Inquinamento marino da plastica, iniziative del WWF

La plastica rappresenta il 70% dei rifiuti marini dei Paesi europei

Lanciata dal WWF una raccolta di firme, consegnate al ministro dell’Ambiente Sergio Costa

 

Se non ci sono contromisure, continueremo a immettere negli oceani ben 9milioni di tonnellate di plastica l’anno. Ad affermarlo, una nota del WWF che aggiunge: ai Poli arrivano frammenti di microplastica prodotta e gettata dall’altro capo del globo.

La plastica rappresenta il 70% dei rifiuti marini dei Paesi europei. 21,4milioni di tonnellate di rifiuti plastici sono generati ogni anno dai ventuno Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

L’Italia, da sola, produce 4,5milioni di tonnellate di rifiuti plastici, di cui 497mila (l’11%) sono dispersi in natura, mentre 1,4mln sono conferiti in discarica, 1,5mln inceneriti, 1,2mln riciclati.

Per accelerare la messa al bando dei prodotti di plastica monouso, il WWF ha lanciato una mobilitazione senza confini in Europa e in Italia: sottoscrivere un Trattato globale legalmente vincolante anche per tutti i Paesi del mondo per contrastare l’inquinamento marino da plastica.

Tema della mobilitazione “Plastic Free Oceans”, fuori la plastica dai nostri mari, a sostegno della quale è stata lanciata una raccolta di firme.

Donarella Bianchi, alla sinistra del ministro all’Ambiente, porge a Sergio Costa, al centro, la “cartolina” delle 720mila firme raccolte, contro l’inquinamento marino da plastica

Firme che oggi, 6 marzo 291019, sono state consegnate al ministro all’Ambiente Sergio Costa dalla presidente del WWF Italia Donatella Bianchi.

«Abbiamo chiesto al ministro Costa» ha dichiarato Donatella Bianchi «di sostenere le richieste della nostra petizione globale “StopPlasticPollution” per un Trattato globale legalmente vincolante, dando supporto alla risoluzione che verrà proposta da trenta Paesi all’Assemblea delle Nazioni Unite sull’Ambiente (UNEA-4), che si svolgerà a Nairobi in Kenya a partire da lunedì 11 marzo».

Due le petizioni promosse dall’associazione ambientalista: la prima, lanciata un anno fa, per una riforma relativa al nostro ordinamento sui prodotti monouso, gli imballaggi, le microplastiche e le reti fantasma, ha raccolto 720mila firme.

La seconda petizione per un Trattato che vincoli tutti i Paesi del mondo, in poche settimane ha raggiunto più di 270mila firme.

«Chiediamo, inoltre,» ha continuato la presidente del WWF Italia, «che l’Italia svolga un’azione diplomatica di convincimento verso gli altri Paesi europei e del Mediterraneo. L’obiettivo è che, a conclusione di UNEA-4 ci sia un mandato per un “Accordo globale” per un nuovo Trattato da discutere nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di settembre».

Bianchi chiede che, così com’è avvenuto per i cambiamenti climatici, anche per la riduzione dell’inquinamento marino da plastica, tutti i Paesi del mondo si diano obiettivi globali e nazionali e si crei un fondo globale per fornire risorse economiche e tecniche ai Paesi meno ricchi.

«Auspichiamo che da Nairobi» ha riferito il ministro all’Ambiente Sergio Costa, «si esca con un mandato vincolante per ottenere un Trattato globale sulla plastica che potrebbe avere però tempi lunghi, vogliamo allo stesso tempo esplorare fin da subito anche altre strade normative, come quella offerta dalla Convenzione di Basilea». Che ha continuato affermando che «verrà presto un giorno in cui ci sembrerà folle e fuori tempo aver immesso così tanta plastica nell’ambiente. I cittadini su questo sono anni luce avanti alla politica e le adesioni alla petizione del WWF lo dimostrano».

In attesa del disegno di legge governativo SalvaMare, il WWF propone 4 punti di impegno politico e di riforma normativa:

1. anticipare i contenuti della Direttiva comunitaria, in dirittura di arrivo, mettendo al bando dieci prodotti di plastica monouso (tra cui: posate, piatti, cannucce, mescolatori per bevande, aste per palloncini);

2. introdurre una cauzione sugli imballaggi di plastica e circuiti ben congegnati che favoriscano il loro riciclaggio;

3. bandire entro il 2025 tutti i prodotti contenenti microplastiche, a cominciare dai detergenti;

4. Un censimento degli attrezzi da pesca “fantasma” (reti, lenze, nasse, ecc.) abbandonati in mare, favorendo il loro recupero e il loro conferimento in strutture portuali.

Per il WWF, l’Italia ha le carte in regola per svolgere un’azione di leadership alla prossima Assemblea UNEA-4. Il nostro Paese, ricorda il WWF, ha vietato l’utilizzo di shopper di plastica per la spesa dal primo gennaio 2011, dall’inizio del 2018 ha vietato l’uso di sacchetti di plastica per l’ortofrutta, dal primo gennaio 2019 ha vietato l’uso di bastoncini cotonati di plastica e dal primo gennaio 2020 bandirà l’uso di microplastiche nei cosmetici.

Ma ora, contro l’inquinamento marino da plastica si tratta di fare di più su scala globale e nazionale.

 

 

 

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