lunedì, Agosto 2, 2021

La clavicola di San Francesco, Daniele Nadir

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Il nuovo libro di Daniele Nadir, tra sacro ed ecologico

La clavicola di San Francesco
la copertina del libro “La clavicola di San Francesco” di Daniele Nadir

La clavicola di San Francesco è il nuovo romanzo di Daniele Nadir, edito da 21lettere. A quindici anni dall’uscita de Lo stagno di fuoco l’autore torna ad allietare le giornate dei lettori con un’avventura coinvolgente.

È la storia di un gruppo di amici, cresciuti in un contesto clericale a Roma.  Una vita scandita fra momenti di preghiera e occasioni di fuga, in un mondo immaginario da essi plasmato. Attraverso un salto temporale il lettore ritrova gli stessi personaggi, più vecchi di vent’anni. Tutti tranne uno, Sebastiano, scomparso durante il terremoto di Assisi del ‘97. Così, un romanzo di avventura adolescenziale riesce, in maniera versatile, a trasformarsi in un thriller apocalittico, senza rinunciare alla dimensione storica e sacra.

Infatti, la trama si infittisce nel momento in cui Giulia, Fabio e Pongo decidono di seguire le tracce di Seb, svanito nel nulla mentre cercava di risolvere il mistero della clavicola di San Francesco. Le circostanze, create dalla penna brillante e sapiente di Nadir, porteranno i protagonisti a rievocazioni sacre riportate ai giorni nostri.

Attraverso la sua sensibilità ecologista, l’autore si avvicinerà in modo suggestivo alla convivenza tra l’essere umano e le altre specie e alla relazione tra natura e uomo, mettendo in discussione il primato di quest’ultimo nei confronti dell’ambiente.

L’uomo paga le spese delle sue stesse azioni

evoluzione
L’evoluzione della specie è nociva per la salute del pianeta?

Il romanzo pone un’attenta riflessione in materia di tutela dei differenti ecosistemi, l’attenzione nei confronti del territorio va considerato come presupposto fondamentale per la sopravvivenza della specie umana.

Siamo una specie giovane, numerosa e, oggi come non mai, vulnerabile. Proprio per questo, recentemente si è risvegliata una coscienza comune verso il rispetto della natura e di tutti i suoi ospiti. L’Homo sapiens, sin dalla sua prima apparizione si è trovato in un pianeta già abitato, la principale sfida da affrontare è stata quella della convivenza.

In più, come è noto, l’intelligenza insita nel DNA degli ominidi ha fatto sì che la specie umana riuscisse a sopravvivere sfruttando le risorse della natura: le fonti d’acqua, la selvaggina e le piante commestibili. Successivamente, nel corso del tempo, l’uomo è diventato abile nella lavorazione della terra e modificazione dell’habitat circostante, col fine di apportare miglioramenti della sua qualità della vita. Il resto è storia.

Le città sono frutto del progresso tecnologico ed economico della specie umana ma anche generatori di autodistruzione dovuta alle emissioni di sostanze chimiche e al bombardamento acustico. L’uomo, troppo spesso, ha pagato il prezzo del progresso. L’ONA e l’avv. Ezio Bonanni hanno spesso denunciato, ad esempio, la tragica realtà di Taranto, un territorio caratterizzato dalla sua importanza storica, archeologica e dalla sua bellezza naturalistica che paga le spese dell’abuso di amianto per fini industriali.

L’autore Daniele Nadir si racconta…

La clavicola di San Francesco, autore
Nella Clavicola c’è avventura, ci sono intrecci storici e anche il Fantastico

“La clavicola di San Francesco” non è solo la storia di un’amicizia, è un romanzo di avventura e ricerca storica che tocca il tema del sacro. Il testo si situa a cavallo tra suggestioni e generi molto diversi: quali sono state le sue premesse e le sue ambizioni stilistiche nell’elaborazione della storia?

Prima di iniziare un romanzo devo aver vissuto intimamente la storia che verrà: spesso la racconto sino a quando anche i dettagli iniziano ad avere nella mia mente un grado di verità disarmante: questa è la mia sola premessa, al via, più di approccio che di stile. I generi sono campi da gioco splendidi, però rischiano di diventare gabbie. Nella Clavicola c’è avventura, ci sono intrecci storici e anche il Fantastico. Una trama che inizia coi toni agrodolci delle infanzie intense di Bradbury prima di correre via per strade insolite. Credo nell’essere onnivori e trasversali, e che la storia batta i generi come la briscola.

Quali sono i generi letterari da cui trae ispirazione? Qual è stato il percorso culturale, artistico che l’ha portata a scrivere questo romanzo?

