La mano della ‘ndrangheta sul Parco del Pollino. Le biomasse pericolose per l’uomo e per l’ambiente

Il Parco Nazonale del Pollino, a cavallo tra Basiicata e Calabria

Oltre cento camion, che congestionano la più grande area “protetta” d’Italia, ogni giorno riforniscono la centrale a biomasse ENEL nel cuore del Parco Nazionale del Pollino. Fornitori calabresi di biomasse, sono stati arrestati con accuse di ‘ndrangheta

 

Si parla sempre più spesso di energie alternative, rinnovabili, “green”, cioè rispettose dell’ambiente e della salute dell’uomo, comprendendo tra queste anche l’energia da biomasse. Essa si produce dalla materia organica, cioè da piante, erba, legna, rifiuti animali ed è stata indicata come una delle alternative ai combustibili fossili. Ma è davvero così?

Abbiamo posto alcune domande a Ferdinando Laghi, direttore UOC di Medicina Interna Ospedale di Castrovillari (CS) e vice presidente nazionale Associazione Medici per l’Ambiente ISDE-Italia, da molti anni impegnato per la difesa della natura e della salute dell’uomo.

Le biomasse di origine boschivo-forestale possono essere considerate fonti energetiche rinnovabili?

«Le biomasse forestali, utilizzate a fini energetici, mostrano enormi contraddizioni che dovrebbero impedire che sia loro attribuita la qualifica di fonti energetiche rinnovabili. Soprattutto dovrebbero cessare gli immotivati e cospicui finanziamenti pubblici che ne consentono l’ampio utilizzo. Questa modalità di produzione energetica è una vera e propria aggressione nei riguardi dell’ambiente e della salute umana e va confinata nell’ambito della speculazione economica».

Speculazione economica? Vogliamo chiarire?

«Sì, speculazione, che purtroppo si regge su normative che la sostengono e la alimentano con incentivi economici pubblici, cioè soldi di noi tutti, che potrebbero essere meglio investiti. Ad aggravare le cose è intervenuto il governo Gentiloni, che nei suoi ultimi giorni di attività, quando si sarebbe dovuto occupare solo dell’ordinaria amministrazione, ha, invece, pensato di licenziare il Testo Unico Forestale (TUF) che equipara boschi e foreste italiane a vere e proprie “miniere energetiche”. Il provvedimento, nonostante sia stato osteggiato e criticato da accademici, giuristi e “addetti ai lavori” continua, ad oggi, a essere pienamente vigente. L’idea che boschi e foreste non siano in grado di “badare a se stessi”, in una concezione antropocentrica davvero assai ristretta, e che necessitino dell’intervento regolatore e quasi salvifico dell’uomo, credo si riveli sorprendente e bizzarro. Si scontra, innanzitutto, con l’evidenza dei fatti, che ci dicono come l’avvento dell’uomo sulla Terra sia cosa recentissima, risalente davvero a pochi istanti fa, mentre boschi e foreste erano già anzianissimi e se la cavavano egregiamente da soli».

Torniamo al tema delle biomasse

«Le biomasse forestali non possono essere considerate fonte di energia rinnovabile, poiché rinnovabili sono l’energia solare, quella eolica, il moto delle maree. Energie accomunate dal fatto che si rinnovano man mano che vengono utilizzate, senza latenza e senza perdite di alcun genere. Boschi e foreste, no. Anche nel caso di quelli a rapido accrescimento, finalizzati all’utilizzo energetico (le short rotation forestry – SRF), sono necessari anni per la ricrescita».

Quali le controindicazioni all’utilizzo delle biomasse forestali?

Una manifestazione contro la presenza della Centrale ENEL Mercure a biomasse, nel Parco del Pollino

«Il processo di combustione con cui si ottiene l’energia dalle biomasse, le accomuna alle fonti fossili piuttosto che a quelle rinnovabili. È una modalità di produzione energetica caratterizzata da emissioni pericolose durante la combustione e da residui, le ceneri, che non sono solo un problema per il loro smaltimento, ma rappresentano uno spreco energetico perché ancora dotate di potenzialità in tal senso. Si ritiene che i maggiori responsabili dei cambiamenti climatici, già oggi impattanti su ambiente e salute umana, siano proprio i processi di combustione di origine antropica, che immettono gas climalteranti in atmosfera. Essi non rappresentano l’unico problema di impatto sulla qualità dell’aria determinata dalla combustione delle biomasse, poiché sono numerosissime le sostanze tossiche e cancerogene che vengono liberate durante tali combustioni: particolato fine e ultrafine (le famigerate micro e nanopolveri), Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), metalli pesanti e via inquinando. Questo perché, essendo il nostro pianeta un sistema chiuso, le matrici ambientali – aria, acqua, suolo – trasferiscono gli inquinanti in esse contenuti a tutto ciò, alberi inclusi, che con loro viene a contatto»

Alcuni sostengono che nella combustione delle biomasse il bilancio della CO2 sarebbe pari a zero, è vero?

