Inquinamento: è emergenza nelle città italiane

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L’inquinamento è “la più grande minaccia ambientale per la salute umana”

È l’inquinamento atmosferico, secondo l’indagine condotta da Legambiente negli ultimi anni, il maggior pericolo ambientale per la salute umana. Letale. E a pagarne il conto sono proprio i cittadini che, troppo spesso, continuano a vivere nell’indifferenza sottovalutando il problema.
Eppure sono oltre 60mila l’anno le morti premature in Italia dovute all’inquinamento atmosferico. Oltre alla straziante realtà dell’autodistruzione umana, il danno, oltre che fisico e morale, è anche economico. Questo è stimato sulla base dei costi sanitari, che comprendono le cure, le visite e i giorni di lavoro persi a causa di queste malattie. In Italia il danno oscilla tra i 47 e i 142miliardi di euro l’anno (330 – 940 miliardi a livello europeo).
E non finisce qui. L’inquinamento atmosferico è considerato la più grande minaccia ambientale dopo il cambiamento climatico.

I dati in Italia

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Inquinamento in città dovuto ai gas di scarico delle auto

L’emergenza smog, secondo le indagini annuali condotte da Legambiente, risulta sempre più cronica. A dimostrarlo sono i dati di Mal’aria, report annuale dell’associazione ambientalista sull’inquinamento atmosferico in città.

Quest’anno Frosinone, Milano, Padova, Torino e Treviso hanno già registrato 18 sforamenti per le PM10. (Particulate Matter ≤ 10 µm. Ossia materiale particolato con dimensione inferiore o uguale a 10 micrometri, cioè 10 millesimi di millimetro).

Per quanto riguarda il 2019 l’indagine sulla qualità dell’aria ha rivelato 26 centri urbani fuorilegge sia per polveri sottili (PM10) sia per l’ozono (O3). Prima Torino con 147 giornate fuorilegge (86 per le polveri sottili e 61 per l’ozono) seguita da Lodi e Pavia.
Dal 2010 al 2019 il 28% delle città monitorate da Legambiente ha superato ogni anno i limiti giornalieri di PM10. Torino è stata prima in classifica sette volte su dieci con un totale di 1086 giorni di inquinamento in città.

Nel dettaglio…

Nelle prime tre settimane del 2020 Frosinone e Milano (19), Padova, Torino e Treviso sono i centri urbani che hanno superato per 18 giorni i limiti di PM10. Male anche Napoli (16) e Roma (15).

Un’emergenza smog che ha segnato anche il 2019. Un anno nero sul fronte Mal’aria con 54 capoluoghi di provincia che hanno superato il limite previsto per le polveri sottili (PM10) o per l’ozono (O3). I limiti sono stati stabiliti rispettivamente in 35 e 25 giorni nell’anno solare. In 26 dei 54 capoluoghi, il limite è stato superato per entrambi i parametri. Torino con 147 giorni (86 per le PM10 e 61 per l’ozono) è la città che lo scorso anno ha superato il maggior numero di giornate fuorilegge. Seguita da Lodi con 135 (55 per PM10 e 80 per ozono) e Pavia con 130 (65 superamenti per entrambi gli inquinanti).

Anche il decennio 2010-2019 ci lascia in eredità un bilancio negativo con il 28% delle città monitorate dall’associazione, che hanno superato i limiti giornalieri di PM10 tutti gli anni, 10 volte su 10. Maglia nera a Torino, prima in classifica 7 volte su 10, con un totale di 1086 giorni di inquinamento in città.

“La actividad humana es peor para la naturaleza que el mayor accidente nuclear de la historia”. Martin Cruz Smith. (L’attività umana è peggiore per la natura del più grande incidente nucleare della storia)

Morti premature, tumori e malattie. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS)

Una nuvola nera di smog soffoca le città d’Italia. L’aria irrespirabile è il maggior pericolo per l’uomo che spesso vive nell’ignoranza o nel menefreghismo, ignaro di essere il responsabile della propria morte.

