lunedì, Agosto 8, 2022

Non solo un giorno per lottare contro la violenza sulle donne

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Una giornata e un simbolo per sensibilizzare la società

Il 25 novembre è la data della Giornata contro la violenza sulle donne.

Non è stato scelto un giorno qualunque. L’ONU ha deciso di dedicare questo giorno alla lotta alla violenza di genere nel 1999, in ricordo della tragedia che ha colpito Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal. Le tre sorelle furono uccise dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo, nella Repubblica Dominicana. Mentre percorrevano il tragitto per andare a trovare i loro mariti in carcere, furono picchiate e gettate in un burrone dai loro carnefici.

Perciò ogni anno si celebra il ricordo di questo sopruso e quello di tante altre vittime di violenza. Una violenza che non si è fermata ma che ancora continua a causare sofferenza a tante donne.
Ma ricordare l’ingiusta fine che molte donne subiscono non dovrebbe limitarsi a un giorno solo.

scarpe rosse - lotta contro violenza sulle donne
Ogni anno decine di scarpe rosse sono abbandonate nelle piazze come simbolo della lotta contro la violenza sulle donne (Foto: unicoop firenze)

L’emergenza è attuale ed è indispensabile cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema. Uno dei simboli di questa lotta sono le scarpe rosse che ogni anno, abbandonate, tingono di carminio molte piazze.

L’idea nasce nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet. Attraverso la sua arte denuncia la strage di centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez, rinominata il “cimitero delle donne”. Ma vuole anche ricordare la triste fine della sorella minore, uccisa dal compagno quando aveva solo ventidue anni.

La lotta contro la violenza sulle donne inizia dalla cultura

Ma come può un fenomeno come la violenza contro le donne essere così diffuso e radicato nella storia non di un solo Paese, ma di tutti i Paesi e di tutte le culture? Il problema è proprio quest’ultimo aspetto: la cultura.

La discriminazione di cui è vittima la donna è radicata nella società. In ogni sondaggio su questo tema emerge sempre un’immagine sconfortante, patriarcale, arretrata e non informata. E non è solo colpa degli uomini ma anche delle opinioni che le donne hanno di loro stesse.

Mattarella
Per il Presidente Mattarella la violenza contro le donne è un fallimento della nostra società
(Foto: Viminale)

Lo evidenzia anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: «la violenza contro le donne è un fallimento della nostra società nel suo insieme. Questa non è riuscita, nel percorso di liberazione compiuto dalle donne in quest’ultimo secolo, ad accettare una concezione pienamente paritaria dei rapporti di coppia».

Infatti la violenza trae origine proprio da una visione distorta dei rapporti tra uomo e donna insita nella cultura. La donna è vista come oggetto oppure come qualcuno non degno di un pieno rispetto. Ed è proprio questa idea d’inferiorità ,che pervade purtroppo ancora la società, di cui si nutre il seme della violenza.

Nascono così molti spazi di ascolto, come per esempio lo sportello di “TraLeDonne”. Qui si cerca non solo di aiutare le donne vittime di violenza ma di fronteggiare una cultura segnata dall’egoismo e dall’arroganza di chi vuole esercitare un potere, una supremazia, tanto da non permettere alla donna di esprimersi.

Sulle proprie compagne questi uomini scaricano la propria rabbia, l’ansia, la cattiva educazione. E così un luogo di riparo e protezione come la propria casa può diventare un carcere, un inferno.

Armi per fermare la violenza sulle donne: educazione e aiuto

L’unica strada per cambiare questa errata concezione risiede nell’educazione differente da dare sin dall’infanzia.

«È necessario educare: educare al rispetto, educare alla parità, educare all’idea che mai la forza può costituire uno strumento di dialogo», continua il Presidente Mattarella.

Purtroppo la strada è ancora lunga. Secondo i dati diffusi dall’Arma dei Carabinieri, nei primi dieci mesi del 2021, sono stati denunciati:

  • 9.918 atti persecutori (in 1.390 casi i colpevoli sono stati arrestati);
  • 13.014 maltrattamenti in famiglia (in 2640 casi i colpevoli sono stati arrestati).
1522-numero contro violenza sulle donne
Nel 2006 è stato istituito il numero verde antiviolenza 1522

Inoltre, secondo il report periodico elaborato dal Servizio Analisi Criminale della Polizia, nel 2020 più di 49 donne ogni 100mila si sono rivolte al numero verde antiviolenza 1522, istituito in Italia nel 2006 dal Dipartimento per le Pari Opportunità.