Il percorso che mi ha portato a scrivere La clavicola passa da tutti i libri che ho amato e divorato con ammirazione, avidità e invidia. Attraversa decine di racconti illeggibili riscritti e bastonati da un gruppo di amici che ha avuto il merito inestimabile di non farmene passare una. La clavicola è frutto di decine di stesure e limature. Una tappa importante, infine, è stato il mio primo romanzo, Lo stagno di fuoco. Più che generi di riferimento parlerei di autori, da Lethem a King, dalla Anthony a DeLillo, scomodando i santi, San Francesco a parte.

Riesce a identificarsi in uno o più dei personaggi della storia?

Quando scrivo, sono tutti i personaggi, “Cattivi” compresi. Nella Clavicola, però, le cose sono andate un passo oltre. Una buona percentuale dei personaggi prende vita dalle storie dei miei amici. Pongo, il mio cane, recita la parte di Pongo, uno dei protagonisti. Io quella di Fabio.

La Clavicola di San Francesco: più di una semplice storia

biodiversità
L’importanza del rispetto della biodiversità

Tre aggettivi per definire la sua nuova uscita.

Realistico.” I personaggi cercano un loro amico scomparso nel terremoto di Assisi del ’97. Seb era sulle tracce di una reliquia che forse nemmeno esiste. Dopo vent’anni ne seguiamo le tracce, freddissime, fra libri, basiliche e dipinti, lungo otto secoli di eresie. Spesso in libri (e film) incappiamo in una frase in latino pronta a risolvere un mistero nel primo libro trovato in biblioteca, ma Fabio e Giulia, di città in città, conducono una ricerca storica verosimile, senza troppe scorciatoie.

Agli antipodi, parte di questa storia è “surrealista”, anzi, mi gioco due aggettivi: “surrealista-animalista”. Nella Clavicola gli animali scardinano la nostra realtà. Non visti, ci portano a misurarci con un mondo che inizia, in silenzio, ad avere un sapore fantastico, dando vita alle frizioni che abbiamo nel profondo, con la differenza, rispetto a una chiacchiera fra amici, che non devi argomentare ma sentire, e non ci sono schieramenti: solo una storia da vivere in prima persona, e con gli occhi bene aperti.

Una domanda per i lettori del giornale dell’ambiente. Nel suo racconto c’è un fil rouge ecologista, può spiegare in che modo si sviluppa, quali sono le principali tematiche ambientaliste affrontate e qual è il peso dato al rapporto uomo-natura all’interno del racconto?

La Clavicola di san Francesco rappresenta un ideale di comunione fra uomini e animali, vissuta dai personaggi in modi diversi. Vediamo l’animalismo semplice dei protagonisti bambini (da piccolo senti che certe cose sono giuste, punto). Da grande, Seb mantiene un’empatia e una lucidità che fanno paura, ed è un sollievo che nella storia ci siano anche Fabio e Giulia. A caccia della reliquia troviamo anche due improbabili, pragmatici, Men-in-Black del Vaticano, e ancora: un ordine minore di Francescani, i Semplici, l’ha custodita per secoli. Ecco: attraverso ognuno di loro, la trama mette in scena le contraddizioni di un’ideale senza compromessi quanto le nostre e quelle del mondo in cui viviamo. Mi piacerebbe chiedere ai lettori come vivranno l’epilogo di questa storia e… chi volesse, può scrivermi dal sito laclavicoladisanfrancesco.it o sulla pagina Instagram/Facebook di_santi_sbronze_e_animali.

Il prossimo futuro dello scrittore

giudizio universale
Gli scenari apocalittici sono cari a Daniele Nadir

A cosa lavora in questo momento? Il suo prossimo romanzo sarà in linea con lo scenario apocalittico presentato nei primi due?

Decisamente sì. La storia a cui sto lavorando, I libri dei gabbiani, inizia dopo l’ultima pagina de Lo stagno di fuoco. Lo stagno vive sotto lo stesso cielo del La clavicola anche se è una storia completamente diversa. Quest’ultimo romanzo chiuderà un arco narrativo estremamente ampio, che ha come fulcro la fine, e un nuovo inizio. Ma I libri dei gabbiani hanno un orizzonte più vasto dei romanzi precedenti (ho scritto le prime 200 pagine, sinora: l’antefatto). Sin qui tutto bene. Ci vorrà un po’ per vederne la fine, ma come per le altre storie, scrivere è una gioia (e una fatica) totalizzante. Spero che la Clavicola possa emozionarvi, e divertirvi, quanto è capitato a me quando l’ho scritta.

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