venerdì, Giugno 21, 2024

L’Italia, un Paese vittima dell’erosione costiera

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I RECENTI DATI DELL’ISPRA ILLUSTRANO UN QUADRO ALLARMANTE DEL RISCHIO EROSIONE COSTIERA IN MOLTE CITTÀ D’ITALIA E NON SOLO

Le coste in tutto il mondo sono fortemente minacciate dagli effetti del riscaldamento globale. L’erosione e l’innalzamento del livello dei mari potrebbero infatti causare la scomparsa di quasi la metà di tutte le spiagge sabbiose entro la fine del secolo. E uno dei Paesi più colpiti da questa emergenza sarà l’Italia.

Negli ultimi cinquant’anni sono scomparsi nel nostro Paese 40 milioni di metri quadrati di litorale sabbioso. Inoltre, secondo i dati recentemente diffusi dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), su 644 comuni costieri italiani ben 107 presentano alti tassi di erosione:

  • 54 hanno subito una perdita di più del 50% della costa tra il 2006 e il 2020;
  • 22 sono i luoghi che hanno visto arretrare il loro tratto di costa per il 50-60%;
  • 16 registrano una perdita tra il 60% e il 70%;
  • 8 comuni hanno perso tra il 70% e l’80% del litorale;
  • 7 luoghi presentano un erosione della costa tra l’80% e il 90%.

Ed è interessante notare che queste percentuali riguardano l’intera costa di ciascun comune, che può essere occupata anche da tratti di costa rocciosa, foci fluviali e opere antropiche, che non sono quindi soggetti a erosione.

Erosione costiera: i dati allarmanti dell’ISPRA

Secondo l’ISPRA quindi, negli ultimi anni, ben 1.913 chilometri del litorale italiano sono stati soggetti a modifiche.

Le città più colpite sono Camporosso in Liguria, Porto Viro in Veneto, Altidona, Numana e Campofilone nelle Marche, Camaiore, Viareggio e Pietrasanta in Toscana, Mondragone in Campania, Curinga, Montebello Jonico, Satriano, Stilo e Grisolia in Calabria, Sant’Alessio Siculo e Villafranca Tirrena in Sicilia. Solo in un comune, quello di Rotondella in Basilicata, tutto il bagnasciuga è stato completamente sommerso dall’acqua.

L’ambiente costiero e gli effetti del cambiamento climatico

L’ambiente costiero è un sistema altamente dinamico dove i fenomeni di erosione sono controllati da numerosi fattori meteoclimatici, geologici, biologici e antropici. Quello dell’erosione costiera è quindi un grave disastro ambientale, paesaggistico, economico e sociale. Le cause sono da ricercare nel consumo di suolo e nell’eccessiva costruzione a ridosso dei litorali, che accentuano gli effetti del cambiamento climatico.

«Occorre garantire ai fiumi la possibilità di esistere, assicurandosi che abbiano un bilanciato apporto di materiale solido. Dighe e sbarramenti hanno impoverito i fiumi dei sedimenti che vengono trasportati dalla corrente verso la foce del mare –evidenzia Filippo D’Ascola, coordinatore del gruppo di lavoro sul monitoraggio dell’assetto costiero dell’ISPRA, in un’intervista al Corriere della Sera -. È prioritario rinaturalizzare i fiumi, liberandoli per quanto possibile da dighe e barriere. Dove necessario, occorre intervenire con opere di ingegneria naturalistica, come gli argini di pietrame, per dare più spazio al corso d’acqua. Bisogna riattivare la sua energia e favorire l’accumulo di materiali e la crescita di alberi, i quali fungeranno da difese naturali».

La scomparsa delle spiagge mette poi in pericolo la fauna selvatica e gli ecosistemi interni, come le zone umide vicino alle coste, importanti per molte specie migratorie.