Grazie a questo importante servizio è possibile contattare operatrici specializzate che raccolgono le richieste di aiuto e supportano la donna in tutto il percorso di recupero.

Infine i dati del Viminale, aggiornati al 14 novembre scorso, riportano che le donne uccise sono 103 e la morte di 87 di queste è avvenuta in famiglia. La più alta incidenza di episodi di violenza si registra in Lombardia, Emilia Romagna, Sicilia e Lazio.

La violenza contro le donne è subdola

Per parlare di violenza contro le donne, si fa riferimento soprattutto al cosiddetto “femminicidio”, cioè quando un uomo uccide la propria compagna o ex compagna.

In realtà, però, questo fenomeno è solo l’ultima espressione di una serie di abusi fisici e psicologici subiti. La violenza, infatti, assume varie forme. Può essere fisica, economica, sessuale e psicologica. In più nessuna di queste esclude le altre.

violenza sulle donne - abusi psicologici
La violenza può essere psicologica e causare la distruzione della propria identità

Per esempio la violenza psicologica si cela spesso sotto una maschera fatta di lusinghe e di affetto. Inizialmente i rapporti sembrano idilliaci e perfetti. La relazione è coinvolgente. Solo saltuariamente si vivono situazioni che creano del disagio, con comportamenti o commenti a cui non si dà troppa importanza. Tuttavia, con il passare del tempo, questi atteggiamenti diventano sempre più frequenti, le azioni meno velate.

Perciò, quando inizia a manifestarsi la violenza, la donna è già preda di una situazione psicologica difficile, in cui la propria identità è stata demolita a poco a poco.

Inoltre, l’aspetto più importante e tragico, in cui risiede anche il motivo per cui per molte donne è difficile denunciare o persino rendersi conto di questo tipo di comportamenti, è il fatto che il maltrattamento psicologico porta la vittima a colpevolizzarsi e a giustificare la violenza subita.

Frasi come “non avrei mai fatto questo, se tu non avessi” si insidiano nella mente femminile, facendole credere che sia il suo comportamento a generare violenza. E quando ci si sente colpevoli, riuscire a denunciare è molto più complesso.

Iniziative per combattere la violenza e la discriminazione

Ma non è solo nella coppia che la donna subisce forme di violenza. Circa 1,4 milioni di donne dichiara di aver subito forme di violenza nella propria vita lavorativa, prevalentemente nella fase di colloquio e assunzione. Inoltre, in queste occasioni, diffusamente si subiscono atti discriminatori, come ricevere apprezzamenti indesiderati o domande invadenti sulle proprie relazioni personali e sulla volontà di sposarsi o avere figli.

È quindi un compito arduo quello di cercare di eliminare questo virus della violenza e discriminazione di genere che ha da tempo contaminato tutti gli aspetti della socialità, non solo quello prettamente relazionale ma anche quello lavorativo. Tanto è vero che neanche gli sforzi dello Stato di attivare degli incentivi per l’assunzione di donne o forme di protezione hanno portato a eliminare questi riprovevoli comportamenti.

Ma la lotta contro la violenza continua e molte sono le iniziative per aiutare le donne in difficoltà. Per esempio il progetto di Soroptimist InternationalUna stanza tutta per sé” ha allestito, all’interno di Caserme dei Carabinieri, circa 150 locali destinati all’ascolto protetto di donne vittime di violenza su tutto il territorio nazionale.

In più agli stessi militari, grazie alla collaborazione con il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP), saranno forniti specifici elementi di psicologia comportamentale per migliorare le capacità di interazione con le vittime vulnerabili, sia nel primo contatto in situazioni d’emergenza, sia nel successivo percorso di formalizzazione della denuncia.

Papa Francesco
Secondo Papa Francesco le vittime devono essere protette dalla società

Questi sono dei piccoli passi, a cui si spera seguiranno altri, fino a raggiungere il traguardo della consapevolezza e del cambiamento. Infatti, come ci ricorda Papa Francesco, «non possiamo guardare dall’altra parte. Le donne vittime di violenza devono essere protette dalla società».

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