Il legno: prima energia rinnovabile

Far conoscere meglio l’energia che nasce dal legno: campagna di informazione di “Italia che rinnova”

 

Nel mondo il legno è il 40% della totalità delle energie rinnovabili, il 60% in Europa, oltre un terzo, 34%, in Italia.

Riscaldarsi in modo sostenibile e conveniente si può, grazie ad apparecchi domestici a legna e a pellet, che già oggi rappresentano la seconda fonte di riscaldamento per le famiglie italiane.

Gli italiani come fonte energetica per scaldare le proprie case, dopo il gas metano, scelgono le biomasse legnose. L’uso di legno di qualità e certificato, per produrre energia termica con generatori di nuova generazione, installati e manutenuti da esperti, può servire a combattere il riscaldamento globale.

Secondo le ultime stime effettuate da AIEL (Associazione Italiana Energie Agroforestali) in Italia sono state installate 500mila caldaie di cui 400mila a legna e 75mila a pellet.

Pellet per stufe

A far cadere la scelta sulle biomasse legnose sono i bassi costi. Legna, pellet e cippato hanno un costo medio di 44,8 euro/megawattora. Quasi la metà del metano (85 euro) e un terzo del gasolio (143 euro).

In più vanno considerati gli incentivi ai privati per l’incremento dell’efficienza energetica e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili.

Infatti, l’uso delle biomasse legnose riduce a un decimo le emissioni di CO2 – quelle cioè che contribuiscono al riscaldamento globale – rispetto a quelle del metano. Infatti, per produrre 1 MWh di energia primaria con il gasolio da riscaldamento le emissioni superano i 300 Kg di CO2, con il metano domestico 250 Kg, con il pellet 29 Kg e con la legna da ardere 24 Kg.

Le vecchie stufe inquinano, i nuovi apparecchi invece, grazie all’innovazione tecnologica hanno abbattuto le emissioni fino all’80%.

Inoltre l’innovazione tecnologica e l’introduzione dell’elettronica hanno cambiato completamente il volto del “focolare”, come si diceva una volta. Oggi il focolare è hi-tec.

Basta un cellulare per programmare l’accensione della vostra stufa e regolare il “calore che nasce dal legno”, anche se siete dall’altra parte del pianeta.

Ma c’è ancora una ragione per cui gli italiani sono sempre più propensi a mettere in casa una stufa a biomasse legnose: “la riscoperta del piacere del fuoco, che non scalda solo gli ambienti ma anche le atmosfere della nostra vita. Senza scaldare il pianeta”.

La Certificazione ariaPulita® assegna una classe di qualità per l’efficienza dell’apparecchio e le sue emissioni di polveri sottili.

Un sistema di incentivi, il Conto Termico, finanzia la sostituzione di vecchi apparecchi (a gasolio o biomasse) con caldaie, stufe e camini a legna e pellet più avanzati. L’incentivo copre fino al 65% delle spese.

Purtroppo, però, soprattutto gli incendi, sovente di origine dolosa, riducono irrimediabilmente le aree boschive. Nel nostro Paese riscaldarsi con il legno può avere un impatto maggiore sul patrimonio boschivo?

Lo Abbiamo chiesto a Marino Berton, DG AIEL.

Marino Berton

Dottor Berton, in Italia i boschi stanno scomparendo?

No. In Italia, come nel resto d’Europa, la superficie boschiva è in costante aumento, cresce di mille metri quadri al secondo. Nel 1960 era di 5,5 milioni di ettari, oggi è di 11,8 milioni di ettari (+120%).

Per salvare i boschi bisogna dire stop ai tagli?

No. È vero il contrario. Per salvare i boschi non bisogna abbandonarli ma gestirli. Quindi anche tagliarli. Però deve essere fatto con regole e accorgimenti: si chiama gestione forestale sostenibile. È fondamentale anche per contrastare il cambiamento climatico, perché crescendo gli alberi assorbono CO2 e proteggono dal riscaldamento globale. Una foresta gestita assorbe CO2 dieci volte di più di una foresta non gestita.

Usare legna e pellet per scaldarci è un danno per i boschi?

Assolutamente no. Dal taglio degli alberi con una gestione forestale sostenibile si ricavano sia legna per mobili ed edilizia sia legna per riscaldamento. Ma si contribuisce anche alla salute dei boschi, dell’economia del Paese e dell’ambiente. Perché un bosco in continua crescita e produttivo significa anche posti di lavoro, energia rinnovabile, assorbimento di CO2.

In Italia quanta legna tagliamo?

Poca. Nel nostro Paese preleviamo meno legna di quanto potremmo: al massimo il 37% di quanto il bosco ricresce. In Europa invece la media è del 67%. Perché abbiamo ancora troppi boschi abbandonati e non gestiti.

E quindi?

E quindi è sbagliato pensare che il modo migliore per valorizzare i boschi sia lasciarli al loro destino. Come tutte le cose preziose anche i boschi hanno bisogno di cure e attenzione, di essere continuamente rivitalizzati. In cambio ci danno, tra le tante cose, un’energia rinnovabile e pulita estremamente preziosa: il legno. Per scaldarci, senza scaldare il pianeta.

 

Leggi “Il Giornale sull’Amianto”

 

 

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