Il governo ferma le trivelle

L’esecutivo annuncia l’emendamento blocca-trivelle, Emilano esulta, il WWF propone  l’istituzione di una Oasi blu nello Ionio

 

«La resa incondizionata del Governo di fronte alla dura presa di posizione del Coordinamento Nazionale No Triv che si convocherà a Bari il prossimo 14 gennaio mi riempie di gioia», esordisce il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano alla notizia della decisione del ministero dello Sviluppo Economico, Mise, di fermare i permessi a cercare petrolio nel Mar Ionio, tra Puglia e Calabria, concessi dal governo alla Global Med.

In precedenza il governatore aveva annunciato un incontro a Bari di tutti membri del Comitato Promotore dei Referendum anti-trivelle e tutti i rappresentanti di Regioni e Consigli regionali promotori del referendum del 17 aprile 2016, per chiedere al governo «che la norma blocca trivelle sia definitiva e riguardi tutte le ricerche petrolifere nel nostro mare, entro e oltre le 12 miglia».

«Col petrolio si arricchiscono solo le società petrolifere private, agli italiani rimangono sempre e solo briciole e danni ambientali incalcolabili», continua Emiliano.

«E comunque se non ci fosse stata la pronta reazione dei comitati No Triv, di cui la Regione Puglia fa parte, avrebbero tranquillamente continuato a fare quello che facevano Renzi e Calenda a danno dei nostri mari».

Solo questa mattina il primo ministro Giusep­pe Conte aveva detto che è «un processo impossibile da inter­rompere», riferito ai tre permessi per la ricerca di idrocarburi alla società americana.

Al premier ha fatto da sponda il ministro dei Tra­sporti, Danilo Toninelli, annunciando che «non daremo le autorizzazioni, sarebbe come tornare indietro».

La mobilitazione mediatica e giudiziaria, però, che ha preso avvio in Puglia ha costretto l’esecutivo alla ritirata. Associazioni ambientaliste, sindaci del Salento e Regione Puglia hanno annunciato di adire il Tribunale Amministrativo Regionale, come già in precedenza aveva fatto Emiliano impugnando le Valutazioni di Impatto Am­bientale (VIA).

L’emendamento blocca-trivelle del Mise, quindi, al decreto legge Semplificazioni, prevede la sospensione dei permessi – già rilasciati – di prospezione e di ricerca, per un massimo di tre anni e la cessazione delle procedure per il rilascio di nuovi permessi di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi.

Nella nota che proclama l’emendamento, il sottosegretario al Mise con delega all’Energia Davide Crippa ha dichiarato che «le attività upstream non rivestono carattere strategico e di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità». La variante impedirà «il rilascio di circa 36 titoli attualmente pendenti compresi i tre permessi rilasciati nel mar Ionio».

«Visto che hanno finalmente scoperto che stanno governando e hanno tutti i poteri per fare le cose», riferisce ancora Emiliano, «servono altre due botte di coraggio da parte dei ministri: un decreto legge urgente che abroghi i dodici decreti incostituzionali ILVA che contengono l’immunità penale e che obblighi a cominciare la decarbonizzazione della fabbrica».

Il governatore pugliese incalza, inoltre, sostenendo che serve un altro decreto legge che sposti l’approdo del gasdotto Tap, al momento previsto sulla spiaggia pregiata dal punto di vista ambientale e turistico di San Foca Melendugno, in un’altra zona del Salento «evitando, così, anche la costruzione di un tratto inutile di gasdotto via terra a carico dei contribuenti italiani».

La ba­se per i nuovi ricorsi, spie­ga infine il delegato WWF Puglia, Nicolò Carm­íneo, risiede nelle caratteristiche am­bientali delle zone per le quali sono stati concessi i permessi. Come la presenza di ce­tacei e delfini che vivono nel Gol­fo di Taranto; pertanto afferma Carnimeo, «una prima zonizza­zione è già stata realizzata finalizzata all’istituzione di una Oasi blu. Mentre la Regione Puglia può avviare le procedure per l’istituzione di un Sito di inte­resse comunitario (SIC)».

 

 

 

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