domenica, Agosto 14, 2022

Incendi boschivi, adattarsi ai cambiamenti climatici

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UN NUOVO STUDIO DELL’IPCC ILLUSTRA METODI E SOLUZIONI PER AFFRONTARE GLI INCENDI BOSCHIVI. SECONDO GLI AUTORI, IL MONDO È “IMMERSO NEI CAMBIAMENTI CLIMATICI”. LA GESTIONE DEL RISCHIO VA AFFRONTATA CON UN APPROCCIO SISTEMICO ATTRAVERSO UN ADATTAMENTO PERVASIVO.

Nella sola Unione Europea brucia ogni anno una superficie di 400mila ettari (44mila km2), l’85% della quale in Europa meridionale.

Spesso sono le condizioni climatiche a favorire il divampare degli incendi. Queste condizioni sono determinate da una combinazione di temperatura, precipitazioni, velocità del vento e umidità relativa.

Si prevede, perciò, che le aree a rischio d’incendio si espanderanno in tutta Europa, minacciando la biodiversità e l’assorbimento del carbonio da parte degli ecosistemi forestali e naturali.

È quanto riporta il “Climate Change 2022: Impacts, Adaptation and Vulnerability“, il recente contributo del Working Group II al Sesto Rapporto di Valutazione dell’IPCC, l’Intergovernmental Panel on Climate Change

Incendi boschivi e cambiamenti climatici

Gli eventi meteorologici estremi come la siccità, gli incendi, le ondate di calore, le piogge intense e le inondazioni costiere sono riconosciuti dall’IPCC come motivi di preoccupazione a causa dei cambiamenti climatici.  

«I dati delle proiezioni future riassunte nei messaggi del Rapporto IPCC appena pubblicato evidenziano un aggravamento dell’impatto della siccità sul Mediterraneo», evidenzia Donatella Spano, professoressa all’Università di Sassari e membro del Comitato Strategico della Fondazione CMCC, esperta in materia di analisi e gestione del rischio connesso a incendi boschivi, siccità e cambiamenti climatici.

«Questo mette a rischio funzionalità e salute di foreste e boschi, esponendoli ad ulteriori disturbi biotici e abiotici, come gli incendi. Inoltre, si assiste, anno dopo anno, ad un graduale ma inesorabile cambiamento del regime degli incendi. Aumentano sia la lunghezza delle stagioni degli incendi sia quelli che vengono definiti Grandi Incendi Forestali, eventi cioè di proporzioni catastrofiche, con un altissimo impatto sociale, economico e ambientale, sempre più difficili da spegnere a causa delle condizioni meteorologiche estreme che verranno esacerbate dai cambiamenti climatici in atto e futuri».

Il nuovo report dell’IPCC evidenzia il ruolo degli incendi in relazione alla loro capacità di influenzare gli ecosistemi terrestri e le specie viventi, l’attività economica e la salute.

Gli studiosi hanno posto l’attenzione sull’adattamento, chiedendosi in che termini si può agire al meglio per l’adattamento ai cambiamenti climatici.

La lotta attiva agli incendi non basta

L’IPCC menziona la gestione degli incendi e delle foreste tra le azioni di adattamento in grado di aumentare la resilienza degli ecosistemi. 

«L’attuale sistema anti-incendi, che è essenzialmente basato sulla lotta attiva, è un sistema che ha dato e dà i suoi frutti in condizioni meteorologiche più o meno miti, con incendi di bassa o media intensità», spiega la Dr. Valentina Bacciu, ricercatrice al CNR- IBE e affiliata alla Fondazione CMCC.

«Ma in condizioni estreme come quelle descritte dal rapporto dell’IPCC, in cui vediamo l’intensificarsi di eventi estremi come, ad esempio, ondate di calore prolungate e siccità, condizioni che favoriscono il propagarsi degli incendi, questo sistema non regge. Purtroppo lo abbiamo già sperimentato nel Mediterraneo, basti pensare all’estate 2021, o al 2017, o ancora nel 2009. I sistemi di lotta attiva, anche i più efficienti, non bastano in queste condizioni».

