sabato, Aprile 13, 2024

«Il Ponte sullo Stretto non è sicuro, ma soprattutto non è affidabile»

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«IL PONTE SULLO STRETTO NON È SICURO, MA SOPRATTUTTO NON È AFFIDABILE». MANIFESTAZIONI DI DISSENSO, DENUNCE E LE RAGIONI DEL NO DEI COMITATI DELLE DUE COSTE. CONTENZIOSO GOVERNO MELONI – WEBUILD: È GIALLO

«Il ponte sullo stretto non è sicuro, ma soprattutto non è affidabile. La sicurezza che devono dare i progettisti deve essere oggettiva». Lo ha affermato il prof. ing. Antonino Risitano, dell’Università di Catania, nel corso del programma televisivo di Cusano Italia TV, canale ufficiale dell’Università online Niccolò Cusano.

«È oggettiva nei limiti in cui la conoscenza permette di essere oggettiva – continua il professore -, lì ci deve essere la sicurezza al 100% e la struttura deve essere affidabile, cioè deve mantenere la sua sicurezza nel tempo». L’ing. Risitano entra subito nel dettaglio. «Do due numeri importanti che determinano e definiscono perché questa struttura non sarà mai essere sicura e affidabile: il coefficiente di flutter 1 e 36, e il coefficiente di sicurezza delle funi portanti, che sono il cuore del ponte, che è 1 e 25».

Il Ponte sullo Stretto è un’ala d’aereo in condizioni di turbolenza

Secondo il professore, non rispettare questi coefficienti dovrebbe far spaventare prima di tutto chi è del mestiere, «perché l’1 e 36 è un fattore che non si corregge ed è legato a quell’ 1 e 25 che rappresenta il carico di sicurezza delle funi, che rappresenta una garanzia – ha sottolineato. Per una struttura del genere è assurdo pensare che possa essere accettabile un coefficiente di questo tipo, è impensabile. Questa è un’ala d’aereo come l’hanno definita tutti, ed è un’ala d’aereo in condizioni di turbolenza».

Tacoma docet. Se il ponte oscilla va giù

Il rischio, accentua l’ingegnere, è massimo «quando questi due numeri arrivano a essere coincidenti e quando il rapporto è 1 si hanno le condizioni per cui il ponte si mette in ritrazione, oscilla e la capacità smorzante dei materiali non è capace di fermare questo fenomeno. Il risultato è quello del Tacoma che abbiamo un po’ visto tutti, che va giù», ha ribadito Risitano.

Il Ponte Tacoma era un ponte sospeso che attraversava il porto di Tacoma, nello Stato di Washington negli Stati Uniti. È diventato tristemente famoso per il crollo avvenuto durante una tempesta il 7 novembre 1940, soltanto alcuni mesi dopo il suo completamento.

Quindi Risitano ha aggiunto: «Questo coefficiente a 1 e 36, nel ponte Tacoma valeva 1 e 25, in un ponte sicuro vale almeno 3. Questo significa che siamo in una condizione al limite».

I cavi portanti cederanno sotto il loro stesso peso

Il prof. Ing. Risitano è risoluto nel rispondere che «aumentando il diametro dei cavi si aumenta il peso dei cavi stessi e si arriva al limite. Qui il problema è se si dovesse aumentare il diametro dei cavi, questi terranno a mala pena loro stessi, o addirittura cederanno per il peso proprio – ha spiegato -. In un primo progetto erano a due, poi sono passati a quattro, qualcuno potrebbe dire portiamoli a sei, ma non è un discorso fattibile. È vero che potrebbero rendere qualcosa in più in termini di portanza, ma porterebbero tante complicazioni. Il discorso qui è uno: questo ponte non è sicuro. Non si può correggere, bisogna cambiare strada. Io sono per il ponte ma non per questo ponte: sono per un ponte sicuro», ha concluso il prof. Ing. Antonino Risitano.

Intanto continuano senza sosta le manifestazioni di dissenso

Per esempio il segretario della CGIL Maurizio Landini parlando con i giornalisti a margine di un convegno organizzato dal sindacato a Lamezia Terme.

Per Landini, infatti, «il Ponte sullo Stretto non sia oggi la priorità. Continuare a fare, come sta succedendo adesso, vuol dire raccontare delle bugie al Paese. Oggi il Paese ha bisogno di infrastrutture e investimenti. In Sicilia ci sono tratti interi ad un unico binario. La Calabria non è molto diversa».

