Ieoh Ming Pei, un esempio di grandezza e umiltà: un’eredità per il futuro del terzo millennio

Louis Kahn di fronte a un modello del City Tower Project in una mostra alla Cornell University, Itaca, New York, febbraio 1958 © Sue Ann Kahn

Nathalien Kahn, nel suo film documentario MY ARCHITECT – Alla ricerca di Louis Kahn – intervistò un amico di suo padre, Ieoh Ming Pei. Guardando e ascoltando con attenzione l’incontro, ho rilevato, nella personalità e nel pensiero di Ieoh Ming Pei, una profonda umiltà umana e professionale

 

Questa sensazione l’ho percepita dal dire di Ieoh Ming Pei a Nathalien Kahn: «… conobbi suo padre a un convegno dell’American Istitute of Architects. Ero seduto accanto a Lou (Louis Kahn). Gli feci i complimenti per il Richards Medical Research Building. Era un complesso straordinario. Fu allora che mi consigliò di andare in Scozia! Non lo sapeva ? Si era ispirato a un castello scozzese».

Nathalien Kahn: «Per il Richards Building?»

Ieoh Ming Pei. Alle sue spalle la piramide di vetro, progettata dall’architetto cinese, per l’ingresso del Louvre di Parigi, inaugurata dal presidente francese François Mitterrand il 29 marzo 1989

Ieoh Ming Pei: «Si. Gli dissi: è un dei suoi complessi architettonici migliori. Lui mi rispose: non hai visto ancora niente! Si riferiva al Salk Institute. Mi parlò di Salk. Mi disse: è un committente eccezionale… poi aggiunse… sarà un’opera d’arte. E aveva ragione: è un vero capolavoro!».

NK: «Avevate un rapporto diverso con i committenti, Lei ha avuto molto successo!».

Pei: «E vero. Io riesco a essere un po’ più paziente con i clienti. Forse perché sono cinese. Se un committente non è d’accordo con me, preferisco non discutere. Aspetto qualche giorno e ritorno sull’argomento. Non credo che Lou l’avrebbe fatto. Lou si sarebbe impuntato. Però quando entrava in sintonia con un committente, lo manteneva per la vita. Non posso dire altrettanto. D’altra parte, io ho perso meno clienti di Lui. Ne sono certo!».

NK: «E poi Lei ha realizzato molti più edifici di Lou!».

Pei: «Questo non significa nulla. È più importante realizzare tre capolavori che sessanta edifici. È la qualità che conta, non la quantità. L’architettura non può prescindere dal tempo. Non possiamo giudicare un edificio moderno. Magari oggi un edificio moderno ci pare strabiliante… ma come verrà giudicato tra vent’anni? È il tempo che dà la misura di un’opera d’arte. Per questo la perfezione del Salk Institute sarà eterna. Il legno di tek potrà anche sbiadire, forse lo è già ma la spiritualità del progetto resterà in eterno. È un edificio che reggerà alla prova del tempo. Su questo non c’è ombra di dubbio».

Le domande poste nell’intervista da Nathalien Kahn e le risposte specifiche di Pei, mi hanno trasmesso un senso profondo del lavoro dell’architetto e un senso profondo del valore dell’architettura creata dall’uomo, per l’uomo, nell’ambiente in cui esso vive, sottolineando valori culturali unici, che sottendono, a una profondità intellettuale e umana. Che, sia Louis Kahn sia Ieoh Ming Pei, nella loro vita professionale, hanno saputo esprimere e imprimerli nell’architettura e nell’ambiente. Valori inestimabili che ci hanno lasciato in eredità, per il futuro del terzo millennio.

Filmografia e Bibliografia Essenziale:

Nathalien Kahn, My Architect – Alla ricerca di Louis Kahn, MIKADO, Feltrinelli Editore Real Cinema, Milano, 2003 (Nomination all’Oscar 2004 come Miglior Documentario).

Philip Jodidio, Janet Adams Strong, Carter Weiseman, I. M. PEI – Complete Works – Rizzoli International – New York, 2008.

Vedi il trailer

 

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