Aumentano i tumori, le morti premature e le malattie causate da inquinamento. Vediamo nel dettaglio i dati rilevati dall’Istituto Superiore di Sanità.
L’esposizione all’inquinamento atmosferico indoor e outdoor – e in particolare al materiale particellare PM (PM10, PM2,5), agli ossidi di azoto (NO e NO2), nonché all’ozono (O3) – può determinare un insieme di effetti sanitari avversi già ampiamente descritti nella letteratura scientifica accreditata.

Nel 2016, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha stimato che globalmente sono circa 7milioni le morti premature l’anno correlate a questo fattore di rischio. Con il 91% di questi decessi a carico dei Paesi a basso-medio reddito e relative alle popolazioni delle aree del sud asiatico, sub-sahariane e dell’America latina. In particolare, per la popolazione europea sono state stimate circa 550mila morti premature.

Come combattere l’emergenza

Secondo l’associazione sono molte le misure che possono ridurre o almeno contenere i danni dovuti all’inquinamento atmosferico.

Una è quella di potenziare il trasporto pubblico locale in modo efficiente e a zero immissioni. Si potrebbe ridurre non solo il traffico locale ma rendere le città “sostenibili” aumentando anche le campagne di sensibilizzazione e di informazione.

“L’ormai cronica emergenza smog – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – va affrontata in maniera efficace. Le deboli e sporadiche misure antismog, come il blocco del traffico adottato nei giorni scorsi a Roma e in diverse città della Penisola, sono solo interventi palliativi. Queste permettono di contenere temporaneamente i danni sanitari ma non producono effetti duraturi se non all’interno di interventi strutturali”.

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Pannelli solari. Un esempio di energia rinnovabile che consente anche di risparmiare

È urgente introdurre politiche e azioni efficaci e integrate a livello nazionale – prosegue Ciafani- che riguardino tutte le fonti inquinanti. Programmando interventi sia sulla mobilità urbana a zero emissioni che sul riscaldamento domestico, la produzione di elettricità e quella industriale e l’agricoltura. Solo così si potrà aggredire davvero l’inquinamento atmosferico e affrontare in maniera concreta il tema della sfida climatica”.

Ad oggi, secondo Andrea Minutolo, coordinatore dell’ufficio scientifico l’Accordo bacino padano, con i suoi difetti e limiti e gli Accordi per il Miglioramento dell’Aria sottoscritti da diverse Regioni, rappresentano un primo passo verso una uniformità di azioni e misure su tutto il territorio nazionale. Ma questo non basta. «È necessario migliorare gli accordi che non prevedono misure rispetto a settori inquinanti come il comportato industriale e quello energetico, le aree portuali e l’agricoltura. Aree spesso adiacenti ai centri urbani e che richiedono misure specifiche per ridurne le emissioni».

Non è l’uomo che deve battersi contro una natura ostile ma è la natura indifesa che da generazioni è vittima dell’umanità (Jacques-Yves Cousteau)

Cosa possiamo fare individualmente

inquinamentoA livello personale, ognuno di noi, dovrebbe impegnarsi per ridurre l’inquinamento e rispettare la natura. Basterebbe, in primo luogo, riciclare correttamente, ricordando che alcuni materiali non si smaltiscono o richiedono tempi lunghissimi.  La plastica, bottiglie, sacchetti, piatti e bicchieri, se non riciclati, si degradano dai 100 ai 1000 anni.
Poi, si dovrebbero utilizzare fonti di energia rinnovabile come l’eolica, l’idroelettrica o l’energia solare.
Un altro accorgimento sarebbe quello di iniziare ad utilizzare i mezzi pubblicio, quando possibile, spostarsi in bici o a piedi.
Ma tutto questo richiede amore perché è un atto d’amore non solo verso sé stessi ma anche verso gli altri e l’ambiente.
Omnia vincit amor (l’amore vince su tutto), affermava il famoso poeta latino Virgilio.

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