Inquinamento atmosferico nell’Unione Europea

Italia prima in classifica per le morti da biossido di azoto

Sono allarmanti i dati stimati dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (Aea) riguardanti i decessi prematuri causati dall’inquinamento, in particolare da biossido di Azoto (NO2) per il quale la nostra penisola risulta essere la prima in classifica nell’Unione Europea.
Questi i dati: 14.600 morti premature per biossido di azoto e un numero imprecisato per l’ozono.

Inoltre, l’Italia risulta al secondo posto nel Vecchio Continente per l’inquinamento causato dalle polveri sottili PM2,5 (58.600) dove il primato va alla Germania con 59.600 morti.

Inquinamento dovuto al traffico automobilistico

E, sempre secondo l’analisi dei rilevamenti, lo smog è il principale fattore inquinante.
Complessivamente nell’Unione Europea è la causa di circa 372mila decessi prematuri.
Legambiente ha, invece, analizzato le città italiane più inquinate e nel rapporto 2018, definito dalla stessa associazione, un anno da codice rosso, ha sottolineato che in ben 55 capoluoghi di provincia sono superati i limiti giornalieri previsti per le polveri sottili e l’ozono.
In 24 dei 55 capoluoghi il limite è stato superato per entrambi i parametri.

La situazione nell’UE

Secondo il Rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente sulla qualità dell’aria che prende in considerazione i dati provenienti da 4mila stazioni di monitoraggio in Europa nel 2017, l’inquinamento atmosferico ha causato, solo nel 2016, circa 400mila morti premature nell’Unione Europea.
I responsabili dell’inquinamento sono le cosiddette polveri sottili o PM (Particulate Matter) che sono in grado di penetrare negli alveoli polmonari; il biossido di azoto e, in estate, l’ozono.
Ovviamente ci sono categorie più esposte, perché maggiormente vulnerabili, come gli anziani, i bambini e le persone con problemi di salute preesistenti.
L’inquinamento atmosferico oltre che provocare morti e gravi danni alla salute, causa anche perdite economiche per i costi sanitari più elevati, per curare le persone che si ammalano e rendimenti minori nell’agricoltura e silvicoltura.

Le stime degli impatti sulla salute attribuibili all’esposizione all’inquinamento atmosferico indicano il PM2,5 quale responsabile, nel 2016, di circa 412mila decessi prematuri in 41 Paesi.

Cosa sono il PM2,5 e il PM10?

Il PM 2,5 è il particolato fine composto da particelle solide e liquide che penetrano in profondità nei polmoni ed entrano nel flusso sanguigno.
Il nerofumo costituisce uno dei componenti principali del particolato fine.
Secondo uno studio recente condotto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) può provocare arteriosclerosi, problemi alla nascita e malattie respiratorie nei bambini. Inoltre, lo studio stabilisce un collegamento tra sviluppo neurologico, funzioni cognitive, diabete, malattie cardiovascolari e respiratorie.

Mentre il PM2,5 può avere origini naturali come l’erosione del suolo, incendi boschivi ed eruzioni vulcaniche, il PM10 è provocato soprattutto dal consumo di combustibili fossili come il carbone, il legno e inquinamento stradale.

I maggiori impatti sulla salute in termini di decessi prematuri e anni di vita persi attribuibili al PM2,5 sono stimati in Germania, Italia (con 58.600 morti premature), Polonia, Francia e Regno Unito.

Anche i metalli pesanti sono presenti nel particolato atmosferico come lo zinco, il rame, il piombo, il nichel e sono cancerogeni per l’uomo.

L’ozono che si origina da reazioni chimiche in seguito alle radiazioni solari, in estate, provoca infiammazione ai bronchi e ai polmoni.
Per quanto riguarda l’ozono, i Paesi con i maggiori impatti sono Italia, con 3mila morti premature, Germania, Spagna, Francia e Polonia. I Paesi con i più alti tassi di anni di vita persi per 100mila abitanti sono Grecia, Albania, Monaco, Kosovo, Italia e Montenegro. I Paesi con il minore impatto sono Andorra, Islanda e Irlanda.

Il biossido di azoto (NO2) è un inquinante secondario dato che deriva, per lo più, dall’ossidazione in atmosfera del monossido di azoto (NO), inquinante principale che si forma nei processi di combustione.
Si genera dai processi di combustione delle centrali termoelettriche e dei veicoli con motore a scoppio e può provocare un aumento delle infezioni respiratorie.

Per il biossido di azoto, i maggiori impatti dell’esposizione si riscontrano in Italia (con 14.600 morti premature), Germania, Regno Unito, Spagna e Francia. Se si considerano gli anni di vita persi per 100mila abitanti, le percentuali più elevate si riscontrano a Monaco, Grecia, Italia, Serbia, Cipro e Regno Unito.
Le concentrazioni di PM hanno continuato a superare i valori limite dell’UE e le linee guida OMS in gran parte dell’Europa, nel 2017.

 

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