Inquinamento da mercurio, minaccia continua

Il pericolo maggiore per la salute dell’uomo è rappresentato dal mercurio contenuto nella polpa dei pesci, in particolare tonno e pesce spada

A ottobre ricorre il quinto anniversario della convenzione di Minamata (Giappone), il primo accordo globale per affrontare i pericoli da avvelenamento da mercurio.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), quattro delle dieci sostanze chimiche pericolose per la salute pubblica, sono metalli pesanti: arsenico, cadmio, mercurio e piombo.

Il mercurio    Nell’antichità era chiamato argento vivo oppure idrargirio (dal latino Hydrargyrum – da cui derivano le lettere Hg, come indicato nella tavola periodica degli elementi – che a sua volta deriva dal greco hydrárgyros, composto da “hydor”, acqua e “árgyros”, argento).

In natura, il mercurio, contenuto in altri minerali, non rappresenta un rischio per l’ecosistema. Unico metallo in assoluto a essere liquido a temperatura ambiente e per questo motivo usato nei termometri, come è conosciuto dalla maggior parte delle persone, è, invece, una sostanza cancerogena.

Rilasciato nell’ambiente – dove può rimanere per migliaia di anni – a causa delle attività antropiche, diventa un problema in primo luogo per l’uomo, quando finisce nell’acqua e va in circolo nella catena alimentare umana.

Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA), In tutto il mondo – eccetto l’Europa perché vietato -, il mercurio è utilizzato dall’uomo soprattutto nelle attività industriali (clicca qui per leggere l’articolo sul Notiziario Amianto); centinaia di migliaia di tonnellate di metallo liquido sono rilasciate nell’ambiente dell’estinzione di combustibili solidi come carbone, lignite, torba e legno, utilizzati per la produzione di energia elettrica, la fabbricazione di cemento e la produzione di metalli e nell’estrazione artigianale e su piccola scala dell’oro: oltre un terzo delle emissioni mondiali avrebbe questa origine.

Al momento, il livello di mercurio presente nell’atmosfera supera del 500% il limite di sicurezza raccomandato, mentre negli oceani la concentrazione del metallo pesante supera il 200%.

In Europa, grazie a un notevole impegno a livello legislativo, negli ultimi quarant’anni le applicazioni e di conseguenza le emissioni di Hg nell’atmosfera sono state ridotte in maniera notevole. Rimane il fatto, però, che circa la metà del mercurio raccolto in depositi proviene da Paesi al di fuori del Vecchio Continente.

Sempre secondo quanto affermato dall’AEA, il pericolo maggiore per la salute dell’uomo è rappresentato dai pesci, in particolare dal tonno e dal pesce spada, oltre che dai frutti di mare. Infatti, la quantità di mercurio ingerita e accumulata nel tempo da questi grandi pesci viene, poi, assimilata, a tavola, dal corpo umano.

Per l’OMS, la principale preoccupazione è rappresentata dagli effetti dell’idrargirio su feti e bambini. L’esposizione al mercurio può avvenire nell’utero della mamma, con conseguenze pesanti per il bambino, come per esempio “danni alla memoria, al linguaggio, all’attenzione e ad altre abilità”. L’Agenzia stima che solo in Europa ogni anno nascono oltre 1,8 milioni di bambini con livelli di mercurio al di sopra dei limiti di sicurezza.

The Conference of Plenipotentiaries (DipCon) on the Minamata Convention on Mercury ratificata da 98 Paesi il 9 ottobre 2013 ed entrato in vigore nel 2017, “rappresenta un enorme passo in avanti verso l’adozione di misure concertate a livello mondiale per ridurre l’inquinamento da mercurio”.

Date prove evidenti di rischi per la salute connessi all’uso del mercurio in odontoiatria, Parlamento, Commissione e Consiglio hanno raggiunto un accordo secondo il quale dal 1° luglio 2018 in Europa l’amalgama non può più essere utilizzata per le otturazioni dentali dei bambini sotto ai 16 anni e delle donne incinta.

Il ruolo dell’AEA è raccogliere dal Registro Europeo delle Emissioni e dei Trasferimenti di sostanze inquinanti (European Pollutant Release and Transfer Register – E-PRTR) informazioni sulle emissioni di mercurio nell’aria e nell’acqua che provengono da attività industriali e quanto fornito da fonti in ambito europeo sulle emissioni in atmosfera e sui livelli di inquinamento nei corpi idrici ai sensi della Direttiva quadro sulle acque.

L’ente dell’Unione Europea, che fornisce informazioni sull’ambiente ai responsabili politici e al pubblico, inoltre, partecipa al progetto sul bio-monitoraggio umano. Obiettivo del programma è di “predisporre elementi di prova più convincenti sulla reale esposizione dei cittadini alle sostanze chimiche, fra cui il mercurio, e sui loro possibili effetti sulla salute”.

Questi rapporti servono, poi, a confrontare i risultati ottenuti con l’applicazione delle leggi dell’Unione, in corso e a elaborarne di nuove nell’ambito dell’industria chimica e a contribuire al raggiungimento degli obiettivi della convenzione di Minamata.

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