mercoledì, Maggio 22, 2024

L’ONA pubblica la mappa del rischio amianto in Italia; ma scompare dall’agenda del governo Meloni

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OGGI, 28 APRILE 2024, SI CELEBRA LA GIORNATA MONDIALE DELLE VITTIME DELL’AMIANTO. L’EVENTO ONORA I LAVORATORI CHE HANNO PERSO LA VITA A CAUSA DELLE MALATTIE PROVOCATE DA QUESTO MINERALE PERICOLOSO. L’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO PUBBLICA LA MAPPA DEL RISCHIO AMIANTO IN ITALIA. IL GOVERNO MELONI DESTINA LE RISORSE DEL FONDO VITTIME AMIANTO A FINCANTIERI, COLPEVOLE DI AVER CAUSATO LE VITTIME

Oggi, 28 aprile 2024, si celebra la “Giornata Mondiale delle Vittime dell’Amianto”. L’evento onora i lavoratori che hanno perso la vita a causa delle malattie provocate da questo minerale pericoloso: l’amianto (dal greco aμίαυτος “incorruttibile”)

«In questo giorno, in cui si ricordano le vittime dell’amianto rivolgiamo un appello alla premier Meloni perché torni nell’agenda di Governo – dichiara l’avv. Ezio Bonanni -. Ricordiamo che soltanto bonifica e messa in sicurezza può evitare le esposizioni all’amianto e quindi le future diagnosi di malattie asbesto correlate che, purtroppo, in più del 90% dei casi si tramutano in una sentenza di morte», così il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

L’amianto: il principale responsabile di morti nel terzo millennio

L’asbesto (dal greco άσβεστος “inestinguibile”) si configura come il principale responsabile di morti nel terzo millennio. Nel gennaio del 2000, l’avv. Ezio Bonanni evidenziò la sua elevata pericolosità per cittadini e lavoratori, portando alla ribalta i limiti dell’esposizione alla “fibra killer”. In pratica, si utilizzò la normativa comunitaria per giustificare le attuali esposizioni lavorative e i ritardi nelle bonifiche. Purtroppo, quanto individuato molti anni fa si è rivelato veritiero alla luce dei dati odierni. Ancora nell’aprile del 2024, si registra un’elevata incidenza di nuovi casi epidemiologici.

L’epidemiologo Richard Doll dimostra l’effetto cancerogeno dell’amianto: era il 1955

Purtroppo, non esiste una soglia al di sotto della quale il rischio si annulla. Quindi, anche poche fibre, possono essere letali. Sin dai primi decenni del secolo scorso, erano noti gli effetti dannosi dell’amianto sulla salute umana. La sentenza della Cassazione, IV sezione penale, 49215/2012, conferma che già con il Regio Decreto 442/1909 veniva riconosciuta la nocività dell’amianto.

Già all’inizio del ‘900, l’esposizione all’amianto aveva causato le prime epidemie di malattie correlate all’amianto. In Italia, l’asbestosi era stata classificata già nel 1943 con la legge 455/43.

Nel 1955, l’epidemiologo Richard Doll aveva scientificamente dimostrato l’effetto cancerogeno dell’amianto, con il consenso unanime della comunità scientifica. (“Mortality from Lung Cancer in Asbestos Workers”, in Br. J. Ind. Med., 12: 81-86)

William Richard Shaboe Doll

Doll ha contribuito alla ricerca sull’amianto e ai suoi effetti sulla salute. Nel corso della sua carriera, ha condotto diversi studi epidemiologici che hanno evidenziato il legame tra l’esposizione all’amianto e il rischio di sviluppare malattie polmonari, tra cui il mesotelioma e il cancro polmonare. Le sue ricerche hanno contribuito a evidenziare i pericoli dell’amianto e a promuovere regolamenti più rigorosi sull’uso di questo materiale nei luoghi di lavoro e nell’ambiente. La sua influenza nel campo della salute pubblica ha aiutato a guidare politiche volte a proteggere i lavoratori e il pubblico dall’esposizione dannosa all’amianto. (fonte DIRITTOPENALEUOMO del 21/10/2022)

Riduzione del livello di esposizione

Nel tempo, la lotta all’amianto non si è fermata. Infatti, il Parlamento Europeo con la Direttiva 2023/2668/UE, del 3 ottobre 2023, entrata in vigore il 20 dicembre 2023 (vedi Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 29 gennaio 2024), ha stabilito di ridurre in maniera radicale i limiti di soglia di esposizione all’amianto sia sui luoghi di lavoro sia all’interno dei luoghi di vita, La legge mira a ridurre l’esposizione alle fibre di amianto al livello più basso possibile.