«Le spiagge sabbiose sono habitat vitali per una vasta gamma di specie – conferma Michalis Vousdoukas, oceanografo del Centro comune di ricerca (JRC) della Commissione europea e autore dello studio “Sandy coastlines under threat of erosion”-. Proteggono inoltre le coste dagli effetti delle tempeste».

Erosione costiera, dipende dalle strategie di mitigazione

Questa ricerca, pubblicata sulla rivista Nature climate change, ha il merito di aver analizzato le immagini satellitari relative ai cambiamenti delle aree costiere negli ultimi tre decenni e, sulla base di questi dati, aver ipotizzato due possibili scenari futuri.

Il primo, il più ottimista, prevede l’attuazione di efficaci politiche di mitigazione delle emissioni di gas a effetto serra da parte dei Paesi del mondo. Ha stabilito che l’innalzamento degli oceani sarà di “soli” 50 centimetri entro il 2100. Il secondo, invece, considera il continuamento dell’attuale e insostenibile tasso di emissioni e prevede un conseguente innalzamento delle acque di circa 80 centimetri. Entro il 2050 andrà quindi perso tra il 13% e il 15% delle spiagge sabbiose globali, pari a una lunghezza compresa tra i 36.097 e i 40.511 chilometri. Entro il 2100 lo scenario sarà ancora più allarmante: scomparirà dal 35% al 49% delle spiagge, cioè dai 95.061 ai 131.745 chilometri.

In altre parole, quasi la metà delle spiagge del mondo potrebbe sparire entro il 2100. Le coste pianeggianti o più selvagge saranno quelle maggiormente colpite rispetto al litorale più scosceso o soggetto a interventi umani di manutenzione. Inoltre a rischio saranno non solo gli ecosistemi e le comunità più isolate ma anche le aree urbanizzate e caratterizzate dal turismo di massa. Infatti non saranno più protette dalle devastazioni dei mari.

«Le tendenze all’erosione aumentano in proporzione con i gas serra– continua Vousdoukas -. Una modesta riduzione delle emissioni potrebbe impedire al 17% dei litorali di arretrare da qui al 2050 e al 40% entro il 2100. Si risparmiano quindi mediamente 42 metri di sabbia tra terra e mare».

La scomparsa delle coste In Europa e nel mondo

Lo Stato a pagare il prezzo più alto sarà l’Australia, che rischia di perdere quasi 15mila chilometri di spiagge, corrispondenti a circa la metà della sua attuale costa sabbiosa totale. A seguire ci sono il Canada (14.425), il Cile (6659), il Messico (5488), la Cina (5440), gli Stati Uniti (5530), la Russia (4762) e l’Argentina (3739).

Le grandi spiagge si restringeranno dai 100 ai 200 metri sulle coste dell’Atlantico e del Pacifico e sul versante australiano dell’Oceano Indiano. Verrà spazzato via oltre il 60% della sabbia in molti Paesi in via di sviluppo, fragili dal punto di vista economico e fortemente dipendenti dal turismo balneare.

«Il totale delle coste a rischio include località che saranno sommerse per oltre 100 metri, ipotizzando l’assenza di barriere fisiche mirate a impedire l’erosione delle spiagge – conclude l’oceanografo del JRC Vousdoukas -. La soglia dei 100 metri è ottimistica, dato che la maggior parte delle spiagge ha una profondità inferiore ai 50 metri, soprattutto vicino ai centri urbani e nelle piccole isole, come quelle caraibiche e mediterranee».

Anche l’Europa è destinata a perdere fino a più di 15mila chilometri di litorali a causa dell’erosione costiera provocata dall’innalzamento dei mari (42%). Ne saranno particolarmente colpiti Regno Unito, Francia, Grecia, Spagna e Italia. Il nostro Paese infatti perderà 1.030,5 chilometri di costa, cioè il 29,73% delle spiagge. Invece il Regno Unito sarà lo Stato che vedrà sparire la maggiore quantità di litorale. Tuttavia conserverà un numero di spiagge superiore rispetto a molti altri Stati europei.

Numero verde ONA

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