mercoledì, Luglio 17, 2024

LIFE PASTORALP, come l’Europa protegge i suoi pascoli alpini

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GRAVEMENTE MINACCIATI DAL CAMBIAMENTO CLIMATICO, GLI HABITAT MONTANI HANNO BISOGNO DI MAGGIORI TUTELE. PER QUESTO NASCE IL PROGETTO EUROPEO LIFE PASTORALP

Tra gli ecosistemi più sensibili ai cambiamenti climatici e ai disturbi antropici ci sono i pascoli alpini. Questi habitat sono tra quelli che hanno subito un riscaldamento globale di circa +2°C (+1,8°C solo nel periodo 1979- 2018), quasi due volte superiore alla media globale.

In più il fenomeno si accompagna anche a eventi climatici estremi, come ondate di calore, siccità e piogge intense. Si sta verificando quindi una preoccupante alterazione del ciclo idrologico che sta portando a nevicate irregolari in inverno e scarsità di acqua nei periodi estivi. E sulla base delle previsioni climatiche future, questi problemi sono destinati solo ad aumentare.

Eppure la crisi climatica continua a essere uno dei rischi che preoccupa meno gli allevatori, a cui interessa maggiormente tutelarsi dai danni causati da animali selvatici, come i lupi, dalle carenze infrastrutturali e dalla burocrazia. Occorre quindi mutare atteggiamento e prestare invece attenzione a cosa il futuro può riservare. Una gestione razionale dei pascoli alpini è fondamentale per la loro conservazione, anche in relazione ai numerosi servizi ecosistemici che svolgono.

A questo scopo nasce il progetto LIFE PASTORALP, il quale unisce l’approccio biofisico e quello socio-economico per affrontare la vulnerabilità dei pascoli alpini. È co-finanziato dalla Commissione europea nell’ambito del Programma LIFE 2014-2020. L’iniziativa ha posto l’attenzione soprattutto su due parchi nazionali rappresentativi degli ambienti alpini occidentali: il Parco Nazionale del Gran Paradiso (Italia) e il Parc National des Ecrins (Francia). Tuttavia le strategie e gli strumenti sviluppati potranno essere facilmente impiegati in altre aree pastorali di contesti montani.

Progettare strategie di adattamento ai cambiamenti climatici

LIFE PASTORALP ha avuto inizio il 1° ottobre 2017. Ha coinvolto partner italiani e francesi provenienti dal mondo delle istituzioni, della ricerca e dei parchi naturali. Coordinato dall’Università degli Studi di Firenze, il progetto mira innanzitutto a identificare, sperimentare e promuovere strategie di adattamento ai cambiamenti climatici specifiche per i pascoli alpini, tramite il coinvolgimento attivo di tecnici, allevatori, pastori, responsabili politici e ricercatori.

Analizzando gli impatti del clima sulle diverse caratteristiche dei pascoli (produzione, diffusione, qualità del foraggio, biodiversità) si cercano di valutare i benefici e i rischi derivanti dall’applicazione delle misure tecniche di adattamento. Non dimentica poi di indagare la vulnerabilità socio-economica, produttiva e gestionale. Infine l’iniziativa mira anche ad aumentare su queste tematiche la consapevolezza della comunità pastorale alpina e dei decisori politici.

Quindi nello specifico gli ambiti su cui si concentra LIFE PASTORALP sono:

  1. mappatura delle risorse pastorali;
  2. valutazione delle strategie di adattamento e monitoraggio della biodiversità;
  3. strategie di adattamento e raccomandazioni politiche;
  4. analisi degli impatti dei cambiamenti climatici, della vulnerabilità geofisica, socio-economica e della biodiversità;
  5. creazione della piattaforma PASTORALP come strumento di supporto per le comunità pastorali, per i responsabili politici, per le persone che lavorano nel settore, per i ricercatori e per i cittadini. Il fine è ottenere informazioni utili per fronteggiare il cambiamento climatico nei pascoli alpini.

Questa piattaforma presenta la cartografia che indica le diverse tipologie pastorali di montagna. Raccoglie poi i dati in tempo reale provenienti dai sensori presenti nelle due aree di studio. Questi sono indispensabili per il monitoraggio della temperatura, dell’umidità dell’aria e della produttività dei pascoli di montagna.

LIFE PASTORALP e le proiezioni climatiche future

Dai risultati acquisiti dai monitoraggi messi in atto si sono potute ricavare le proiezioni climatiche future. Queste mostrato un aumento generale della temperatura in entrambi i parchi (in media tra 0,3 e 2,5 °C), con incrementi maggiori in estate e minori in autunno e inverno. Si prevede poi per il futuro una riduzione della permanenza del manto nevoso. Ciò comporterà a sua volta un allungamento della stagione di crescita delle risorse pastorali e una difficile sopravvivenza dei pascoli di altitudine. Inoltre, nel periodo 2041-2070, i pascoli potrebbero ridursi tra il -8% e il -5% rispetto a oggi.

Le aree analizzate presenteranno poi una futura diminuzione dell’acqua nel suolo, soprattutto nella stagione più calda, che causerà una limitazione della crescita della vegetazione durante il periodo estivo. Siccità e riduzione della copertura nevosa hanno un notevole impatto sulla disponibilità delle risorse idriche, provocando così l’acuirsi di tensioni dovute al suo limitato accesso e la necessità di soddisfare diverse tipologie di esigenze (acqua potabile, agricoltura, idroelettrico, industria, innevamento artificiale).

In questo contesto, l’obiettivo diventa ottimizzare la gestione delle risorse idriche per garantire la capacità produttiva dei pascoli. Bisogna quindi valutare le modalità di stoccaggio dell’acqua a seconda della situazione, calibrando gli interventi per limitare l’impatto sulla biodiversità e sul paesaggio. Si devono infine adottare strategie per creare sistemi d’irrigazione per aumentare la capacità di produzione delle superfici erbacee, migliorare la rete di distribuzione dell’acqua per l’abbeveramento degli animali e garantire il deflusso delle acque in caso di precipitazioni intense.

Numero verde ONA

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