Il limite di esposizione professionale (“Occupational Exposure Limit”, in inglese – OEL), obbligatorio, diventa dieci volte più basso del precedente. Entro massimo sei anni dall’entrata in vigore della direttiva, i Paesi UE dovranno pure passare a una tecnologia più moderna e sensibile in grado di rilevare anche le fibre, ossia la microscopia elettronica. Avranno quindi la possibilità di abbassare il livello a 0,002 fibre di amianto per cm3, escluse le fibre sottili, per i luoghi comuni, e a 0,01 fibre di amianto per cm3, incluse le fibre sottili, nei posti di lavoro. (fonte Servizio Stampa Direzione generale della Comunicazione – Parlamento Europeo).

Le nuove norme prevedono anche nuovi requisiti per una maggiore protezione dei lavoratori. Come la formazione dei lavoratori che sono esposti all’amianto. La formazione dei “operatori qualificati” deve avvenire all’inizio del rapporto di lavoro e deve essere personalizzata in base alle specifiche mansioni assegnate ai dipendenti. I Paesi membri dell’Unione Europea sono tenuti a conformarsi a questa normativa entro il 21 dicembre 2025.

Milioni di persone esposte all’amianto nel mondo

Ogni anno, secondo le statistiche dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), sono 125milioni le persone esposte all’amianto. E, solo in ragione di patologie come asbestosi, mesotelioma e tumore del polmone di origine professionale, si contano 107mila decessi. Sono, però, escluse dal computo altre condizioni correlate all’amianto e quelle derivanti dall’esposizione ambientale.

Questi dati, infatti, non tengono conto dei casi non segnalati, diffusi soprattutto in Paesi come Russia, Cina, India e molte altre nazioni dove l’amianto è ancora in uso. L’Italia, con la legge 257/92, ha stabilito il divieto di estrazione, importazione, esportazione, commercializzazione e produzione dell’amianto ma non vieta l’utilizzo di quello esistente.

L’amianto anche in settori inaspettati

In Italia, sono ancora presenti 40milioni di tonnellate di eternit. Finora è stato rimosso solo il 25%. Di conseguenza, secondo le stime di Legambiente, saranno necessari almeno altri 75 anni per completare il processo di bonifica. Questo, purtroppo, non considera i quarant’anni di latenza tipici per lo sviluppo del mesotelioma, una rara e aggressiva forma di cancro associata all’esposizione alla fibra killer.

Nel VII Rapporto del Registro Nazionale dei Mesoteliomi, pubblicato dall’INAIL il 14 febbraio 2022, è emerso che il 70% delle modalità di esposizione, in oltre 30mila casi esaminati, era direttamente correlato alle condizioni lavorative. Settori come l’edilizia, la metalmeccanica e i cantieri navali sono risultati i più a rischio. Ma anche settori inaspettati come gli impianti di raffinazione, i cantieri navali e gli zuccherifici sono stati funestati dalla presenza dell’amianto.

In Italia un milione di siti e micrositi contaminati

Tutt’oggi, la presenza di 40milioni di tonnellate di amianto all’interno di un milione di siti e micrositi, di cui 50mila industriali e 42 di interesse nazionale, (tra i quali la Fibronit di Broni e di Bari; l’Eternit di Casale Monferrato), rappresenta una situazione critica. L’Osservatorio nazionale Amianto ha segnalato che ci sono ancora 2.500 scuole, frequentate da oltre 352mila alunni e 50mila unità di personale docente e non docente, dove l’asbesto è presente come componente nelle strutture. Inoltre, circa 1.500 biblioteche, edifici culturali e almeno 500 ospedali (stima per difetto perché la mappatura dell’ONA è ancora in corso), presentano il materiale fibroso nelle strutture e/o impianti tecnici, come quelli termici, elettrici e termoidraulici.

Il pericolo viene anche dall’acqua

Anche gli acquedotti pubblici, che includono almeno 500mila km di tubature, sono realizzati in cemento-amianto, con conseguente impatto sulla qualità dell’acqua potabile a causa di erosione, manutenzione e attività sismiche che la possono contaminare: l’amianto è cancerogeno anche se ingerito. Ogni anno, circa 10mila nuovi casi di diagnosi di malattie correlate all’amianto si verificano principalmente tra gli uomini, spesso a causa della loro occupazione in stabilimenti industriali o siti militari. Le regioni più colpite, con una media annua di casi diagnosticati tra 1.500 e 1.800, sono la Lombardia, il Piemonte, la Liguria e il Lazio, che rappresentano oltre il 56% dei casi segnalati.

