mercoledì, Febbraio 8, 2023

Il Jova Beach Party davvero danneggia l’ambiente?

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DOPO LE TANTE POLEMICHE CHE HANNO ACCOMPAGNATO IL JOVA BEACH PARTY OCCORRE FARE CHIAREZZA SUL VERO IMPATTO AMBIENTALE DELL’EVENTO

Dopo aver solcato l’intero litorale italiano, anche l’edizione 2022 del Jova Beach Party è arrivata al termine, con l’evento conclusivo del 10 settembre all’Aeroporto di Milano Bresso.

Il tour di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, è stato indubbiamente un successo, con oltre 550mila spettatori e confermando il riscontro ottenuto già nell’edizione del 2019. Tuttavia non sono mancate le polemiche, soprattutto per la scelta di quella che è la caratteristica iconica di questi concerti, cioè organizzare l’evento in spiaggia.

«La spiaggia è la linea di frontiera più significativa che esiste. Portare lì la festa per me è l’impresa più bella e difficile, la più entusiasmante – ha dichiarato il cantante Jovanotti -. Su una spiaggia è iniziata la vita terrestre, la fantasia, la voglia di partire. Il Jova Beach Party è qualcosa che si propone di nascere continuamente come la natura».

Tra le tante cose dette e i vari scontri nati fra l’artista, l’organizzazione e le varie associazioni ambientaliste occorre fare chiarezza.

Le proteste delle associazioni ambientaliste

Il Jova Beach Party è sicuramente un evento che vuole “tingersi di verde”:

  • è vietata la plastica e si utilizzano bicchieri compostabili;
  • si occupa di recuperare il cibo avanzato e di ridurre gli sprechi grazie alla collaborazione del Banco Alimentare;
  • si promuove l’uso di mezzi di trasporto ecologici;
  • è garantita la sicurezza in mare grazie all’azione della Guardia Costiera;
  • si realizzano isole di rifiuti e aree relax con materiali riciclati.

Eppure è proprio la scelta di portare lo spettacolo musicale in spiaggia ad accendere le critiche di associazioni come Legambiente, Lipu, Italia Nostra, Marevivo, Lav, Enpa (Ente nazionale protezione animali), per l’impatto ambientale che ne può risultare. L’atmosfera di un concerto può distruggere i delicati ecosistemi costieri con lo spianamento delle dune, l’abbattimento di piante, il calpestio di migliaia di persone.

I vantaggi del Jova Beach Party in spiaggia

Organizzare questi eventi in un luogo speciale come la spiaggia richiede maggiore attenzione. A differenza di un concerto in uno stadio, bisogna prevedere significative misure di sicurezza, da adattare di volta in volta. Anche le autorizzazioni sono più complesse, soprattutto in riferimento all’impatto ambientale.

Allora perché la Trident Music, l’organizzatore del Jova Beach Party, per la seconda volta ha scelto di affrontare queste sfide? A fare luce su questo è “L’Essenziale”, che evidenzia come per l’uso delle spiagge, che fanno parte del demanio marittimo statale, sono versate quote “non significative”. Infatti sulle concessioni balneari hanno competenza i Comuni, che possono rilasciarle anche temporaneamente, e il costo è pochissimo. Per esempio per la tappa del tour a Barletta la Trident ha pagato 2.698 euro.

Le cifre sono di molto inferiori rispetto a quelle richieste per l’affitto degli stadi che normalmente ospitano i grandi eventi. Ne è un esempio lo stadio Diego Armando Maradona di Napoli che, nel 2019, cioè all’epoca della prima edizione del Jova Beach Party, quando era ancora chiamato stadio San Paolo, costava il 10% dell’incasso, “con un minimo garantito di 50mila euro”.

I costi aggiuntivi di organizzare un evento in spiaggia

Al costo per l’utilizzo del suolo pubblico si aggiungono i costi per la pulizia delle spiagge che sono a carico dell’organizzazione. Tutte le spese necessarie per allestire le aree coinvolgono invece le amministrazioni comunali e regionali.

