sabato, Luglio 20, 2024

Inquinamento nel Lazio: i dati dell’ARPA

Ultime News

IL LAZIO È UNA DELLE REGIONI CON LA MIGLIORE QUALITÀ DELL’ARIA MA I SUOI PROGRESSI NELLO SVILUPPO DI ENERGIA RINNOVABILE SONO ANCORA POCHI

L’inquinamento atmosferico nel Lazio sarebbe tra i più bassi d’Italia. A dirlo è il report “Ambiente Lazio” redatto dall’ARPA Lazio, ossia la raccolta degli esiti dell’attività tecnica attribuiti all’Agenzia. Ha, tra i suoi obiettivi, quello di diffondere informazioni sulla qualità ambientale del territorio regionale. Sulla base dei risultati è poi possibile intraprendere le giuste azioni per la protezione dell’ambiente.

Secondo gli ultimi dati, che fanno riferimento all’anno 2022, il Lazio mostra un basso indice di inquinamento atmosferico, se confrontato con altre regioni italiane che presentano simili dimensioni territoriali e simili caratteristiche demografiche e socio-economiche.

D’altra parte, nella regione la produzione di energia da fonti rinnovabili continua a essere tra le più basse d’Italia. Si conferma l’alta incidenza delle fonti termiche tradizionali, le quali rappresentano ancora più del 75% della produzione totale di energia elettrica.

La concentrazione di polveri sottili nel Lazio

L’Agglomerato di Roma, cioè la zona intorno alla Capitale, e la Valle del Sacco, sito fortemente contaminata nel cuore del Lazio meridionale, emergono, però, come le aree più critiche per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico. In particolare nella Valle del Sacco le registrazioni hanno evidenziato valori superiori al limite per le polveri sottili (PM10 e PM2,5) e per l’inquinante benzo(a)pirene. Invece a Roma l’inosservanza dei limiti imposti dalla norma ha riguardato soprattutto il PM10 e il Biossido di azoto (NO₂).

Per quanto riguarda le concentrazioni di NO₂, la situazione più critica si registra nel comune di Fiumicino e nell’area metropolitana. Tuttavia la zona vicino Roma e quella litoranea, nonostante il carico di emissioni che le caratterizza, beneficiano della vicinanza con la costa e con il mare, che permettono la buona dispersione degli inquinanti.

In generale, nel comune di Roma le maggiori criticità si presentano per gran parte dell’area urbana, soprattutto nelle aree interne al Grande Raccordo Anulare. Nella Valle del Sacco le concentrazioni maggiori si registrano nei centri urbani più densamente popolati lungo l’autostrada A1. Al contrario, la zona Appenninica è caratterizzata da un’emissione più bassa di polveri.

L’impatto del Black Carbon sull’ambiente e sulla salute

L’ARPA Lazio si occupa anche di monitorare l’impatto del Black Carbon nella città di Roma. Sin dal 2020 si effettuano misurazioni su questo specifico particolato fine, considerato un inquinante primario. Le principali fonti di emissioni di Black Carbon sono il traffico veicolare, poi il riscaldamento domestico a carbone e a legno, la combustione di biomasse in agricoltura e gli incendi boschivi. Non stupisce quindi che i valori si riducano nelle ore notturne dato che il traffico diminuisce.

Questo inquinante ha gravi effetti sulla salute. In particolare, l’esposizione al Black Carbon è associata a un maggior rischio di mortalità per malattie ischemiche cardiache, malattie cerebrovascolari, broncopneumopatia cronico ostruttiva e diabete. Inoltre aumenta il rischio di insorgenza di asma nei bambini.

Infine l’inquinante ha effetti anche sull’ambiente. Sebbene sia un composto climalterante che permane in atmosfera anche solo per alcuni giorni, il suo contributo al riscaldamento in cento anni è circa cinquecento volte superiore a quello della CO₂. Ed è pari a oltre 2mila volte se consideriamo un periodo di vent’anni. La riduzione delle emissioni di Black Carbon quindi, oltre a determinare un miglioramento della qualità dell’aria che si respira, contribuirebbe alla diminuzione dell’effetto serra.

Tra le conseguenze dell’effetto serra che più emergono nella regione, soprattutto nella Capitale, ci sono la frequenza di ondate di calore e l’aumento delle temperature. Secondo le rilevazioni, Roma è il secondo capoluogo di regione, dopo Perugia, per la più alta temperatura media annua rispetto ai valori medi del periodo climatico 1971-2000. In più le piogge sono state scarse in tutta la regione.

I dati sull’inquinamento delle acque nel Lazio

Il rapporto, oltre a fornire un quadro chiaro sull’inquinamento atmosferico, ha approfondito anche l’inquinamento delle acque: superficiali, sotterranee e di balneazione. Riguardo quest’ultimo aspetto, le rilevazioni hanno riportato una situazione complessivamente molto buona.

Le segnalazioni ricevute dall’ente riguardavano soprattutto la presenza di scie di schiuma dovute all’elevato moto ondoso, al forte vento oppure alla presenza di sostanze di origine naturale legate ai cicli di produzione del plancton. Tali schiume tendono a concentrarsi in alcune aree a causa delle correnti marine locali e possono dare origine anche ad aggregazione di altro materiale presente sulla superficie del mare, come batteri e frammenti vegetali o di plastica.

Per quanto riguarda, invece, la valutazione della qualità delle acque nei laghi, solo nel lago di Canterno risultano superati i parametri in riferimento allo stato chimico, reputando così uno stato non buono del corpo idrico.

La presenza di arsenico e fluoruro nelle acque

A essere analizzate poi sono state le attività dei depuratori e l’acqua a uso umano. Dei duecentosettanta depuratori urbani con capacità superiore a 2mila abitanti equivalenti che risultano censiti nella regione, l’ARPA Lazio nel 2022 ne ha controllati cento. Ha poi constatato trentatré trasgressioni amministrative e quattordici illeciti penali.

Invece la ragione più frequente da imputare allo stato non buono della rete di approvvigionamento che espone l’acqua a contaminazione si verifica nel tratto finale di distribuzione. I parametri più abitualmente fuori limite sono relativi al gruppo dei batteri fecali (Escherichia Coli, enterococchi e batteri coliformi), al fluoruro e all’arsenico.

Per quanto riguarda quest’ultimo, la provincia di Viterbo, la parte settentrionale di quella di Roma, i Castelli romani e una piccola parte della provincia di Latina mostrano un contenuto elevato nelle falde acquifere dovuto alla presenza in tempi remoti di vulcani. Le acque, quindi, passando nel loro ciclo attraverso strati di roccia di origine vulcanica, si arricchiscono del metallo. Nelle stesse aree vulcaniche si riscontrano anche valori medi più elevati di fluoruri che derivano sempre dalla natura geologica del territorio di origine vulcanica. Quindi la presenza di arsenico e fluoruri in alcune acque della regione Lazio non è dovuta a un inquinamento di natura antropica ma ha origini legate alla natura geogenica del territorio.

Numero verde ONA

spot_img
spot_img
spot_img

Consulenza gratuita

    Articoli simili