La mappa del rischio amianto in Italia

In vista di questa Giornata Mondiale delle Vittime dell’amianto, l’ONA ha stilato una mappa delle regioni italiane più colpite dalle patologie asbesto-correlate.

Lombardia

Mesoteliomi censiti fino al 2017 nel VII rapporto ReNaM: 6653, pari al 21,1% della popolazione. Mesoteliomi censiti dall’Osservatorio Nazionale Amianto solo nel 2023 circa 500, con un impatto di circa 470 decessi e più di mille diagnosi di cancro del polmone, con circa 880 decessi: totale 1350 deceduti. Compreso altre patologie asbesto-correlate, nell’anno 2023sono stati superati i 2miladecessi. Questo perché la Lombardia è la regione più industrializzata del Paese, dove si è fatto un maggiore uso di amianto fino alla sua messa al bando con la L. 257/92.

Lazio

Mesoteliomi censiti fino al 2018 nel VII rapporto ReNaM: 1448, pari al 4,6%. Mesoteliomi censiti dall’Osservatorio Nazionale Amianto nel 2023 circa 110, con un impatto di circa 100 decessi; oltre 220 diagnosi di cancro del polmone, con circa 200 decessi: totale 300 deceduti. Compreso tutte le altre patologie asbesto-correlate, l’impatto epidemiologico conta circa 500 vittime per l’anno 2023.

Piemonte

Mesoteliomi censiti fino al 2017 nel VII rapporto ReNaM: 5084, pari al 16,1%. Mesoteliomi censiti dall’Osservatorio Nazionale Amianto nel 2023 circa 250, con un impatto di circa 230 decessi, e più di 500 diagnosi di cancro del polmone, al netto dei casi provocati dal fumo di sigaretta. Per quest’ultima neoplasia, sono stati censiti e/o stimati 440 decessi. Complessivamente le due patologie hanno determinato il decesso di circa 670 persone.  Se si tiene conto di tutte le altre patologie asbesto correlate, con un’alta incidenza di esposizione ambientale, in particolare nella città di Casale Monferrato e di quelle limitrofe, dovute alla contaminazione di amianto provocata dall’Eternit, si superano i 1000 decessi.

Liguria

Mesoteliomi censiti fino al 2018 nel VII rapporto ReNaM: 3263, pari al 10,3%. La Liguria, pur avendo un numero di abitanti di 1.508.800 unità, con il 2,5% ha la percentuale più alta di decessi, se confrontiamo il dato con quello della Lombardia con 9,9 milioni di abitanti, pari al 16,9% della popolazione italiana. I casi di mesotelioma nel 2023 sono pari a 150 unità, oltre il 13%. I decessi per mesotelioma sono stati 140, 280 i decessi per cancro del polmone: totale 420 vittime. Tenendo conto di tutte le altre patologie asbesto correlate, l’impatto epidemiologico è superiore ai circa 600 decessi.

Emilia Romagna

Mesoteliomi censiti fino al 2018 nel VII rapporto ReNaM: 2873, pari al 9,1%. L’Emilia Romagna nel 2023 ha avuto una incidenza di circa 160 casi di mesotelioma e 320 casi di cancro del polmone. Rispettivamente si sono registrati 150 e 290 decessi. Totale 440 decessi. A questi vanno aggiunti tutti gli altri casi fatali, a causa di tutte le altre patologie asbesto correlate. In tutto circa 650 decessi.

Campania

Per la Campania, i casi di mesotelioma censiti nel VII rapporto ReNaM sono fermi al 2015, con 1549 unità, pari al 4,9% della popolazione. Per l’ONA, l’impatto epidemiologico dei casi di mesotelioma nel 2023 è di circa 120 casi, con circa 100 decessi, e più di 220 diagnosi di cancro del polmone e circa 200 decessi, quindi complessivamente 300 deceduti. Compreso tutte le altre patologie asbesto-correlate il numero dei decessi supera le 500 unità, per l’anno 2023.