Per esempio, per lo sbancamento delle dune e la copertura di fossi, e per il loro successivo ripristino, il Comune di Fermo ha stanziato 5mila euro, poi 1.500 euro per barriere in cemento, 4mila euro per lavori in aree parcheggio, 2.690 euro per lo smontaggio e il rimontaggio di un’area giochi, a cui si aggiungono 20mila euro da destinare al personale coinvolto. Infatti l’organizzazione dei concerti di Jovanotti richiede un lavoro straordinario da parte delle amministrazioni comunali, dei loro uffici e di appositi tavoli tecnici, in aggiunta alla mobilitazione di prefetture, polizia locale e protezione civile.

Eppure il manager della Trident Music, Maurizio Salvadori, sostiene che i costi da parte degli organizzatori siano molti di più. «Non sono certo compensati da un risparmio dell’8% dell’incasso, che è l’affitto che chiedono gli stadi, al netto dei diritti della SIAE: parliamo di una cifra tra gli 80 e i 200mila euro a data – sostiene Salvadori -. Solo di facchinaggio spendiamo 150mila euro a evento, il doppio di quanto spenderemmo in uno stadio. L’idea che risparmiamo usando le spiagge è totalmente sbagliata. Paghiamo tutto noi, chiediamo solo che l’area sia pronta ad accoglierci».

Infatti, secondo la Trident, le spese per la preparazione delle aree sono il minimo, dato che i comuni ottengono in cambio visibilità e un notevole rilievo economico dal punto di vista turistico.

Jova Beach Party, a farne le spese è l’ambiente

È quindi il guadagno economico il grande motore dietro tutto, ovviamente. La Trident, nonostante i costi, nell’edizione del 2019 si stima che abbia avuto un incasso di circa 33milioni di euro.

E, allo stesso modo, il pubblico cede alle esigenze del privato per un notevole ritorno economico sul territorio. Ad esempio, nel 2019, per il solo Comune di Lignano questo si aggirerebbe intorno ai 5milioni di euro.

L’unico che sembra farne solo le spese, senza alcun guadagno, è l’ambiente. Ma anche sotto questo aspetto la questione è più complicata.

Criticità emerse sulle tappe del tour

Le tappe del tour scelte sono tutte aree già antropizzate o con la presenza di stabilimenti balneari. Anche se l’effettiva modalità con cui si effettua questa decisione non è chiara e, nonostante la richiesta di chiarimento rivolta alla Trident Music, non è giunta una sua risposta.

Tra tutte queste spiagge, però, alcune hanno sollevato varie proteste locali, come quella di Vasto, Rimini, Cerveteri, Roccella Jonica, Lido degli Estensi e Castel Volturno.

In particolare, a Vasto la zona scelta corrisponde a un’area di nidificazione del fratino. A Fermo, invece, per far spazio al palco è stata distrutta un’area che precedentemente era stata protagonista di un progetto di rinaturalizzazione. A Marina di Ravenna gli spettacoli sono stati organizzati vicino una riserva naturale, la pineta di Ravenna, e di un sito classificato come di interesse comunitario (Sic) e di protezione speciale (Zps) dall’Unione europea.

Anche l’ecosistema dunale di Viareggio, che comprende tre habitat di interesse comunitario, è stato messo a rischio, insieme a quello di Cerveteri, dove si sono registrate diverse irregolarità all’interno di un’area in cui è presente la specie protetta del giglio di mare.

Jova Beach Party a Roccella Jonica

Un altro caso che ha destato scalpore è stata la scelta di Roccella Jonica, in provincia di Reggio Calabria, come una delle tappe del tour. Il motivo è la presunta presenza di specie da tutelare, come il fratino, la tartaruga Caretta caretta e il giglio di mare.

A opporsi all’evento sono stati il Centro italiano studi ornitologici, che si preoccupava della “vegetazione psammofila (adatta agli ambienti sabbiosi) di rilevante interesse” e della “nidificazione accertata anche del corriere piccolo Charadrius dubius”, e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA).

