«I militari devono stare bene»

Il ministro Elisabetta Trenta in una foto dell'Ufficio stampa della Difesa

Per la prima volta un ministro della Difesa ammette là pericolosità dell’Uranio Impoverito per i nostri militari: Elisabetta Trenta, in quota al Movimento 5 Stelle, conferma quanto evidenziato dalla commissione parlamentare d’inchiesta del passato governo, nel corso di una intervista rilasciata ad Avvenire.

La responsabile delle Forze Armate mette l’accento sui diritti di cui anche i militari devono godere: diritto alla salute, ad avere un sindacato, a vivere una vita familiare piena. E questi diritti «vanno rispettati fino in fondo». Anche ricevere una risposta, è un diritto. Come quella che, le tante, troppe vittime dell’Uranio Impoverito, oppure i famigliari, ormai, chiedono da tempo.

Un tecnico dell’Institute di Fisica di Belgrado mostra un proiettile all’uranio impoverito (foto Epa)

Sono 360 i militari italiani morti per la pace e più di 4mila quelli ammalati, dopo aver prestato servizio sui fronti più caldi del pianeta, Bosnia, Kosovo, Iraq, Afghanistan, dall’inizio del 1990. L’ultima vittima in ordine di tempo, è il sottufficiale paracadutista Michele Sabia, che si è spento domenica 1° Luglio, a Livorno, dove viveva con la moglie e due bambini, a causa di un male incurabile, contratto per aver ingerito o inalato nanoparticelle di metalli pesanti nebulizzati dalle alte temperature prodotte dai proiettili all’UI.

Vicedirettore del master in Intelligence e sicurezza della Link Campus University, Elisabetta Trenta, afferma di voler tenere conto delle valutazioni di merito e delle proposte di legge avanzate dalla IV Commissione parlamentare d’inchiesta, a conclusione della scorsa legislatura, presieduta dall’on. Gian Piero Scanu. E riaccende la speranza di migliaia di militari, sottoscrivendo che la sua non sarà una caccia alle streghe, ma nel corso del suo mandato ci metterà impegno «per arrivare a una verità completa».

Una verità per la cui ricerca, finora, si è scavato a rallentatore a causa di “coperture politiche” – è stato denunciato – fino ad ora garantite sia dai governi di centro destra sia da quelli di centro sinistra. Ma che, tuttavia, ha portato a 43 sentenze di risarcimento, di cui 13 già passate in giudicato, emesse da tribunali civili e amministrativi: la prima risale a novembre 2012 quando il Tribunale civile di Roma ha stabilito il nesso causale fra la patologia che ha determinato il decesso del sottufficiale del Genio Andrea Antonaci, che aveva prestato servizio in Bosnia e le conseguenze dell’uso di proiettili al Depleted Uranium.

Dal canto suo, Scanu sollecita il ministro, affinché la nuova legge sui poligoni militari, in vigore dal gennaio di quest’anno, sia messa in atto e, quindi, si ponga fine quanto prima a ogni tipo di attività di addestramento bellico nel Poligono Delta di Capo Teulada, in Sardegna, ormai noto col nome di “Penisola Interdetta”.

La responsabile del dicastero della Difesa sostiene anche ampio appoggio al progetto di un sindacato dei militari: con la sentenza 120 del 2018, la Corte Costituzionale, infatti, consente ai militari di costituire associazioni professionali di carattere sindacale “alle condizioni e con i limiti fissati dalla legge”, in linea con le più recenti norme europee e internazionali.

In attesa del via libera del Parlamento, Trenta, che ha un passato da ufficiale come capitano della riserva selezionata del corpo di amministrazione e commissario dell’Esercito, auspica un sì condiviso sia dalla maggioranza sia dalle minoranze. «Serve un’intesa larga perché i diritti non hanno un colore politico». Sottolinea, però, il ministro, che per i militari comunque non esiste il diritto allo sciopero ma: «un soggetto esterno alla Difesa saprà rappresentare in maniera autonoma e indipendente i nostri militari».

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