Veneto

Mesoteliomi censiti fino al 2018 nel VII rapporto ReNaM: 2444, pari al 7,7%). I casi di mesotelioma censiti dall’Osservatorio Nazionale Amianto nel 2023 sono 135, con un impatto di circa 125 decessi. I casi di cancro del polmone, al netto di quelli provocati dal fumo di sigaretta supera le 270 unità. Per quest’ultima neoplasia, sono stati censiti e/o stimati 240 decessi. Complessivamente le due patologie hanno determinato il decesso di circa 365 persone. Che salgono a550 decessi, se si tiene conto di tutte le altre patologie asbesto correlate.

Toscana

Mesoteliomi censiti fino al 2018 nel VII rapporto ReNaM: 1901, pari al 6%, (da tener conto che il Registro è stato istituito nel 1993, molto prima rispetto alle altre regioni). Mesoteliomi censiti dall’Osservatorio Nazionale Amianto nel 2023 circa 110, con un impatto di circa 100 decessi; più di 220 le diagnosi di cancro del polmone e circa 200 decessi. Totale 300 deceduti. Se si prendono in considerazione anche tutte le altre patologie asbesto-correlate, il numero di decessi dovuto all’impatto epidemiologico supera le 500 unità per l’anno 2023.

Sicilia

Mesoteliomi censiti fino al 2018 nel VII rapporto ReNaM: 1810, pari al 5,7%. Nel 2023 l’Osservatorio Nazionale Amianto ha censito circa 130 casi di mesotelioma. I decessi sono stati circa 120. Oltre 280 le diagnosi di cancro del polmone, con circa 245 decessi. Complessivamente 375 deceduti. Compreso tutte le altre patologie asbesto-correlate, complessivamente il numero dei decessi supera le 600vittime, per l’anno 2023.

Nel nostro Paese, l’amianto è scomparso dall’agenda del governo Meloni

A un anno e mezzo dal suo insediamento, il governo Meloni non ha ancora preso le necessarie iniziative per la bonifica e la messa in sicurezza dell’amianto ancora presente su tutto il territorio.

L’unica iniziativa dell’esecutivo è stata quella di destinare le risorse del Fondo Vittime Amianto a Fincantieri, contrariamente al dato normativo secondo il quale tali fondi erano riservati alle vittime dell’amianto, in particolare a coloro per i quali le società datrici di lavoro erano fallite o chiuse, e per i casi di esposizione ambientale. Questo avrebbe dovuto costituire uno strumento di protezione per le vittime.

«Trovo singolare e paradossale – chiosa l’avv. Bonanni – che il governo della premier Meloni, abbia inteso accogliere la richiesta di Fincantieri di poter attingere al Fondo Vittime Amianto per far fronte alle sentenze di condanna al risarcimento del danno. E cioè a fondi che dovevano essere erogati alle vittime. In ogni giudizio, Fincantieri cerca di negare il risarcimento del danno e poi, all’esito, a fronte della condanna, vorrebbe sfuggire alle sue responsabilità addirittura attingendo al Fondo Vittime Amianto! Auspico un ripensamento da parte del governo, della premier Meloni e del ministro del Lavoro e di tutti i dicasteri competenti».

Così conclude il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, in merito al diritto delle vittime di accedere al Fondo Vittime Amianto senza che le risorse siano erogate ai datori di lavoro.

I servizi e le attività dell’Osservatorio Nazionale Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto assume un ruolo cruciale nella promozione della prevenzione primaria. Il suo compito è sensibilizzare le istituzioni e offrire assistenza ai cittadini per evitare l’esposizione all’amianto e ad altri agenti cancerogeni, nonché per la bonifica.

Solo così è possibile ottenere la vittoria nella lotta contro l’amianto. Oltre alle attività di prevenzione primaria, l’ONA fornisce sostegno per la sorveglianza sanitaria, la diagnosi precoce e le cure, nell’ambito del rischio amianto, che rientrano nella prevenzione secondaria.

Inoltre, si impegna nella tutela delle vittime e dei loro familiari, facilitando il prepensionamento amianto, l’accesso alle prestazioni dell’INAIL, il riconoscimento dello status di vittima del dovere e il conseguente risarcimento del danno, come parte della prevenzione terziaria.

È operativo lo sportello amianto, anche on-line, scrivendo sul sito dell’Osservatorio Nazionale Amianto

oppure chiamando il numero verde 800 034 294

Prosegue la mobilitazione dell’Osservatorio Nazionale Amianto in tutta Italia.

Numero verde ONA

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