Gli interventi di lotta attiva contro gli incendi riguardano le strategie d’azione che permettono di intervenire in emergenza al verificarsi di incendi. Esse comprendono attività di ricognizione, sorveglianza, avvistamento, allarme e spegnimento con mezzi da terra e aerei.

«In caso di Grandi incendi forestali in condizioni meteorologiche estreme non esistono mezzi che possano essere dimensionati a questi tipi di eventi», spiega Donatella Spano.

«Se gli incendi cambiano nel comportamento, dobbiamo cambiare la strategia per governarli. L’attuale gestione del rischio incendi è effettivamente a un bivio. Il contesto impone un ripensamento delle strategie di gestione degli incendi rispetto alle attuali, basate essenzialmente sulla lotta attiva. È necessario quindi spostare l’attenzione dalla gestione dell’emergenza alla gestione e prevenzione del rischio. Ciò attraverso approcci che integrino gli obiettivi a breve termine con quelli a medio-lungo termine per rispondere alle sfide climatiche».

Incendi e adattamento pervasivo

Nel recente studio “Towards a systemic approach to fire risk management”, i ricercatori della Fondazione CMCC propongono un nuovo approccio sistemico.

Si tratta di un criterio basato su politiche e azioni indirizzate alla gestione adattativa forestale e territoriale. Lo scopo è ridurre il rischio e il danno da incendi boschivi e favorire l’adattamento degli ecosistemi forestali e naturali ai cambiamenti climatici.

«Il punto centrale e distintivo della nostra proposta è l’adattamento», spiega Bacciu, primo autore dell’articolo.

«È necessario considerare che siamo totalmente “immersi’”nei cambiamenti climatici. L’adattamento deve perciò essere pervasivo e coinvolgere l’intera governance del territorio, non solo le strategie per mitigare i rischi e preservare la salute degli ecosistemi. L’adattamento deve diventare l’elemento trasversale di ogni politica e strategia. È necessario che le varie politiche, da quella urbanistica a quella climatica, passando per quelle rivolte alla prevenzione e gestione degli incendi, si integrino fra loro. Nella nostra proposta riconosciamo, tra i vari strumenti e metodologie decisionali, la gestione adattiva e la governance adattiva. Sono approcci verso la gestione olistica, integrata e sostenibile di complessi problemi ambientali, che possono mediare gli interessi di più stakeholder. Inoltre, riteniamo che sia di fondamentale importanza promuovere la pianificazione della resilienza attraverso il coinvolgimento della comunità e il processo sociale. Va riformulato il rapporto tra fuoco e società attraverso un processo decisionale più collaborativo».

Prevenzione e gestione degli incendi

«Nella prevenzione», aggiunge il dr. Costantino Sirca, ricercatore all’Università di Sassari e affiliato alla Fondazione CMCC, tra gli autori del lavoro, «integrazione è la parola chiave, perché permette di andare oltre all’attuale approccio settoriale e verso un approccio multisettoriale, multidisciplinare e multilivello, lavorando a vari livelli politici e amministrativi».

In questa prospettiva, la gestione degli incendi è un obiettivo che si può raggiungere attraverso una maggior cura del territorio. Non solo, serve un maggiore coinvolgimento delle comunità. Infatti, quest’ultima non rappresenterà più solo un elemento da evacuare in condizioni di criticità, ma sarà un attore per la prevenzione nel territorio in cui vive. Così si potrà attuare quel processo di governance capace di bilanciare benefici, costi e compromessi. 

«L’approccio proposto», conclude Spano «intende contribuire a superare l’attuale gestione a breve termine a favore di una prospettiva sostenibile a lungo termine. Ciò promuoverà un territorio a mosaico multifunzionale, resistente e resiliente agli incendi basato sui processi di sviluppo sostenibile».

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