Il Coronavirus, l’informazione, le paure

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La paura, se non gestita e controllata, può sfociare in ansia, attacchi di panico, paranoie e altri disturbi psichiatrici

L’ansia del COVID-19: capire ciò che ci spaventa veramente

Il COVID-19 si espande, come un uragano, trascinando, nel suo vortice, prima la Cina, poi l’Italia e diffondendosi in tutto il mondo. Lasciando, al suo passaggio, una voragine di morti e contagiati.
I venti impetuosi non lasciano che vuoto, nelle strade deserte, nei cuori di coloro che hanno perso i loro cari e il terrore in quelli che, ogni giorno, cercano di convivere con questo malessere.

La paura, se non gestita e controllata, può sfociare in ansia, attacchi di panico, paranoie e altri disturbi psichiatrici. Il panico, che ha steso un velo di morte negli occhi di chi osserva, di dolore per coloro che hanno lasciato andare i loro cari, che vengono citati come numeri, aumentando i casi di decesso.

Non credo che si possa immaginare la rabbia di una tale perdita che può portare ad un vero e proprio disturbo psichiatrico: il disturbo post traumatico da stress.
Non solo, visto che il virus si trasmette se si è stati a contatto con una persona infetta (anche se asintomatica), può generare manie di persecuzione in determinati soggetti.

Il contagio avviene principalmente attraverso il contatto stretto con una persona malata. La via primaria sono le goccioline del respiro delle persone infette.

Seguire le indicazioni dellIstituto Superiore della Sanità per evitare il contagio.

L’attuale coronavirus sopravvive nell’aria fino a tre ore

Un esperimento sull’attuale coronavirus è stato condotto dagli scienziati del laboratorio di virologia del National Institute of Allergy and Infectious Diseases. L’Istituto americano per le malattie infettive ha dimostrato che il coronavirus sopravvive nell’aria fino a tre ore.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica “New England Journal of Medicine“, il 17 marzo. «Spruzzato in aerosol in condizioni di laboratorio, il coronavirus sopravvive fino a tre ore – spiega Carlo Federico Perno, virologo dell’Università di Milano –. In una stanza in cui resti a lungo una persona infetta, il suo respiro continua a concentrare particelle virali nell’aria. In ambienti affollati e chiusi, anche quando si rispetta la distanza di un metro, sarebbe bene aprire la finestra».

Dopo questa recente scoperta, gli effetti della paura, dell’isolamento, che in questo periodo particolarmente delicato, colpiscono molte persone, sono ancora più gravi in quei soggetti che soffrono di ansia, attacchi di panico, depressione. E sono amplificati in persone che hanno dei gravi disturbi mentali.

La situazione nelle comunità psichiatriche è difficile:  psichiatri e psicologi fanno di tutto per lavorare con questi soggetti aiutandoli a gestire la paura e a rispettare determinate regole spiegandone le motivazioni.

Persone che soffrono, la cui sofferenza è esasperata dalla situazione e diventa quasi maniacale in alcuni soggetti.
L’ansia, mettendo in allarme il sistema neurovegetativo, provoca la produzione di adrenalina e cortisolo, sostanze che mettono sotto stress il sistema immunitario.

Panico e ansia. Perché abbiamo tanta paura del coronavirus?

La risposta, apparentemente semplice, potrebbe essere la paura di morire.
Ma la faccenda è molto più complessa. Lo dimostra il fatto stesso che in Italia, come hanno attestato le notizie degli ultimi tempi, il coronavirus è stato sottovalutato soprattutto dai giovani. Questi, pensano di essere imbattibili e immuni. I comportamenti scorretti adottati da molti, hanno portato ad una vera pandemia comportando la diffusione del virus.

Secondo la teoria della comunicazione del rischio, che è stata confermata sia nella storia della salute pubblica sia nell’attuale vicenda del COVID-19, ci sono molteplici fattori che aumentano la paura in caso di epidemie rispetto ad altre malattie.

