sabato, Giugno 12, 2021

La lotta alle ecomafie transnazionali

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Alti profitti e basso rischio di rilevamento: il traffico di rifiuti rende alle ecomafie oltre 10miliardi di euro l’anno

di Vincenzo Musacchio *

La nuova criminalità organizzata ambientale, le cosiddette ecomafie, sono ormai un fenomeno transnazionale. Infatti, i nuovi mafiosi hanno compreso, guidati da alti profitti e basso rischio di rilevamento, che questo genere di affari può essere esteso agevolmente in ogni parte del globo.

A rischio la salute umana e l’ambiente

Questo nuovo aspetto, ovviamente, mette in maggiore pericolo la salute umana e l’ambiente. Minaccia la sicurezza sociale e frena lo sviluppo economico. Queste tipologie di reati sono strettamente connesse al crimine organizzato, alla corruzione e all’evasione fiscale.

Molte organizzazioni di stampo mafioso (come mafia siciliana, camorra, ‘ndrangheta e mafie pugliesi) sono coinvolte in vari traffici illegali di rifiuti in Europa e a livello internazionale. Un esempio per tutti: Operazione Green Tuscany del 2019.

Come avviene la gestione e il traffico illegale di rifiuti pericolosi

La gestione e il traffico illegale di rifiuti pericolosi e non, possono verificarsi durante le tre diverse fasi del ciclo dei rifiuti:

1) trasferimento iniziale dai produttori alle aziende specializzate nella gestione dei rifiuti;

2) attività di trasporto e stoccaggio;

3) trattamento, riciclaggio e smaltimento finale.

Per comprendere meglio le strategie criminali utilizzate, facciamo riferimento a una tecnica semplice ma ancora oggi utilizzata e cioè quella della falsificazione dei codici identificativi dei rifiuti.

Far passare, per esempio, fanghi altamente tossici come fertilizzante agricolo (metodo pericolosissimo e purtroppo più volte utilizzato).  Per la nuova generazione di mafiosi i rifiuti sono merce preziosa e ogni tipo di rifiuto ha un suo business e una destinazione “specifica” stabilita a priori. 

La geografia del rifiuto secondo le ecomafie

La Cina è utilizzata per plastica e carta. Il Ghana, la Nigeria, l’Egitto, la Somalia e il Senegal per i rottami di automobili ed elettrodomestici.  Burkina Faso, Ghana, Senegal, India e Vietnam, per i rifiuti dell’informatica. Tunisia, India, Albania, Emirati Arabi Uniti per i rifiuti tessili.

È la corruzione lo strumento principale adottato dalle ecomafie

Con le moderne tecnologie oggi è più facile modificare l’etichettatura, contraffare documenti d’identificazione dei rifiuti richiesti. Oppure ottenere attraverso corruzione documenti di viaggio o autorizzazioni legali, far risultare trattamenti su rifiuti in realtà mai avvenuti, ottenere autorizzazioni lecite dai Paesi di destinazione dei rifiuti.

Tutto questo avviene naturalmente grazie a enti pubblici conniventi, imprese colluse, funzionari pubblici e politici corrotti. È onesto rimarcare che tutto ciò accade non soltanto per volere delle mafie ma anche per colpa di quegli imprenditori che cercano di risparmiare denaro aggirando leggi e regolamenti in dispregio della salute e della vita delle persone.

Nella mia esperienza di studio e di ricerca, ormai ultratrentennale, ho potuto costatare che lo smaltimento dei rifiuti è un’operazione burocratica, lenta e costosa a livello locale e nazionale. Per cui, le organizzazioni criminali s’infiltrano direttamente proprio attraverso gli appalti pubblici per la gestione dei rifiuti a livello locale.

La corruzione di pubblici ufficiali e dei gestori delle discariche

Un ruolo decisivo sia a livello nazionale sia transnazionale lo gioca la corruzione di pubblici ufficiali e dei gestori delle discariche. La criminalità organizzata lucra anche nei settori dei trasporti, fornitura di mezzi di lavoro e attività di manutenzione.

Il tutto fornito da un marchio ormai noto: “Mafia S.p.A.”.

I clan mafiosi procurano spesso un forte sostegno elettorale a livello locale grazie al loro “controllo” del territorio. A loro volta ricevono in cambio da parte dei politici locali l’assegnazione di risorse pubbliche attraverso appalti e sovvenzioni. Si stima che il traffico di rifiuti renda alle mafie oltre 10miliardi di euro l’anno. I crimini ambientali, inoltre, portano in simbiosi anche altri delitti che vanno dalla corruzione all’evasione fiscale, dalle frodi al riciclaggio, dal lavoro nero al traffico di esseri umani.

Una cooperazione internazionale ed efficace per contrastare le attività della criminalità organizzata

Un simile quadro richiede assolutamente rimedi immediati ed efficaci non solo a livello nazionale ma anche europeo e internazionale. Il primo passo da fare è senza dubbio attuare al più presto una cooperazione internazionale efficace sulle attività criminali e sulla criminalità organizzata che opera nel settore dei rifiuti.

Da tenere sotto stretta osservazione il rapporto tra corruzione ed ecomafie, tra corruzione ed energie rinnovabili e tra corruzione e gestione illegale dei rifiuti di ogni tipo. Dai più semplici a quelli altamente pericolosi. Sarebbe opportuno, inoltre, utilizzare tutti gli strumenti e le strategie antimafia a disposizione comprese le interdittive di tipo amministrativo.

A noi studiosi è ormai chiaro da anni la natura transazionale delle ecomafie.  Queste non agiscono più confinate in uno o pochi Stati membri ma operano in ogni parte d’Europa e del resto del mondo. Se l’Unione Europea e la Comunità internazionale non ne prenderanno atto, di fatto, rinunceranno a impegnarsi contro queste nuove mafie. Molto più avvedute e più pericolose di quelle che le hanno precedute.

Vincenzo Musacchio, giurista e docente di diritto penale. Associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA). Ricercatore dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra. Allievo di Giuliano Vassalli e amico e collaboratore di Antonino Caponnetto.

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