Landini: Il governo racconta bugie

«Quindi – ha affermato il segretario della CGIL all’ANSA – si sta raccontando una bugia. Quelle risorse e quei soldi oggi vanno spesi per dare gli ospedali e le cure alle persone che non ce li hanno. I calabresi non vanno in Sicilia, vanno al Nord per farsi curare. E poi se tu fai un ponte cosa ci fai passare se non hai costruito le condizioni prima per far crescere questo Paese. Quindi, per quello che ci riguarda quella non è una priorità e quella del ponte non è la scelta oggi da fare. La priorità e di altra natura e noi pensiamo di continuare a batterci perché c’è un’idea molto diversa da quella che oggi sta venendo avanti».

Il Ponte sullo Stretto, questo sconosciuto

Ma c’è di più. Infatti, dopo un esposto di Angelo Bonelli (Verdi), Elly Schlein (PD)e Nicola Fratoianni (Sinistra Italia) è stato aperto un fascicolo sul Ponte.

I tre parlamentari hanno chiesto ai pm di chiarire perché la Società Stretto di Messina S.p.A. (SdM SpA) “ha ritenuto di non rendere pubblici documenti fondamentali per l’entità del progetto e le procedure, in particolare la relazione di aggiornamento al progetto, che l’atto negoziale, nonostante un componente del comitato scientifico avesse pubblicamente affermato di aver reso pubblica la suddetta relazione”.

Dubbi e preoccupazioni

Visti i dubbi che suscita il progetto del Ponte sullo Stretto, sono altrettante le preoccupazioni che hanno indotto le opposizioni a pretendere la massima trasparenza da parte di SdM SpA. Nell’esposto Bonelli, Schlein e Fratoianni hanno denunciato che, infatti, “La SdM SpA si è rifiutata di consegnare l’atto negoziale che consentirebbe di verificare in quanto tempo la società Webuild ha riaggiornato un progetto complesso, vecchio di 12 anni”.

Verificando, documenti alla mano, che dalla sottoscrizione dell’atto negoziale alla consegna della relazione di aggiornamento del progetto sono trascorse “solo” poche ore.

I tre hanno allegato alla denuncia anche una nota stampa del gruppo Webuild, (in precedenza noto come Salini Impregilo) uno dei potenziali appaltatori della costruzione del Ponte. Secondo il comunicato la data della consegna della relazione corrisponde al 30 settembre 2023. Mentre, la Stretto di Messina ha sottoscritto l’atto negoziale con Webuild il giorno precedente, il 29 settembre 2023.

Webuild, intanto, a capo di una ATI (Associazione Temporanea di Imprese) è implicata in un contenzioso con il governo, cui la prima udienza è fissata per il 14 ottobre 2024.

La decisione controversa del governo

Cioè, “fatemi capire”, come diceva il direttore della Gazzetta dello Sport Candido Cannavò: Webuild chiede al governo un risarcimento di 700milioni, dopo la revoca dell’opera da parte del governo Monti. Il governo Meloni, dal suo canto, ha riaffidato la realizzazione del Ponte alla stessa ATI, senza chiedere la rinuncia al contenzioso.

Un’opera inutile e dall’impatto negativo per il territorio

Un secco NO ad un’opera inutile e che avrebbe un impatto estremamente negativo per il territorio” è venuto dall’incontro organizzato dal gruppo La Strada, il 3 marzo scorso, nell’aula del Consiglio comunale di Reggio Calabria.

Le posizioni dei partiti nazionali sono state chiare e nette riguardo a un progetto, è scritto in una nota, che ha già sottratto risorse e programmazione ai bisogni del territorio.

Per gli intervenuti, il Ponte sullo Stretto di Messina è un’opera inutile e altamente dannosa per il territorio. Le criticità della progettazione del Ponte sono numerose e in gran parte irrisolte, è stato detto.  

Inoltre, sarebbero necessari altri interventi pubblici per entrambe le coste e i territori coinvolti. Gli attivisti, quindi, hanno sollecitato i rappresentanti degli enti locali e ei sindaci affinché le valide ragioni del NO siano riportate, con fermezza nelle sedi istituzionali competenti.

Fonti

ANSA

City Now

Numero verde ONA

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