mercoledì, Luglio 17, 2024

Le balenottere preferiscono la Sardegna

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L’ARPA SARDEGNA HA AVVISTATO CINQUE BALENOTTERE COMUNI NEL GOLFO DI ALGHERO. IL FATTO RISALE A MARZO SCORSO E, DA ALLORA, GRAZIE AL SUPPORTO DELLA GUARDIA COSTIERA, CI SONO STATI ULTERIORI AVVISTAMENTI

Il primo incontro con le balenottere comuni nel Golfo di Alghero risale al 22 marzo scorso. Avvistate dal personale del Dipartimento di Sassari e Gallura dell’ARPA Sardegna, durante il monitoraggio delle acque. Da allora, grazie al supporto della Guardia Costiera locale, è stato possibile avvistare nuovi esemplari. (Nella foto di Donatella Decandia una delle balenottere avvistate)

La balenottera comune

La Balaenoptera physalus L., nome scientifico della balenottera comune, è tra i mammiferi più grandi del Mediterraneo. Seconda solo alla balenottera azzurra, misura 27m di lunghezza massima e può immergersi fino a 470m. Restando in profondità anche per venti minuti. Solitamente, le sue rotte migratorie prediligono le basse latitudini, con acque più calde, in inverno. E le alte latitudini in estate.

Perciò, con l’arrivo della primavera, inizia il viaggio di questi cetacei verso l’area settentrionale del Mare Nostrum. Dove, nell’ecosistema marino, si vengono a creare le condizioni ottimali di luce, temperatura e microorganismi, idonei al loro nutrimento.

Progetto Strategia Marina

L’ARPAS, al momento degli avvistamenti, monitorava le acque territoriali del Golfo di Alghero, in attuazione del progetto “Strategia Marina”. Avviato dal ministero dell’Ambiente, in adempimento della Direttiva quadro 2008/56/CE. Poi recepita in Italia con il D.Lgs. n. 190 del 13 ottobre 2010.

L’obiettivo, raggiungere e garantire entro il 2020, il buono stato ambientale delle acque marine. Il quale, come scritto nell’introduzione del progetto, consiste nella “capacità di preservare la diversità ecologica e la vitalità dei mari e degli oceani. Affinché siano puliti, sani e produttivi. Mantenendo l’utilizzo dell’ambiente marino ad un livello sostenibile e salvaguardando il potenziale per gli usi e le attività delle generazioni presenti e future”.

La Direttiva quadro 2008/56/CE

Proprio in quest’ottica, la Direttiva stabilisce che “gli Stati membri elaborino una strategia marina che si basi su una valutazione iniziale. Sulla definizione del buono stato ambientale, sull’individuazione dei traguardi ambientali e sull’istituzione di programmi di monitoraggio”.

Con la redazione di un programma di misure concrete, che tengano conto dell’impatto sull’economia e sul sociale. Al fine, poi, di verificare il buono stato ambientale GES, Good Environmental Status, sulla base di undici descrittori qualitativi. Che delineano le condizioni specifiche di quei processi ecosistemici necessari, per evitare la perdita di biodiversità. E per mantenere la capacità di resilienza ambientale e il corretto funzionamento degli ecosistemi marini. Specialmente in risposta ai disturbi di natura antropica.

Numero verde ONA

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