giovedì, Febbraio 9, 2023

La crisi una scusa per trivellare ancora e fare ancora più profitti

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LA PREMIER GIORGIA MELONI HA ANNUNCIATO UN EMENDAMENTO SULLE TRIVELLE CHE PREVEDE IL RILASCIO DI NUOVE CONCESSIONI PER TRIVELLARE GAS E PETROLIO.  MA LE TRIVELLE NUOVE NON CAMBIERANNO DI UNA VIRGOLA LO SCENARIO ENERGETICO NAZIONALE

Premessa

Venerdì 4 novembre scorso la premier Giorgia Meloni in conferenza stampa ha annunciato un emendamento che prevede il rilascio di nuove concessioni per trivellare gas e petrolio tra le 9 e le 12 miglia, in deroga al decreto legislativo del 2006.  Questo, invece, precludeva nuove attività estrattive nelle aree marine protette e nelle 12 miglia di dette aree e dalla costa.

Notizia che ha fatto scalpore, dato che in occasione del nel referendum di sei anni fa, la presidente del Consiglio era tutta «per il nostro ambiente e la difesa del nostro mare», insieme con il collezionista di felpe Matteo Salvini, che allora indossava quella «No trivelle!», oggi a favore.  Notizia che ha scatenato anche le ironie soprattutto proprio di larga parte del centrodestra.

Eppure ritornano

Ritornano sempre, l’ho sempre saputo. Quella robaccia che c’è nel sottosuolo fa troppa gola a speculatori e affaristi, che non la smetteranno mai di trovare occasioni per farci soldi e per distruggere il nostro ambiente.

E questo vale ancora di più adesso che il petrolio sta a circa 100 dollari al barile, e il gas a 7 dollari per MBBTU (circa 30 metri cubi). Questa volta la scusa (buona e bella) è della guerra in Ucraina e dell’inflazione.

Prima di qualsiasi altra considerazione, però, vorrei fare un’osservazione.

Tutti abbiamo visto le temperature folli di ottobre, caldo da mare in tutto lo stivale. Tutti leggiamo di ghiacciai che continuano a sciogliersi e se mai torneranno più come prima, dalle Alpi all’Appennino. Tutti abbiamo vissuto estati torride del tutto innaturali rispetto a qualche anno fa.

E questo solo restando in Italia.

Cambiamenti climatici e subsidenza, questi sconosciuti

È questo il “trend” che vogliamo? Perché i cambiamenti climatici non si fermano qui. Dopo un ottobre da mare, chissà novembre! E poi sarà Natale da mare. Oggi i ghiacciai si assottigliano, domani non ci saranno proprio più.

Ogni goccia in più di petrolio che estraiamo, ogni infrastruttura di gas che riproponiamo oggi, è un ulteriore passo verso la catastrofe domani.

Milioni di volte l’ho scritto: gli idrocarburi che abbiamo in Italia sono pochi, fanno schifo, sono distribuiti in giacimenti piccoli e scomodi e finiranno sul mercato internazionale. Con buona pace di Cingolani e del nuovo ministro della Transizione ecologica, Gilberto Fratin. Tutto quello che si poteva trivellare facilmente e di un certo vero valore energetico è stato già pompato dopo la seconda guerra mondiale. Adesso restano le briciole.

Ma c’è un altro grave problema di cui non si tiene ancora conto, spiegano i geologi: la subsidenza. Ovvero, estraendo petrolio o gas dal terreno diminuisce la pressione dei fluidi interstiziali, causando, quindi, un abbassamento della superficie di quella parte di territorio interessata dall’estrazione di idrocarburi.

Ci vorranno anni…

Ci vorranno anni affinché tutto ciò che estraiamo di nuovo, con permessi nuovi e infrastrutture nuove, sia portato nelle case della gente. Anche se Meloni e si suoi nuovi compari di merende parlano di permessi veloci ci vorranno lo stesso anni per saggiare il terreno, per ottenere permessi, per trivellare nuovi pozzi, per costruire oleodotti e chissà centrali di trattamento.

Anni!

Vogliamo sperare che la guerra e l’inflazione saranno finite per allora. Tutto quello che approviamo ora servirà solo per continuare la nostra dipendenza energetica dalle fossili per altri trent’anni e per rimpinguare le casse dei petrolieri per altri trent’anni. Avremo il sole a 30 gradi anche a Carnevale di questo passo.

Le supposte neo-trivelle nostrane non abbasseranno le nostre bollette di quest’anno e nemmeno del prossimo anno.

Non funziona così, cara Giorgia Meloni.

La crisi una scusa per trivellare ancora e fare ancora più profitti

E infatti non a caso gli unici eccitati delle trivelle sono quelli di Federpetroli e dell’ENI e quelli del governo che con i petrolieri vanno a nozze, quale che sia il loro colore politico.

I quali petrolieri, guarda un po’… hanno postato profitti record nel 2022.

Milano Finanza il giorno 28 Ottobre 2022 dice:

“I conti di Eni battono il consensus: i numeri al 30 settembre 2022 consegnano un terzo trimestre da record, che porta a 16,8 miliardi di euro il risultato operativo dei nove mesi (+187%) e a 13,26 miliardi di euro l’utile netto, oltre 5 volte quello dell’analogo periodo 2021 (+475%, erano 2,3 miliardi nel 2021)”.

Nel 2022 hanno fatto 5 volte l’utile del 2021!

Non so a voi, a me queste notizie fanno aggrovigliare le budella. Marciano sui profitti record mentre i prezzi salgono alle stelle e usano la crisi per trivellare ancora e dunque per fare ancora più profitti. Non dobbiamo crederci. Occorre resistere a questa gentaglia, ieri come oggi.

Cosa rispondere a quelli delle bollette?

Che le trivelle nuove non cambieranno di una virgola lo scenario energetico nazionale, che è molto più facile, economico, pulito, intelligente, riempire i tetti degli italiani di pannelli solari, promuovere l’anti-spreco e l’efficienza energetica. Questo è molto più veloce, decentralizzato, lungimirante.

E magari, dovremmo stare più attenti ai nostri consumi.

Ma poi, davvero non possiamo fare qualche sacrificio per il pianeta? È una situazione temporanea e dopotutto c’è una guerra, dietro l’angolo c’è qualcuno che muore.

Forse un qualche piccolo sacrificio possiamo farlo anche noi, io credo. Mentre premiamo per un mondo il più possibile fatto di energia rinnovabile.

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