Quest’ultima, in occasione dell’evento del 2019, aveva ritenuto che gli interventi ambientali necessari alla preparazione del sito e la realizzazione dell’evento stesso comportassero rischi di impatto su diverse componenti ambientali, compresi habitat e specie tutelati dalla normativa comunitaria vigente.

Non è mancata però la replica del sindaco, che chiarisce come queste proteste siano futili dato che l’area prevista per il concerto è “Natura Village”, una zona prevista dal Piano di spiaggia per ospitare strutture turistiche, ricreative e balneari. Perciò il Jova Beach Party si pone in linea con le previsioni di utilizzo di questa porzione di spiaggia.

«Quella zona della spiaggia di Roccella è destinata all’edificazione di un villaggio turistico, Natura Village appunto, chiamato così perché realizzato con criteri di sostenibilità -ha confermato il sindaco di Roccella Jonica, Vittorio Zito -. Questa finalizzazione si portò alla conoscenza di tutte le associazioni ambientaliste quando abbiamo approvato il Piano di spiaggia. Nessuna di esse ci ha detto nulla. Se si fa un villaggio turistico va bene, ma se si fa un evento che dura una settimana non va bene?».

La verità dietro l’evento a Roccella Jonica

Inoltre l’area prescelta per l’evento non fa parte di quelle della Rete Natura 2000 e, per questo motivo, non occorre una valutazione di incidenza ambientale.

«Quella non è una zona protetta. A monte invece c’è una zona che il Piano di spiaggia designa di interesse naturalistico e che deve essere soggetta a rinaturalizzazione. Quella zona non è stata toccata. La zona spianata è stata spianata perché si poteva spianare -precisa il sindaco Zito -. Non è stata violata nessuna norma e soprattutto non si deve dire che noi del Comune di Roccella Jonica abbiamo fatto le cose senza l’attenzione per l’ambiente. Tenga conto che la tartaruga Caretta caretta non ha nidificato in quel sito da oltre 20 anni. La specie nidifica lontano da lì perché lì c’è il porto. Nonostante questo, noi abbiamo compiuto il monitoraggio a partire da aprile per verificare l’eventuale nidificazione della tartaruga».

La verità drammatica però è che neanche la presenza di una specie a rischio potrebbe cambiare le destinazioni d’uso di alcune aree, che si scelgono sì tutelando l’ambiente ma anche per fini turistici e di promozione del territorio.

Difficoltà a coniugare l’ambiente e sviluppo del territorio

Come sottolinea il sindaco fare una festa con 30mila persone sul litorale è tecnicamente e amministrativamente possibile e non contrasta con nessuna delle norme che regolano l’uso dell’arenile in Italia. Come amministratori si ha, infatti, il dovere di coniugare vari interessi che animano le comunità, facendoli convergere verso un unico obiettivo, cioè lo sviluppo sostenibile del territorio.

«Se il giglio di mare dovesse nascere nell’area del Natura Village questo non impedirebbe di realizzare il villaggio turistico. Il giglio di mare può nascere anche in un’area data in concessione balneare, ma non si può non esercitare più la concessione – spiega Vittorio Zito -. La destinazione delle aree viene fatta dal Piano di spiaggia, un piano regolatore che definisce ogni pezzettino di spiaggia che destinazione ha. Questo piano è soggetto a una serie di pareri, tra cui quelli delle associazioni ambientalistiche. L’idea adesso è che un sindaco firma l’autorizzazione e la firma per fini economici. Tutti pronti a dire che vogliamo distruggere il giglio di mare. Non è così. Se l’area fosse stata di particolare interesse l’avrebbero dovuto dire alla presentazione del Piano di spiaggia. E in una zona di questa portata non avremmo mai organizzato il Jova Beach Party».

Compatibilità tra tutela ambientale e il Jova Beach Party

È quindi difficile coniugare i due aspetti: tutela ambientale e promozione turistica? Secondo il sindaco di Roccella Jonica assolutamente sì.

