La città del futuro non deve essere come Liuzhou Forest City

Progettare vere Forest City per un futuro urbano sostenibile e recuperare il rapporto uomo/natura. Più spazio a fustaie di alberi; fabbricati per abitazione insediati tra alberi di alto fusto, in aree diffuse perimetrali

Guardando i bellissimi disegni digitali che alludono a una città in un futuro possibile, ho rilevato un dettaglio, non secondario, nel progetto dello Studio Boeri Architetti per Liuzhou Forest City in Cina, presentato al COP 21 di Parigi.

Si vuole far passare un progetto di edilizia speculativa, con un’alta concentrazione urbana, mimetizzandolo con arbusti e cespugli di erbe officinali e fiori di qualità, davanti a ogni finestra dei numerosissimi piani degli edifici, contenuti in grandi vasconi di cemento armato prefabbricato, riempiti di terreno agronomico.

Bene, di foreste, ossia, ampie aree costituite da fustaie di alberi, non c’è traccia, c’è invece ed è visibilissima, la grande concentrazione di volumi edilizi da innalzare su una ridotta e concentrata superficie territoriale, segno questo, in anteprima, della futura vera insostenibilità urbana e umana che si evince dalla mancanza di rapporto con il territorio, con il suolo, con la geologia in cui sarà incastonato e costruito ogni edificio.

A poco o a nulla serviranno, seriamente, i vasconi di cemento a decine di metri di altezza dal suolo riempiti oltremodo di arbusti e cespugli di erbe officinali, per condizionare positivamente l’umore dell’umanità, per ridurre la rabbia ed esaltare la gioia nell’animo degli uomini (come in vari articoli, a supporto del progetto, si tende ad evidenziare).

Il problema è mal posto e il progetto, dal canto suo, risponde in modo errato ai veri problemi della progettualità urbana, in cui si forza l’insediamento di 30mila abitanti in un’area di 175 ettari. Inoltre, per far fronte alla disastrosa concentrazione verticale urbana progettata, si adottano soluzioni mimetiche all’esterno e tecnologie spinte all’interno degli edifici, immaginate da una ingegneria speculativa. La quale, ormai da anni, spinge nel farcire la nuova edificazione di numerosi attrezzi e apparecchiature elettroniche, indirizzando la vita degli uomini verso un mondo sempre più digitale e apparentemente più semplice ma sempre più energeticamente dipendente e complesso.

A mio avviso, la qualità urbana in una città, in un quartiere, si raggiunge in modo più semplice ribaltando i valori del progetto, ossia, progettando vere fustaie di alberi altissimi tra cui, basse abitazioni, che non superino i livelli di piano terra e primo piano, ospitano una umanità diffusa. Dove la vita dell’uomo si può sviluppare tra rumori, suoni, traffico, luci, folla, schermi e pubblicità con luci led ma immersi in una vera foresta.

Una vera Forest City, in cui la fustaia di alberi di varie specie è l’elemento predominante fisico e visivo, nel vero senso della parola; che condiziona positivamente i cinque sensi dell’uomo, la vista, il tatto, il gusto, l’udito e non ultimo l’olfatto dell’uomo. Veri alberi d’alto fusto e fiori e cespugli di erbe officinali che fanno da cornice con i loro profumati e fragili rami ad altezza d’uomo.

Per cui, se vogliamo, dobbiamo progettare vere Forest City. Nelle variabili progettuali vanno invertiti i parametri di progetto, ossia: nelle nuove città le superfici destinate agli edifici devono esse riservate alle fustaie di alberi; mentre i fabbricati per abitazione vanno insediati tra gli alberi di alto fusto, nelle aree diffuse perimetrali, con servizi e infrastrutture necessarie alla vita dell’uomo. Recuperando, così, il vero rapporto uomo/natura.

Così ripensato e riprogettato il progetto per Liuzhou Forest City, commissionato dal Liuzhou Municipalità Urban Planning, potrebbe essere un vero progetto a misura d’uomo del futuro. Immaginato per un nuovo insediamento urbano che rispetta il territorio, il rapporto con la natura, la geologia, la flora e, non ultima, la fauna che in essa si insedierebbe. Riannodando il rapporto semplice tra uomo-città-natura, in cui la luce del sole e le sere di luna piena illuminano la città con l’ausilio, dove necessario, di luce artificiale, riportando al centro del progetto architettonico della città l’idea che uomini e piante devono essere considerati, entrambi, esseri viventi, per coabitare sulla terra.

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