lunedì, Aprile 22, 2024

L’acquacoltura, un rimedio alla pesca eccessiva

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L’ACQUACOLTURA, UNA PRATICA CHE SI ESTENDE DALL’ALLEVAMENTO DI ALGHE ALLA COLTIVAZIONE DI CROSTACEI, NON SOLO PUÒ ASSICURARE UN APPROVVIGIONAMENTO ADEGUATO DI PROTEINE ALLA NOSTRA DIETA. È UN’ALTERNATIVA ALLA SOVRAPESCA CHE MINACCIA LE SPECIE ACQUATICHE DEL PIANETA

L’Acquacoltura: una “forma d’arte” che abbraccia la biodiversità

L’acquacoltura, o acquicoltura, è una pratica di allevamento e raccolta di organismi acquatici, sia in acqua dolce sia salata, destinati al consumo umano e alla conservazione. Questa attività antica ha avuto origine oltre 4mila anni fa, nelle acque della Cina.

Si è poi diffusa gradualmente in tutto il mondo, fino a raggiungere il suo apice di popolarità nel XXI secolo. 

Oggi, si distingue come l’industria in più rapida crescita per la produzione di proteine: uno dei pilastri fondamentali della nostra dieta.

Con oltre il 50% del pesce consumato globalmente che proviene dall’acquacoltura, questa pratica si rivela non solo una fonte affidabile di cibo ma anche un baluardo contro la sovrapesca che minaccia le risorse acquatiche del pianeta. 

Secondo i dati forniti dall’API (Associazione Piscicoltori Italiani), nel nostro Paese, ad esempio, nel 2022, sono state prodotte 53.900 tonnellate di pesci di venti specie diverse, dalla spigola allo storione.

Daniel Benetti, direttore di acquacoltura all’Università di Miami, esprime chiaramente la sua convinzione nel futuro di questa industria «non c’è dubbio, è un’attività già consolidata: è il futuro».

Ma l’acquacoltura è molto più di una semplice pratica di allevamento di pesci. È una “forma d’arte” che abbraccia la diversità biologica, dalla coltivazione di alghe esotiche alla crescita di crostacei prelibati. È un mondo affascinante e pieno di segreti, dove la scienza e la natura si fondono per garantire una continua fornitura di prelibatezze marine sulle nostre tavole.

Alghe: un tesoro nutrizionale da scoprire 

L’acquacoltura ha sempre riservato sorprese nascoste e tra le sue gemme più preziose ci sono le alghe. Originariamente abbondanti nelle acque asiatiche, il loro valore nutritivo e le potenziali applicazioni culinarie hanno fatto sì che questa pratica si diffondesse in tutto il mondo.

Sebbene l’Asia rimanga il maggiore produttore mondiale di questi organismi acquatici, sempre più Paesi stanno abbracciando questo settore. 

Le alghe sono incredibilmente versatili e alcune varietà sono particolarmente facili da coltivare. Prendiamo ad esempio la Saccharina latissima, l’alga più coltivata negli Stati Uniti. Cresce rapidamente su particolari strumenti di pesca in corda chiamati palangari, immersi a pochi metri sotto la superficie dell’acqua e rappresenta una fonte alimentare sostenibile e affidabile.

Ma come avviene la raccolta di queste delizie marine? Quando le alghe raggiungono la maturità, i coltivatori sollevano le corde e tagliano i vegetali, pronti per essere consegnati direttamente ai ristoranti.

Secondo Anoushka Concepcion, docente assistente in acquacoltura marina all’Università del Connecticut, l’alghicoltura offre pochi svantaggi.

«Come tutti i tipi di acquacoltura, la coltivazione delle alghe produce molte meno emissioni di carbonio rispetto all’agricoltura terrestre e all’allevamento».

Insomma, le alghe emergono come una soluzione sostenibile e gustosa per nutrire il pianeta.

Sfidando le onde: la coltivazione dei molluschi

Oltre alle alghe, gli aquacoltori navigano tra le onde per garantire un rifornimento abbondante di molluschi freschi e per mantenere pulite le profondità marine.

L’inizio di questa avventura avviene nelle avannotterie, cioè impianti destinati alla produzione artificiale e all’allevamento.

Qui, i piccoli molluschi vengono accolti e allevati sin dalla loro fase larvale, fino a quando non raggiungono le dimensioni desiderate. 

