) si trovano, ormai, sparsi sui marciapiedi, gettati da incoscienti. Sia perché deturpano e inquinano l’ambiente.

Smaltimento DPI e pericolo ambientale: l’intervento del commissario COVID-19 Arcuri

«Nelle prossime settimane – ha comunicato il commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 Domenico Arcuri – l’Italia avrà 650milioni di mascherine ed è già in grado di produrne più di 2milioni al giorno».

Tenendo conto che, come spiega Milena Gabanelli nello speciale “Dataroom” sul Corriere della Sera, le mascherine chirurgiche sono monouso e non ci sono procedure, scientificamente validate, per la loro “disinfezione”.

I filtranti facciali FFP1, FFP 2 e FFP 3, invece, possono essere riusabili solo se non sottoposti a usura del materiale.

All’inizio del nuovo anno avremo consumato e buttato nella spazzatura almeno 1miliardo e 200 milioni di mascherine e guanti.

Nelle esperienze precedenti, con la SARS e l’aviaria, le mascherine non sono state smaltite in modo adeguato. Infatti, molti le gettavano in mare o per la strada provocando, così, un vero e proprio disastro ambientale.

L’inizio di un disastro ambientale: spiagge sommerse di mascherine e guanti

Già possiamo verificare l’inizio di questa catastrofe guardando all’Asia: le spiagge di Hong Kong e dell’isola di Soko sono sommerse di mascherine usate come protezione dal coronavirus.

Alcune centinaia di queste mascherine sono state recuperate da ricercatori dell’organizzazione Ocean ASIA che stavano effettuando studi sull’inquinamento marino.

La maggior parte di queste mascherine «sono fatte di poliestere o polipropilene, plastiche che non si degradano rapidamente», ha spiegato alla Reuters Tracey Read, co-fondatrice del gruppo Plastic Free Seas a Hong Kong.

Nei pesci l’esposizione cronica «alle microfibre in plastica provoca aneurismi, gravi danni alle branchie e significative mutazioni nella produzione di uova». Lo riferisce il sito Rinnovabili.it che cita uno studio condotto tra Cina e Usa. La ricerca ipotizza come alcuni prodotti chimici presenti nelle fibre plastiche «possano agire come interferenti endocrini».

Legambiente: una campagna di informazione in vista della “fase 2”

«Responsabilizzare e informare i cittadini per combattere maleducazione e inciviltà è fondamentale», interviene Legambiente.

Soprattutto per evitare di ritrovarsi in autunno, quando riprenderanno le campagne ambientali, «a dover liberare piazze strade e giardini da un’ingente quantità di guanti e mascherine oltre ai soliti rifiuti in plastica».

La situazione italiana e le indicazioni dell’ISS per il riciclo di rifiuti SARS-COV-2

Mascherine e guanti abbandonati in una aiuola
Mascherine e guanti abbandonati in una aiuola

 

Mascherine e guanti si trovano abbandonati nelle vicinanze di supermercati, parcheggi, aiuole e dei pochi esercizi aperti.

Questo non solo dimostra l’inciviltà dell’uomo ma anche la sua incuranza nei confronti dell’ambiente e degli altri.

Perciò, è necessario adottare determinate precauzioni

Come riporta il rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), al momento non è noto il tempo di sopravvivenza in un rifiuto domestico/urbano dei coronavirus in generale, e del virus SARS-CoV-2 in particolare. Tuttavia, sussiste un’elevata percezione del rischio da parte della popolazione italiana e anche tra gli operatori coinvolti nella raccolta dei rifiuti urbani.

Vengono considerati due tipi di rifiuti urbani: quelli provenienti dalle abitazioni di soggetti positivi al tampone e quelli prodotti dalla popolazione in generale.

