giovedì, Maggio 6, 2021

Inquinamento e sicurezza, “stress test” in quindici capoluoghi

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“Clean Cities”, una nuova campagna itinerante di Legambiente, dall’8 marzo al 9 aprile ha sottoposto a “stress test” quindici capoluoghi italiani

Che ruolo possono giocare le nostre città per una ripartenza green dopo la pandemia da Covid-19? Come contrastare i cambiamenti climatici, attraverso i principali indicatori urbani come ciclabilità, mobilità elettrica, sicurezza e inquinamento atmosferico?
Per rispondere a queste domande, Legambiente, dall’8 marzo al 9 aprile ha avviato “Clean Cities”, una nuova campagna itinerante, per la quale quindici capoluoghi italiani sono stati sottoposti a “stress test”.

Lo stress test

Lo stress test, spiega Legambiente, ha analizzato la presenza e l’implementazione delle piste ciclabili, rete stradale a velocità ridotta (strade 20 e 30 Km l’ora), la mobilità elettrica, pubblica e condivisa (dal treno al monopattino) e sharing mobility.

Il bilancio di “Clean Cities”

Dal bilancio di “Clean Cities”, la maglia nera va alla capitale. Roma, infatti è la città italiana più inquinata e meno sicura per traffico e incidenti stradali. Seguono a ruota, Ancona, Cagliari, Catania, Padova, Perugia e Pescara.

Voto insufficiente, nonostante gli sforzi, a Genova, Padova e Torino.

Bologna, Milano e Firenze, che hanno adottato politiche per potenziare ciclabilità, “strade 30 e 20 all’ora”, elettrificazione di mezzi pubblici e sharing mobility, hanno appena la sufficienza.

Bari e Palermo non pervenute.

Obiettivi di mobilità sostenibile e sicurezza 2030 ancora lontani

Le città italiane sono ancora molto lontane dagli obiettivi di mobilità sostenibile e sicurezza fissati al 2030. Lo sottolinea Legambiente, che per traffico e sicurezza ha stilato una classifica con valori da 1 a 5.

Roma zero. Pescara, Perugia, Padova, Catania Caglia e Ancona 1, Firenze sola a 3 punti, le altre hanno 2.

Per le politiche al 2030 Catania ha zero, Bologna, Firenze e Milano hanno 3 e le altre fra 1 e 2.

“Clean cities”, per una nuova mobilità urbana: più elettrica, più condivisa, più sicura

I quindici capoluoghi sono stati sottoposti a stress test anche sull’elettrificazione del trasporto pubblico locale. L’attuale PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il cosiddetto Recovery Plan), “prevede di usare i fondi europei per acquistare solo 5.139 autobus per tutta Italia”.

Ricorda l’associazione ambientalista che “ben 2.730 veicoli sono alimentati a gas (Gnc o Gnl, che inquinano ormai come i diesel).  Solo 2.051 sono a propulsione elettrica. Mentre 358 bus, dai costi molto alti, hanno l’alimentazione a idrogeno ma non si sa come alimentarli (se non ancora con metano fossile)”.

Milioni di euro non investiti per ridurre le emissioni di CO2

“Nell’anno terribile del Covid-19 – commenta Andrea Poggio, responsabile mobilità di Legambiente – l’Italia ha subito un record di morti e di denatalità ma abbiamo aumentato di 300mila unità le auto di proprietà. Si è speso 1miliardo di euro in bonus auto nuove ma non siamo riusciti a tenere aperti asili e scuole. Abbiamo chiuso l’anno con quasi 39milioni di auto e 36milioni di patenti. Con quella cifra avremmo potuto acquistare ben 2.500 autobus elettrici o 40mila taxi e car sharing elettrici per cento città, riducendo le emissioni di oltre 100mila tonnellate di CO2 l’anno”.

L’analisi di Legambiente

Dall’analisi degli ecologisti, l’Italia è un Paese che “deve necessariamente accelerare verso una mobilità a emissioni zero, anche per ridurre il livello di inquinamento che l’affligge”.

Il Dossier Mal’aria 2020/2021 della stessa Legambiente ha evidenziato che in tutte le quindici città toccate dalla campagna la quantità di PM10 supera il valore soglia indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, pari a 20 microgrammi per metro cubo.

Più percorsi sicuri nelle grandi città

Entro il 2030, lo scorrimento in media dell’80% delle strade urbane, dovrà diventare a 30 km/h. Le strade a 50 km/h saranno l’eccezione, non la regola. “In questo modo si potranno percorrere in sicurezza anche in bici, monopattino e i marciapiedi saranno finalmente dedicati ai pedoni”. Per le città più grandi questi percorsi dovranno superare anche le centinaia di chilometri.

L’offerta dei mezzi pubblici è ancora insufficiente

Nei centri urbani ad alta densità, come Milano, Torino, Bologna, Napoli, il centro di Roma, la mobilità elettrica, pubblica e condivisa è già una realtà. Treno monopattino, bici, sono mezzi economicamente accessibili ai cittadini di tutte le fasce sociali. Più economici e funzionali dell’auto privata, osserva l’ONG.

“Ma in generale l’offerta dei mezzi pubblici è ad oggi insufficiente”. È inferiore a quella delle città europee e delle necessità di una città ad alta densità abitativa, in tanti comuni metropolitani. “Idem per l’offerta di servizi di sharing mobility, auto e bici, che seppure sia presente da anni è ancora allo stato iniziale”, indica Legambiente.

Bisogna ridisegnare le nostre città, sollecita Legambiente

Bisogna ridisegnare le nostre città, sollecita Legambiente, in modo che “tutti i servizi essenziali siano raggiungibili a piedi in un quarto d’ora”. Questa soluzione è già stata prevista a Milano e Padova. “Ci muoviamo troppo poco in bici, anche perché mancano corsie ciclabili e strade a 30 Km/h per viaggiare in sicurezza”.

La ripresa della mobilità post Covid-19, si legge nella relazione, “avverrà prima nelle città che avranno saputo incrementare l’offerta di mobilità pubblica e condivisa (sharing). Che avranno ridisegnato strade e servizi di prossimità: ’città 15 minuti’, in cui tutto è accessibile a piedi o in bici”.

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