Una volta immersi nei bacini di acquacoltura, questi magnifici invertebrati acquatici ((così come le alghe) si affidano alle risorse naturali dell’oceano, senza bisogno di alcun cibo aggiuntivo.

I bivalvi

Le cozze, sono spesso coltivate sulla superficie delle acque, su corde sospese a una chiatta o a una struttura galleggiante. Qui, i semi dei mitili trovano la loro dimora e crescono fino a raggiungere le dimensioni di mercato in circa due anni.

Le ostriche, con il loro fascino unico, possono essere coltivate in svariati modi. Alcuni aquacoltori le ospitano in sacchi o gabbie che fluttuano appena sotto la superficie dell’acqua, mentre altri preferiscono attaccarle a corde sospese con reti a forma di sacco, come fossero panni stesi. Ma c’è di più: queste meraviglie sottomarine possono essere coltivate anche senza gabbie, libere di crescere nel loro regno.

Infine, le vongole, misteriose creature che si celano sotto la sabbia, trovano la loro casa nel fondo marino. Qui, possono essere tenute libere o custodite in sacchetti, sempre pronte a essere raccolte e portate alla luce.

La missione “salvataggio del mare”: ostriche e cozze come eroi ambientali

Nel cuore delle acque della Florida (USA), si combatte silenziosamente ogni giorno una battaglia: quella contro le fioriture algali, temute e dannose, conosciute anche come maree rosse. Ma chi sono i valorosi guerrieri che combattono questo pericolo invisibile? Gli eroi dell’acquacoltura di molluschi!

In questi mari minacciati, l’uomo deve astenersi dal consumare molluschi durante le fioriture algali, poiché le tossine che contaminano l’acqua rendono questi frutti di mare pericolosi per la salute umana. Ma mentre gli abitanti della terraferma si ritirano, i molluschi entrano in azione, agendo come veri e propri “filtri viventi”.

Le ostriche e le cozze, con la loro innata capacità di purificare l’acqua, rimuovono tossine e contaminanti mentre si nutrono. 

Secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), queste creature straordinarie possono filtrare fino a 190 litri di acqua al giorno.

Ma la loro missione va oltre il semplice filtraggio dell’acqua. 

Le ostriche e le cozze eliminano l’azoto e la CO₂ in eccesso intrappolata nei gusci, aiutando in questo modo a mantenere l’ecosistema marino in equilibrio e pulito.

L’epopea della pesca: acque dolci e profondità dei mare 

Nell’affascinante mondo dell’acquacoltura, i pesci regnano sovrani, ma il loro allevamento è un’arte complessa che richiede maestria e dedizione. Dalle acque salmastre dei mari aperti alle quiete dolci del lago di casa, gli acquacoltori si battono per garantire la sana crescita e il benessere dei loro preziosi ospiti acquatici.

Come detto, per i pesci, il viaggio inizia nelle avannotterie, dove vengono covate le uova e i piccoli pesciolini vengono accuditi finché non sono abbastanza grandi da affrontare il mondo. 

Poi vengono poi trasferiti negli allevamenti, dove cresceranno fino alla maturità.

Ma ogni specie di pesce ha le sue esigenze: alcuni preferiscono acque calde, altri fredde; alcuni prosperano in acqua dolce, altri nell’acqua salata. 

Gli allevatori devono pertanto adattarsi a queste esigenze, creando ambienti che possano imitare le condizioni ottimali per la crescita e la salute dei loro ospiti acquatici.

L’acquacoltura sulla terraferma 

Sulla terraferma, a dominare il panorama dell’acquacoltura sono gli stagni e i sistemi di acquacoltura a ricircolo. 

Negli stagni, bacini naturali modificati, l’acqua viene mantenuta in movimento grazie a turbine e pompe, creando un ambiente ideale per la crescita dei pesci. Tuttavia, questi allevamenti nascondono delle insidie: uccelli, serpenti, tartarughe e persino alligatori possono rappresentare minacce per i preziosi pesci allevati.

Ma nonostante le sfide, la perseveranza degli acquacoltori porta frutti: in luoghi come l’Alabama, l’Arkansas e il Mississippi, gli stagni producono tonnellate di pesci gatto ogni anno, alimentando l’industria ittica e portando nutrimento sulle tavole di tutto il mondo.