«I sindaci devono ottemperare a varie esigenze. C’è l’esigenza della tutela ambientale e noi l’abbiamo molto chiara. Siamo da vent’anni bandiera blu. Facciamo il 75% della raccolta differenziata – racconta Vittorio Zito -. Normalmente si impone che almeno il 30% delle spiagge sia libera. Da noi è il contrario: il 68% è spiaggia libera e il 32% è occupato da concessioni balneari. Siamo assediati da persone che vorrebbero permessi per costruire vicino alla spiaggia, ma non è edificato nulla. Quotidianamente dobbiamo combattere contro gli appetiti di chi mette in secondo piano l’ambiente. Ma noi di Roccella Jonica siamo molto attenti alla sua tutela.

Tuttavia l’altra parte della medaglia riguarda lo sviluppo economico del territorio. Secondo alcuni il Jova Beach Party è incompatibile con queste due esigenze, quindi non deve essere fatto. Secondo me, invece, è compatibile e deve essere fatto per lo sviluppo del territorio. È questo il diverso approccio. La campagna contro il Jova Beach Party è legittima, ma va fondata sulle opportunità non su illegalità che non esistono».

Jova Beach Party a Roccella Jonica: guadagnati 2 milioni

Secondo il sindaco l’evento è stata quindi una straordinaria opportunità per raccontare e far conoscere la Calabria. Infatti, sebbene le associazioni ambientaliste avessero preferito il concerto di Jovanotti in uno stadio, questo avrebbe impedito che la scelta ricadesse nel proprio territorio, dato che, in Calabria, arene così capienti non ci sono.

E senza il concerto sarebbero venuti meno anche i vantaggi economici che ha portato alla comunità. «In una riunione con i responsabili della Jonica Holiday, un consorzio di albergatori, si è stimato che il fatturato del settore Ho.Re.Ca. in quei giorni nella zona sia arrivato a 2milioni di euro, per zona intendo 20 Km da Roccella, sia a sud che a nord -confessa il sindaco-. Bar e ristoranti hanno fatto la metà del fatturato annuale in due giorni perché c’era tanta gente. E la mattina dopo era tutto pulito. Una persona può essere d’accordo o no, ma è stata una bellissima festa in spiaggia, innovativa e perciò divisiva».

L’impatto ambientale nella scelta delle tappe del tour

Eppure è indubbio che la scelta delle tappe poteva essere fatta con maggiore considerazione per l’ambiente. Nonostante il giallo dovuto alle motivazioni della scelta iniziale delle aree prescelte, su cui Trident Music non ha voluto dare spiegazioni, ha chiarito alcuni punti lo stesso sindaco Vittorio Zito.

«Ci hanno contattato loro per confermare la scelta del 2019. Hanno individuato poi per la grandezza una zona e quindi ci hanno proposto di farla lì – dichiara il primo cittadino -. Abbiamo fatto tutti gli accertamenti e poi abbiamo detto di sì. Infine siamo stati noi a preparare lo spazio per l’allestimento, con il livellamento e la pulizia».

La Trident Music, per l’uso dell’area, ha poi pagato una concessione balneare per un determinato periodo allo Stato. «Il Comune ha solo funzioni amministrative. Fanno quindi a noi la domanda di concessione demaniale – spiega Vittorio Zito -. Poi tutto questo è stato sottoposto alla Commissione Provinciale di Vigilanza sui Locali di Pubblico Spettacolo, di cui fanno parte Vigili del Fuoco, Carabinieri, Polizia, Guardia Costiera. E questa commissione ha dato parere positivo, altrimenti non si sarebbe mai fatto».

Nessuna quota quindi arriva direttamente al Comune per l’organizzazione dell’evento. «Non è stato devoluto nulla al Comune. Non è un organo profit. Il Comune mette solo in piedi delle attività che portano benessere sul territorio – precisa il sindaco Zito -. Abbiamo fatto un cartellone estivo importante, sostenendo dei costi, ma lo abbiamo fatto per un ritorno sul territorio, non al Comune».