«I sostenitori del “bilancio zero” dimenticano, o vogliono dimenticare, due aspetti fondamentali della questione, cioè che l’assorbimento di CO2 avviene nel corso di anni, mentre la sua immissione in atmosfera, durante la combustione, è concentrata in pochi minuti e che nel bilancio della CO2 si devono considerare anche le fasi di estrazione e di trasporto delle biomasse, la produzione. Cioè, di quella quota di anidride carbonica rilasciata dai mezzi che tagliano e preparano le biomasse e dei vettori (autoveicoli, navi, ecc.) che le trasportano dai luoghi di produzione a quelli di utilizzo».

Ci sono altri aspetti negativi per l’utilizzo a fini energetici delle biomasse boschive?

«Certamente, visto che il loro rendimento elettrico è piuttosto basso (attorno al 25%) e ciò sconsiglierebbe investimenti economici in questo ambito. La resa economica è fortemente “drogata” dagli incentivi pubblici, che vengono erogati per la produzione di questo tipo di energia, anziché essere destinati al risparmio e all’efficientamento energetico. C’è poi un altro aspetto da considerare, che è quello relativo alle infiltrazioni malavitose. La criminalità organizzata ha nel campo delle forniture alle centrali elettriche a biomasse una fonte di lauti guadagni, spesso causa anche di dispute feroci e sanguinarie tra fazioni avverse (le “mafie dei boschi”). La oppressiva e ubiquitaria presenza delle mafie, inoltre, comporta anche una aggressione illegale e indiscriminata al patrimonio boschivo nazionale, con danno che si assomma a danno».

Può riportare un esempio?

La centrale a biomasse di ENEL nella Valle del Mercure, nel Parco Nazionale del Pollino

«Sì, la centrale a biomasse ENEL (attualmente in passaggio di proprietà al Fondo F2i) della Valle del Mercure. È un impianto che contiene tutte le enormi contraddizioni di questa fonte energetica pseudo-rinnovabile. Si trova nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, la più grande area “protetta” d’Italia, che è anche una Zona di Protezione Speciale (ZPS) dell’Unione Europea (UE). La centrale è di elevata potenza (41 MWe), ma di scarso rendimento (25% circa); brucia 350mila tonnellate l’anno di biomasse da legno vergine, trasportate da oltre cento camion che ogni giorno vanno a congestionare una rete viaria, all’interno del Parco, già disagevole per il solo traffico locale, e a impattare assai negativamente, con i loro gas di scarico, sulla qualità dell’aria. Non è fonte rilevante di occupazione (le poche decine di addetti ENEL sono stati trasferiti da altre centrali con maestranze in sovrannumero) ma, anzi, crea evidenti problemi alle attività cui il Parco è naturalmente vocato (turismo, produzioni agro-alimentari di qualità). Immette in atmosfera un carico inquinante dannoso per la biodiversità del Parco e rischia di danneggiare la salute delle popolazioni residenti. È avversata da chi abita nelle sue adiacenze, da istituzioni locali e associazioni locali e nazionali, ambientaliste e non solo. Titolari di ditte calabresi, fornitrici di biomasse, sono stati arrestati con accuse di ‘ndrangheta».

Perché si continua a tenerla in funzione?

«Per gli incentivi economici pubblici! Nel 2016, anno di entrata in funzione della centrale – dopo una vertenza durata quindici anni – essa ha fruttato ad ENEL 49milioni di euro (come dichiarato dallo stesso Amministratore Delegato dell’Azienda elettrica), di cui solo 10milioni di euro da produzione di energia elettrica e 39 milioni di euro (!) da incentivi pubblici».

Si rileva che, come sempre, i decisori politici sono poco sensibili alle evidenze scientifiche e molto di più alle sollecitazioni economiche. Purtroppo, la distruzione di tanta parte del patrimonio boschivo negli ultimi anni contribuisce a mettere in pericolo la sopravvivenza stessa della razza umana sulla Terra.

 

 

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