Nel primo caso, riferendosi al DPR 254/2003 “Regolamento recante la disciplina della gestione dei rifiuti sanitari a norma dell’articolo 24 della legge 31 luglio 2002”, bisogna adottare determinate precauzioni. I rifiuti urbani provenienti dalle case dove abitano persone che risultano positive al tampone, in isolamento o in quarantena obbligatoria, sono considerati uguali a quelli che si possono generare in una struttura sanitaria.

Quindi, come specifica il documento, “i rifiuti andrebbero raccolti in idonei imballaggi a perdere, di colore diverso da quelli utilizzati per i rifiuti urbani e per gli altri rifiuti sanitari assimilati, recanti, ben visibile, l’indicazione indelebile di Rifiuti sanitari sterilizzati”.

A questa, dovrà essere aggiunta la data della sterilizzazione perché risultino analoghi ai rifiuti pericolosi a rischio infettivo.
Inoltre, vengono fornite alcune indicazioni riguardanti la procedura e la raccolta di rifiuti virus SARS-CoV-2:

Pertanto, si raccomanda di adottare i seguenti consigli:

  • chiudere adeguatamente i sacchi utilizzando guanti mono uso;
  • non schiacciare e comprimere i sacchi con le mani;
  • evitare l’accesso di animali da compagnia nei locali dove sono presenti i sacchetti di rifiuti;
  • smaltire il rifiuto dalla propria abitazione quotidianamente con le procedure in vigore sul territorio (esporli fuori dalla propria porta negli appositi contenitori, o gettarli negli appositi cassonetti condominiali o di strada).

Si raccomanda agli enti preposti di istituire un servizio dedicato di ritiro da parte di personale opportunamente addestrato.

Raccogliere e differenziare i rifiuti Coronavirus

Mascherine e guanti buttati vicino ai cassonetti dei rifiuti
Mascherine e guanti buttati vicino ai cassonetti dei rifiuti

Considerando le operazioni di differenziazione dei rifiuti urbani è doveroso ricordare che quelli da Coronavirus sono ad alto rischio infettivo e, di conseguenza, occorre utilizzare dei sacchetti a parte rispetto agli altri.

Nello specifico devono essere utilizzati almeno due sacchetti uno dentro l’altro o in numero maggiore, utilizzando un contenitore con il pedale in modo da non toccarlo con le mani.

Come possono tutelarsi gli operatori di raccolta e smaltimento rifiuti?

L’Istituto Superiore di Sanità raccomanda:
1) l’adozione di dispositivi di protezione individuale (DPI), come da gestione ordinaria. In particolare di mascherine (filtranti facciali) FFP2 o FFP3 (in quest’ultimo caso, compatibilmente con la valutazione del rischio in essere in azienda).

2) la pulizia delle tute e degli indumenti da lavoro, riducendo al minimo la possibilità di disperdere il virus nell’aria (non scuotere o agitare gli abiti). Sottoporre tute e indumenti a lavaggi seguendo idonee procedure (lavaggio a temperatura di almeno 60 °C con detersivi comuni. Possibilmente aggiungere disinfettanti tipo acqua ossigenata o candeggina per tessuti);

3) la sostituzione dei guanti da lavoro non monouso, ogni qualvolta l’operatore segnali al proprio responsabile di aver maneggiato un sacco rotto e/o aperto;

4) la sanificazione e la disinfezione della cabina di guida dei mezzi destinati alla raccolta dei rifiuti urbani dopo ogni ciclo di lavoro. Fare particolare attenzione ai tessuti (es., sedili) che possono rappresentare un sito di maggiore persistenza del virus rispetto a volante, cambio, ecc., più facilmente sanificabili.

Tuttavia, è da tenere in considerazione la necessità di non utilizzare aria compressa e/o acqua sotto pressione per la pulizia, o altri metodi che possono produrre spruzzi o possono aerosolizzare materiale infettivo nell’ambiente.

L’aspirapolvere deve essere utilizzata solo dopo un’adeguata disinfezione. È consigliato l’uso di disinfettanti (es: a base di alcol almeno al 75% v/v) in confezione spray.

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