L’acquacoltura nel mare aperto

L’acquacoltura si può praticare anche in mare aperto. 

In questo caso, gli allevatori sfidano le profondità, creando strutture galleggianti che fungono da santuari per i loro preziosi pesci. 

Le gabbie sferiche galleggianti, dotate di reti, sono ancorate alle profondità e un tubo serpentino che si snoda attraverso le profondità, porta cibo ai pesci.

Ma l’acquacoltura in mare aperto non è per i deboli di cuore: richiede determinazione, ingegno e un amore profondo per il mare. 

Solo una struttura negli Stati Uniti, alle Hawaii, osa sfidare le onde e le tempeste dell’oceano aperto. 

Il futuro dell’acquacoltura

Oggi, il futuro dell’acquacoltura si staglia come un’epopea moderna, dove innovazione e sostenibilità si intrecciano in un racconto di speranza e progresso.

Nel 2022, la Cina ha lanciato la prima nave da acquacoltura al mondo. Questa sorta di “città galleggiante” ospita quindici vasche, ognuna pronta a produrre tonnellate di pesce all’anno. 

Siamo sicuri che l’acquacoltura sia davvero sostenibile? 

Ma nel grande libro della natura, ogni innovazione porta con sé il suo peso di sfide. Gli ambientalisti, infatti, non sono per nulla convinti che l’acquacoltura sia così sostenibile.

Temono che il mangime e i rifiuti dei pesci possano minacciare gli ecosistemi circostanti.

Il 90% dell’impatto ambientale dell’acquacoltura è rappresentato infatti da mangimi composti in gran parte da elementi che impattano sull’ambiente, come farina di pesce e olio di pesce. 

Tuttavia, dalla sfida nasce la speranza: in Norvegia, alcuni “capitani coraggiosi”, pionieri del settore, stanno sperimentando sinergie tra la coltivazione di salmoni e di alghe, sperando che queste ultime possano assorbire gli eccessi di CO₂ e mantenere le acque cristalline.

E mentre l’industria dell’acquacoltura si espande a ritmo sostenuto, i laboratori dell’innovazione non si fermano mai. 

Certo è che sia gli ambientalisti sia gli acquacoltori, sognano di un futuro in cui le nuove tecniche possano nutrire una popolazione in crescita, mentre salvano i nostri oceani dal declino.

Così, nell’infinito blu del mare, l’acquacoltura si rivela come una storia di speranza e di impegno, dove l’umanità si immerge nell’abisso dell’ignoto, guidata dalla luce della conoscenza e dalla passione per un mondo migliore.

L’acquacoltura: la situazione italiana 

Milioni di pesci, tra lucci e coregoni, sono stati immessi nel lago di Bracciano nel 2021, grazie a un piano regionale volto a ripopolare le acque, preservare l’ecosistema e supportare l’attività dei pescatori locali. L’incubatoio ittico di Anguillara ha dunque contribuito alla fecondazione di milioni di uova di lavarello, noto anche come coregone, un pesce di acqua dolce che appartiene alla famiglia dei Salmonidi.

Nel gennaio 2022 tuttavia era arrivato il divieto. Cosa che aveva suscitato grandi polemiche tra gli allevatori e i residenti.

In questi giorni è giunta la notizia che il ministero dell’Ambiente ha accolto la richiesta della Regione e autorizzato nuove immissioni di larve dagli incubatoi. Via libera dunque al ripopolamento del coregone, per il quinquennio 2024-2028,  nei laghi di Bolsena, di Bracciano, di Nemi, del Salto e del Turano.

La decisione è accolta positivamente dai pescatori, dato che il coregone è una risorsa preziosa, richiesta soprattutto nel Nord Italia. All’origine della sospensione delle semine nei laghi italiani, una direttiva dell’Unione Europea di circa trent’anni fa, relativa alla conservazione degli habitat naturali. La normativa europea originaria, che vietava il ripopolamento di specie non autoctone, viene considerata obsoleta e irrazionale, dato che il coregone è presente in queste acque dal 19° secolo. La chiusura degli incubatoi aveva notevolmente ridotto il pescato, ma ora si spera in una ripresa dell’attività e un aumento del PIL locale.

Fonte 

National Geographic

Numero verde ONA

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