La giustizia in Italia, tra democrazia e civiltà

Alfonso Bonafede, ministro della Giustizia

Riceviamo e pubblichiamo la lettera del nostro lettore, Antonio Dal Cin, vittima dell’amianto, al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede

Dal Cin, finanziere in congedo, riconosciuto come Vittima del Dovere, chiede al ministro di fare chiarezza su una Giustizia lumaca, prima che il suo destino possa compiersi

 

Buongiorno ministro Alfonso Bonafede,

mi chiamo Antonio Dal Cin, sono un finanziere in congedo e sono una Vittima del Dovere che chiede giustizia su questa vita terrena.

Antonio Dal Cin, con i colleghi dell’epoca, in servizio alle Tre Cime di Lavaredo, Dolomiti, Trentino Alto Adige

Nel lontano 4 ottobre 2012 ho prodotto un ricorso al T.A.R. del Lazio (da allora sono trascorsi 6 anni, 6 mesi, 8 giorni, 2.377 giorni, li sto contando) e, ad oggi, tutto tace.

Mi ritrovo incredibilmente ostaggio della giustizia amministrativa.

In principio non viene accolta l’istanza cautelare ex art. 55, del D.L.vo 104/2010, ai fini della sospensione, nonostante sussista il “periculum in mora”, cioè il primo dei presupposti che viene in rilievo all’art. 55, comma 1, del codice: questo richiede che il ricorrente alleghi il pregiudizio grave e irreparabile.

Durante il tempo necessario a giungere alla decisione del merito, il giudice si è pronunciato in merito a questo contesto, mentre tutto il resto deve ancora essere deciso.

Quando non si sa.

A questo punto sto perdendo ogni speranza, temo che possa accadermi qualcosa e ciò comporta il lasciare in “eredità” a mia moglie (malata di sclerosi multipla) e ai miei figli (di 12 e 5 anni) questa assurda vicenda.

Non vorrei aggiungere dolore al dolore. Stanno già pagando quotidianamente quella condanna a morte che mi è stata inflitta con le fibre di amianto e vivo ogni giorno, tra mille difficoltà.

Ma torniamo al ricorso in parola, per cui con atto del 26 febbraio 2018 mi è stato comunicato a mezzo PEC, in pari data, l’avviso di prescrizione (perenzione amministrativa) ultra quinquennale ai sensi dell’art. 82 del codice di procedura amministrativa, nel quale “si comunica che il ricorso indicato, essendo decorsi cinque anni dalla data del deposito, sarà dichiarato perento, se non sarà presentata dalla parte ricorrente nuova domanda di fissazione di udienza, sottoscritta dalla parte che ha rilasciato la procura di cui all’art. 24 e dal suo difensore, entro centottanta giorni dalla data di ricezione del presente avviso”.

Dunque, al fine di ottenere la decisione della causa, sottoscrivo l’istanza di fissazione udienza ai sensi dell’art. 82 cod. proc. amm..

Inspiegabilmente, continuo a permanere ostaggio di una giustizia amministrativa che chiede tempo a chi non ha tempo e nonostante abbia presentato un’ulteriore istanza di fissazione di udienza, tutto tace.

Mi appello pubblicamente a Lei, ministro Alfonso Bonafede, affinché faccia chiarezza su questa assurda vicenda.

Sono fortemente preoccupato, perché il 13 marzo scorso ho presentato un altro ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, per vedere riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali e anche il danno biologico, professionale, esistenziale e morale. E danni derivati da mobbing, conseguenti ad atti e fatti illegittimi che ho subito all’interno dell’ambito lavorativo, posti in essere dalla stessa Amministrazione e materialmente perpetrati anche con l’ausilio di superiori gerarchici.

La mia vicenda che non ha precedenti in Italia, durante la scorsa legislatura è stata anche portata all’attenzione del Parlamento con un’Interrogazione presentata in Senato da dodici senatori del M5S a quattro ministri.

Vivo la mia condizione di malattia, ostaggio della burocrazia e della giustizia amministrativa, tra strane dimenticanze, errori tanto incomprensibili, quanto inaccettabili, senza riuscire ad avere giustizia.

La prego, faccia qualcosa, affinché tutto questo non abbia mai più a ripetersi.

Cordiali saluti.
Antonio Dal Cin

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