Il cibo del futuro? Carne di insetto

Cavalletta

La carne di insetto è un’alternativa sostenibile all’allevamento tradizionale, è molto nutriente e si riproduce su larga scala e più in fretta in laboratorio

 

Per sfamare famare i circa 8miliardi di persone sulla Terra, oggi l’allevamento è un’attività essenziale.

Purtroppo, per soddisfare una popolazione destinata a crescere – le statistiche dicono che nel 2050 saremo 10miliardi di esseri umani – l’allevamento ha anche effetti deleteri sull’ambiente.

Infatti, oltre a essere uno dei principali emettitori di gas serra, l’allevamento ha un notevole impatto sul consumo di suolo e sulla deforestazione, vedi la Foresta Amazzonica, di risorse idriche, e per la diffusione dei fertilizzanti.

Secondo uno studio pubblicato su Frontiers in Sustainable Food Systems, per sfamare 10milardi di persone, un’alternativa sostenibile all’allevamento tradizionale, molto nutriente e riproducibile su larga scala, potrebbe essere la carne di insetto.

Carne “coltivata” in laboratorio

Coltivata in laboratorio, si può geneticamente modificare per farla crescere ancora più in fretta. Anche perché le cellule di insetto sembrano “accettare” modifiche più facilmente di quelle di altri animali. Tra l’altro, modificazioni genetiche necessarie alla produzione su larga scala sono state già ampiamente studiate per preparare insetticidi o sconfiggere parassiti.

Secondo nuove ricerche, le colture di cellule di insetto richiedono meno risorse e meno energia, rispetto ad altri animali destinati all’alimentazione umana, perché gli insetti sono capaci di sopravvivere e moltiplicarsi in condizioni di temperatura, ossigeno e pH più varie, e perché richiedono minori quantità di glucosio.

Le colture di insetto possono aggregarsi liberamente e in alta densità in un mezzo di sospensione, con un notevole risparmio di tempo e di risorse.

Allo studio una tecnica di ingegneria genetica, chiamata optogenetica: stimoli luminosi fanno contrarre ripetutamente le cellule di insetto per far loro assumere una consistenza “carnosa”, più simile a quella di animali che siamo più abituati a consumare.

È ancora presto per accettare l’insetto come alternativa alimentare, sostenibile, del futuro; il lato positivo è che i ritmi di produzione sarebbero più rapidi.

«Nonostante il suo immenso potenziale, la carne di insetto coltivata in laboratorio non è pronta per il consumo», spiega Natalie Rubio, prima autrice dello studio. «La ricerca è al momento orientata a padroneggiare due processi: lo sviluppo controllato di cellule di insetto in muscoli e grasso, e la combinazione di queste colture 3D in una consistenza simile a quella della carne. Per quest’ultimo campo, un’opzione promettente sono le spugne a base di chitosano, una fibra derivata da un fungo presente nell’esoscheletro degli invertebrati».

Fonte Focus giugno 2019

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