WWF e valutazione dell’incidenza ambientale

Per quanto riguarda, invece, zone all’interno o nelle vicinanze di siti Sic e Zps, ogni intervento dev’essere sottoposto a un procedimento di valutazione di incidenza ambientale. I proponenti devono presentare e pubblicare la valutazione trenta giorni prima dell’intervento per far sì che associazioni e cittadini possano verificarla ed eventualmente presentare osservazioni.

Un importante contributo è stato quello del WWF Italia nel controllo dell’impatto ambientale dell’evento. «Nel 2019 Jovanotti ha aderito alla campagna del WWF in difesa del mare contro l’invasione della plastica che, malamente smaltita, finisce in natura. Mise così a disposizione il suo tour per sensibilizzare sul problema e per favorire comportamenti individuali più responsabili – dichiara Gaetano Benedetto, presidente del Centro Studi di WWF Italia -. Il WWF pose poi delle condizioni sulle localizzazioni e sulla modalità di gestione per favorire la trasformazione di un evento, che comunque si sarebbe tenuto, non solo rendendolo il meno impattante possibile ma facendolo diventare anche un amplificatore di messaggi per la trasformazione dei nostri stili di vita».

Il ruolo del WWF nel Jova Beach Party

L’organizzazione ha così fatto le sue richieste e raccomandazioni. Sono stati previsti screening ambientali che hanno permesso di studiare le caratteristiche ecologiche dei luoghi scelti, in termini di habitat e specie presenti, fino a tre chilometri di distanza.

«In primo luogo sono state escluse tutte le spiagge all’interno di aree protette o di siti d’interesse comunitario. Ci si è orientati su spiagge antropizzate, molte delle quali oggetto di concessioni balneari -precisa Gaetano Benedetto -. Poi tutte le spiagge scelte dagli organizzatori sono state sottoposte a uno screening ambientale che è servito a mettere in evidenza eventuali criticità. In base a questo sono state fornite indicazioni e prescrizioni agli organizzatori. Infine nelle spiagge, dove erano state evidenziate delicatezze maggiori (come la prossimità a siti di nidificazione di fratino o tartarughe marine), c’è stato un monitoraggio che è partito da maggio e che è proseguito successivamente alla rimozione dell’area villaggio».

Confronto con il WWF per l’organizzazione dell’evento

Infatti, come dichiara anche Salvadori della Trident Music, con il WWF c’è stato un confronto franco che ha portato alla scelta di evitare alcune spiagge che nella prima edizione avevano sollevato più polemiche e di spostare alcune date.

«Tutte le spiagge dei concerti erano luoghi dove già l’impatto delle attività umane è molto forte. Il WWF ha avanzato richieste e raccomandazioni per fare in modo che venissero scelti standard di sostenibilità più ambiziosi – spiega Benedetto -. Lo ha fatto con le location dei concerti, chiedendo agli organizzatori di rinunciare ad alcuni siti (richieste accettate). Nel caso di altre aree che avrebbero potuto presentare criticità ambientali, in quanto possibili siti di nidificazione di uccelli o tartarughe, ha richiesto di pianificare i concerti in periodi in cui è altamente improbabile la presenza delle specie, parallelamente all’attivazione di misure straordinarie inerenti al posizionamento del palco e delle strutture accessorie».

Il WWF prosegue poi il suo impegno con il progetto Ri-Party-Amo, la cui raccolta fondi, sviluppata insieme al Jova Beach Party e a Intesa San Paolo, ha superato i 3milioni di euro.

«Ora che la musica si è spenta si accende l’impegno civico con una grande mobilitazione che punta a pulire dalla plastica 20milioni di metri quadri di spiagge (si tratta di più di un terzo di tutte le spiagge libere italiane), fondali e fiumi – racconta il presidente del Centro Studi di WWF Italia -, a realizzare sette interventi di ricostruzione naturale di ambienti deteriorati e ad avviare progetti di educazione nelle università e nelle scuole».

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