Nel recente documento guida sulla comunicazione del rischio ambientale per la salute (EpiAmbNet-CCM, Ministero della Salute) sono illustrati gli elementi che aumentano o attenuano la paura.

La volontarietà: se il rischio è volontario sembra più basso, se è imposto da altri o non si ha la possibilità di controllarlo viene percepito come maggiore.
È chiaro che questa del COVID-19, come tutte le epidemie, non solo è involontaria, ma evidentemente incontrollabile dai singoli, e sembra poco controllabile anche dalle autorità.

La conoscenza: un rischio nuovo fa più paura e quello di oggi è stato imposto sulla scena come un virus del tutto sconosciuto e senza rimedio.

Un altro fattore è l’origine del rischio

Riemergono paure lontane del passato, la peste nera, il vaiolo, epidemie che hanno lasciato un segno nella storia, nella letteratura e sembravano molto lontane dal presente.
Da qui nascono le situazioni di rabbia, panico, dovute alle teorie complottiste, le strumentalizzazioni, la fantasia di scenari oscuri e complessi, il razzismo e l’esasperazione.

Le divergenze nel mondo scientifico in una situazione di emergenza possono essere devastanti perché impongono scelte di campo invece di aumentare conoscenze e fiducia.

In nome del dovere di informare e del diritto di conoscenza, tutti gli organi di informazione e i social-media offrono in diretta l’aggiornamento del numero dei contagiati e di ogni nuovo decesso. E sulle precauzioni e regole da seguire. Ogni decesso assume un peso enorme e aumenta paura e smarrimento.

Sembra essere una danza macabra dell’informazione, una guerra sui social, che sfocia nel caos più totale o nell’esasperazione della speranza.

Speranza esasperata con video, messaggi postati sui social, ironie scherzose che possono essere un modo per affermare la propria idea o alleggerire la situazione ma in alcuni casi  hanno un volto oscuro: proprio la paura.
O forse la negazione.

Ma questo non basta per superare la paura

Bisogna cambiare il proprio modo di pensare cercando di allontanare i pensieri negativi e concentrarsi su sé stessi, sugli obiettivi da raggiungere e vedere questo isolamento come un modo di proteggere noi e i nostri cari.

Nonostante la drammatica situazione, è la speranza che ci manda avanti

Una speranza sottovalutata che cerca una spiegazione in un ambiente che abbiamo deturpato e trascurato e che forse si sta riprendendo ciò che gli abbiamo tolto. L’inquinamento, il buco dell’ozono, i cambiamenti climatici: è come se la natura si stesse rivoltando contro di noi.

Ovviamente, questo è un giudizio deterministico ma è importante aprire gli occhi e guardare ciò che abbiamo fatto alla natura e che ogni giorno continuiamo a fare, non preoccupandoci di quali potrebbero essere le conseguenze.
“La natura che si ribella, che abbiamo sfruttato, inquinato, violentato, si ritorce contro di noi”.

E, si ipotizza, che il fattore inquinamento abbia una stretta correlazione con il coronavirus.

Abbiamo paura di quello che non conosciamo, è vero, ma forse dovremmo avere ancora più paura di quello che conosciamo

Molte persone sono morte a causa dell’inquinamento che provoca tumori e malattie, di sostanze cancerogene come l’amianto, di tumori causati anche da fattori ambientali. Allora mi chiedo: per quale motivo si ha tanta paura di qualcosa che non conosciamo e che non possiamo controllare, quando abbiamo esposto per molto tempo noi stessi a un rischio sapendo quali sarebbero state le conseguenze?

Ora è il momento di cambiare perché solo cambiando si può superare questa terribile epidemia.
Mettere da parte l’egoismo e iniziare a vivere con consapevolezza e rispetto per l’ambiente.
Consapevoli dei rischi a cui siamo esposti ogni giorno. Rischi che conosciamo e che sottovalutiamo.

 

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