sabato, Aprile 13, 2024

Il castagno ci salverà dal surriscaldamento terrestre

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GRAZIE ALLA SUA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE, CARATTERIZZATA DA UN BASSO IMPATTO DI GAS SERRA, DOVUTO ANCHE AL LIMITATO UTILIZZO DI MACCHINARI AGRICOLI, LA COLTURA DEL CASTAGNO GIOCA UN RUOLO SIGNIFICATIVO NEL CONTRASTARE I CAMBIAMENTI CLIMATICI

Negli ultimi 50 anni, gli uomini hanno alterato gli ecosistemi del pianeta in modo più rapido e intenso di qualsiasi altro periodo della storia umana. L’azione antropica ha causato una perdita considerevole e irreversibile di molte funzioni degli ecosistemi sulla Terra.

Vaste aree sono state stravolte per favorire l’agricoltura, danneggiando, così, il capitale naturale del pianeta, soprattutto le foreste. La deforestazione è andata avanti a una velocità di circa 13milioni di ettari all’anno (la sola superficie forestale italiana ammonta a circa 10milioni di ettari).

Dal 1960, la raccolta d’acqua nei bacini idrici è quadruplicata e il consumo si è raddoppiato. La trasformazione umana degli ecosistemi naturali ha ridotto la capacità di questi di fornire quanto essenziale per la vita.

A causa dell’intervento dell’uomo, il 46% dei 32miliardi di tonnellate di anidride carbonica emesse dai combustibili fossili e il 28% delle emissioni rimanenti causati dalla deforestazione tropicale restano in atmosfera; mentre il 28% delle emissioni rimanenti è assorbito dagli ecosistemi terrestri (specialmente dalle foreste ancora intatte) e il 26% dagli oceani.

Pertanto, le foreste e gli oceani svolgono un ruolo cruciale nel mitigare l’impatto delle emissioni dei combustibili fossili sul sistema climatico. Senza, in avvenire la popolazione terrestre si ritroverà con un pianeta ancora più caldo di oggi.

Ma veniamo al nostro Paese.

Il ruolo della castanicoltura in Emilia-Romagna

La castanicoltura è una pratica tipica dell’ambiente collinare-montano dell’Emilia-Romagna, radicata nella cultura e nella tradizione locale. Grazie alla sua sostenibilità ambientale, caratterizzata da un basso impatto di gas serra (dovuto al limitato utilizzo di macchinari agricoli), la castanicoltura gioca un ruolo significativo nel contrastare i cambiamenti climatici: sia per l’assorbimento di carbonio nel suolo e nelle piante sia per l’alta biodiversità ambientale. Cioè, i castagneti favoriscono la diversità biologica nell’ambiente circostante, offrendo habitat e risorse per molte forme di vita diverse.

Tuttavia, la castanicoltura in Italia, in particolare in Emilia-Romagna, è soggetta a pressioni significative, antropiche e non, che ne favoriscono l’abbandono. Tra questi, gli eventi meteorologici avversi (forti venti, nevicate in periodi di non quiescenza della pianta, periodi di forte siccità o violente piogge nel periodo della fioritura) e la presenza di parassiti e malattie che minacciano la salute delle piante e la qualità del raccolto.

La salvaguardia delle aree montane e pedemontane dell’Appennino, fondamentale per la gestione del dissesto idrogeologico nel Paese

I recenti disastri alluvionali in Emilia-Romagna e Toscana hanno evidenziato l’importanza della salvaguardia delle aree montane e pedemontane dell’Appennino, fondamentali per la gestione del dissesto idrogeologico nel Paese.

Queste aree, abbandonate dall’uomo, necessitano di programmi completi di riqualificazione ambientale, sociale ed economica per avviare un processo di rinascita.

L’Accademia Nazionale di Agricoltura ha organizzato un ciclo di tre incontri per evidenziare il ruolo della castanicoltura nel supportare l’ambiente e l’economia delle aree montane.

Contrastare il dissesto idrogeologico

Con il ciclo di “Incontri informativi e formativi sulla castanicoltura” l’Accademia Nazionale di Agricoltura ha voluto analizzare l’intera filiera castanicola, offrendo momenti di riflessione scientifica per sviluppare nuovi strumenti di conoscenza utili per contrastare il dissesto idrogeologico e promuovere lo sviluppo ambientale ed economico delle regioni montane.

Durante gli incontri, i relatori hanno esaminato diversi aspetti, tra cui le patologie vegetali, le opportunità di sviluppo per i vivai e le potenzialità produttive dei castagni, oltre ai dati di mercato della castanicoltura in Italia e in Emilia-Romagna.

Sono intervenuti: il prof. Sergio Murolo, Associato di Patologia Vegetale, Politecnico delle Marche, il prof. Luca Dondini, Associato di Arboricoltura Generale e Coltivazioni arboree, Università di Bologna, il prof. Federico Magnani, Ordinario di Selvicoltura, Università di Bologna, la prof.ssa Livia Vittori Antisari, Ordinario di Pedologia, Università di Bologna, il dott. Giovanni Pancaldi, Responsabile Tavolo Castanicolo, Assessorato Agricoltura, Caccia e Pesca, Regione Emilia-Romagna e il prof. Duccio Caccioni, Direttore Marketing & Qualità, CAAB spa – Centro Agro Alimentare di Bologna.

Il “Castagno dei Cento Cavalli”

Il castagno rimane un simbolo di forza e resistenza nell’immaginario collettivo. La sua longevità ha consentito a molti esemplari di raggiungere dimensioni celebrate nell’arte, come il “Castagno dei Cento Cavalli” nel Parco dell’Etna, riconosciuto come albero monumentale.

Numero verde ONA

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