sabato, Giugno 25, 2022

Il viaggio delle imprese verso la transizione ecologica

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Intervista a Simone Gamberini di Coopfond di Legacoop

I rischi derivanti dal cambiamento climatico, dalla perdita di biodiversità e dal degrado delle condizioni sociali sono elementi che inevitabilmente influiscono sull’esistenza umana, anche dal punto di vista economico.

Infatti, come testimonia il “Rapporto sugli investimenti sostenibili e sui rischi climatici” pubblicato da Banca d’Italia, è aumentata l’attenzione degli investitori per i fattori ESG (environmental, social and governance), cioè i rischi ambientali, sociali e di governo societario, influenzando di conseguenza la crescita effettiva e potenziale dell’economia in generale.

In questo contesto, quindi, diventa fondamentale guidare ogni impresa verso una transizione ecologica ed energetica. Assiste le cooperative in questo impegnativo percorso Coopfond.

«Coopfond è un fondo mutualistico –spiega il direttore generale Simone Gamberini -. La legge 59 del 1992, ha previsto vari strumenti che potevano incentivare la nascita, la crescita e il consolidamento di cooperative. Uno di questi era l’istituzione di fondi mutualistici, generati dal 3% degli utili delle cooperative iscritte all’associazione di riferimento. In questo caso l’associazione è Legacoop e il fondo serve a promuovere, sviluppare e consolidare le cooperative italiane».

Cambiare la cultura aziendale per essere sostenibili

Grazie alla messa a disposizione di queste risorse, quindi, si incentiva la transizione verso la sostenibilità di tutte le cooperative interessate a intraprendere questo percorso e a portare a compimento il dodicesimo obiettivo dell’Agenda 2030, cioè garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo.

Il primo passo è sicuramente un cambiamento culturale. «Noi cerchiamo di agire verso le cooperative – ribadisce appunto Gamberini – sia sul fronte della maturazione, dal punto di vista culturale, dell’approccio al proprio business sia supportandoli, con questi investimenti a fondo perduto, nei processi di transizione».

È fondamentale, infatti, che l’impresa stessa e i suoi dipendenti siano consapevoli dell’importanza del tema. Per individuare i corretti interventi da effettuare nella propria realtà imprenditoriale occorre poi calcolare la “Carbon Footprint”, cioè la propria impronta ambientale, l’impatto che la produzione ha effettivamente sull’ambiente.

«Quando un’impresa inizia a riflettere sulla “Carbon Footprint”, a capire come può agire per misurare il suo impatto e rimediare abbiamo già fatto un passo dal punto di vista culturale – conferma il direttore generale di Coopfond -. E ovvio, però, che non è il solo elemento cardine di un processo di transizione». Infatti molte realtà spesso si concentrano solamente a “compensare” le proprie emissioni di CO2, finanziando per esempio progetti di riforestazione. Invece è importante rinnovare in ottica sostenibile l’intero processo produttivo.

Coopfond e la transizione nella filiera del vino e dell’olio

Occorre riprogettare la propria azienda in un ottica di economia circolare, rimpiegando gli scarti di produzione, e compiere un efficientamento energetico. Verso questi obiettivi si sono mosse anche le varie cooperative che hanno usufruito del Coopfond, in particolare quelle appartenenti al settore agroalimentare.

«Ci sono stati vari investimenti nell’ambito della filiera vinicola e olivicola. Si è agito per costruire all’interno delle diverse filiere dei sistemi di economia circolare, che hanno limitato gli sprechi e prodotto anche le condizioni per un loro riuso – racconta il direttore Gamberini-. Uno dei più importanti di questi progetti è “Legàmi di vite”, che coinvolge una decina di cooperative della filiera del vino dell’Emilia Romagna, dai produttori ai trasformatori fino ai distributori».

La transizione energetica e digitale nella logistica

Un altro elemento essenziale per ridurre le emissioni di anidride carbonica è la transizione digitale. Le nuove tecnologie possono:

  • migliorare l’efficienza energetica;
  • dare slancio all’economia circolare;
  • assicurare una migliore allocazione delle risorse;
  • ridurre l’inquinamento, la perdita di biodiversità e il degrado ambientale.

Per questo anche la Commissione Europea promuove la trasformazione digitale come soluzione in grado di migliorare la competitività economica delle imprese e rendere possibile il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità, consentendo i cambiamenti necessari per una giusta transizione verde.

Questo processo è stato fondamentale soprattutto per lo sviluppo del settore della logistica, uno di quelli verso cui Coopfond ha indirizzato più investimenti.

«L’epidemia di Covid-19 ha portato a un’esplosione dell’e-commerce, con la conseguente maggiore necessità di realizzare magazzini e di acquistare i mezzi – spiega Simone Gamberini -. Noi in questo settore abbiamo fatto moltissimi investimenti, orientati a produrre riduzioni importanti del consumo dell’energia o a ottimizzare i sistemi di gestione del trasporto, grazie alla transizione digitale o riducendo il numero di viaggi. Inoltre sono stati predisposti interventi per l’ottimizzazione dei magazzini in termini energetici. I magazzini, soprattutto quando lavorano sul freddo, sono estremamente energivori. Ma, oggi, la maggior parte di questi è stata sostituita e, in parte, autoproduce l’energia che consuma».

Ci sono stati anche interventi nella micrologistica nelle città, principalmente orientati a sostituire i mezzi di trasporto con altri meno inquinanti, spesso elettrici o ibridi.

Le azioni di Coopfond in favore delle cooperative

Seguendo un passo dopo l’altro e usufruendo delle opportunità offerte da Coopfond molte cooperative potranno compiere il viaggio verso la sostenibilità ma non solo. L’impegno del fondo e della stessa Legacoop è promuovere anche cooperative innovative sul fronte del digitale e delle politiche di genere.

«Si può migliorare facendo un’operazione che è, da un lato, culturale e che, dall’altro, stimoli l’innovazione» conclude Gamberini, ricordando anche l’importanza del contributo di istituti ed enti di ricerca, che dovranno mettere a disposizione le tecnologie, le conoscenze e le competenze per poter costruire processi innovativi e ridurre l’impatto ambientale negativo di molti settori produttivi, come quello dell’agricoltura e dell’allevamento.

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