Hemingway in Lucania

Lucania - sassi di Matera

Raffaele Nigro descrive l’ambiente naturale e il territorio di Matera, Capitale Europea della Cultura 2019, visti dagli occhi di Ernest Hemingway

 

Da Sylvia Beach, a Parigi nella sua storica libreria Shakespeare & Company, centro artistico e culturale del mondo, che Gertrude Stein, James Joyce, Pablo Picasso, Modigliani, Cocteau, Matisse, Buñuel, Dalì, Fitzgerald e sua moglie Zelda, Tzara, Man Ray, Gide e Pound hanno avuto modo di frequentare, mi sento a casa.

Fernanda Pivano riferisce a Ernest Hemingway che in Lucania si aggira una strana bestia bianca, a metà tra un elefante e un mammut. L’indole di cacciatore lo conduce al safari più eccitante della propria vita

Una casa frequentata oggi e in passato, da amici. Guardando tra gli scaffali di libri, incrocio molti autori che hanno stimolato la mia immaginazione. Ma una versione bilingue inglese/italiano de “Il vecchio e il mare” di Ernst Hemingway mi ha fatto ricordare un libro scritto da Raffaele Nigro. Il suo titolo è enigmatico: “Fernanda e gli elefanti bianchi di Hemingway”, in cui racconta un viaggio, l’ultimo nel Mezzogiorno d’Italia, dello scrittore statunitense in Lucania.

Hemingway in Lucania? Ricordo che Raffaele Nigro, amico fraterno, una mattina, nel suo ufficio all’ultimo piano del palazzo Rai in via Dalmazia a Bari, all’indomani della pubblicazione del suo libro mi disse: “…leggilo con attenzione, scoprirai un Hemingway unico e raro, che ha vissuto il nostro Mezzogiorno, le nostre terre, Matera e la Lucania …”. Le sue parole mi infiammarono l’immaginazione. Ernst Hemingway è stato in Lucania? E aveva respirato l’aria del Sud Italia, delle terre tra la Puglia e la Lucania ?

Lo scrittore e giornalista lucano Raffaele Nigro

Il viaggio in Lucania, Raffaele Nigro lo aveva raccolto in una conversazione in taxi, al rientro a Roma dal Nord Italia, con Fernanda Pivano, sua amica, raccolta da lei a L’Avana, sull’isola di Cuba, in un incontro con Hemingway, intorno a una bottiglia di buon vino e una paella, condivisa nella sua Finca Grigia.

Quello in Lucania fu l’ultimo viaggio in Italia di Hemingway, stimolato dal suo amico Friedmann. L’etnologo e antropologo gli parlava di una terra meravigliosa e sconosciuta, chiamata Lucania. Fernanda Pivano, sua amica e confidente gli programmò il viaggio e gli incontri con Ernesto De Martino, collega italiano di Corman e Friedmann e Carlo Levi.

Hemingway arrivò a Roma all’inizio dell’estate in cui compiva sessant’anni. L’incontro con Carlo Levi, profondo conoscitore di Matera e della Lucania, nel suo studio romano, gli diede la possibilità di conoscere le sue opere pittoriche e, attraverso la sua pittura, introdursi all’ambiente naturale della Lucania. Un incontro, che lo avviò al suo viaggio verso Potenza e Matera, in una berlina nera, guidata da un autista italiano di fiducia.

Hemingway s’informò subito sulla qualità dei vini come il Primitivo del Salento e l’Aglianico del Vulture, che assaporò in una vecchia osteria di Potenza, dove servivano cibi e piatti, da lui, mai mangiati prima d’allora: strascinati con ricotta salata e peperoni secchi e fritti che chiamano cruschi, pecora cotta in un coccio di terracotta con verza, involtini alla brace e formaggio di capra con mele e nespole.

In quei giorni raggiunsero prima Matera, poi camminarono in auto il lungo Basento che taglia le Dolomiti Lucane serpeggiando tra colline intatte. Un paradiso incontaminato. Soggiornò ad Avigliano, dove la guida gli raccontò la singolare storia di Rocco Scotellaro, il poeta-sindaco di Tricarico.

Hemingway si appassionò alle storie dei contadini

Hemingway si appassionò alle storie dei contadini e dei mammuth che, pare, ce ne fossero anticamente tra la Lucania e la Puglia. Pare che nel lago di Atella ne siano stati avvistati i resti che supportavano le leggende popolari di Castelmezzano e Pietrapertosa. Una montagna calva, dicono sia un mammuth pietrificato. L’aria, l’acqua, l’erba, gli alberi e le case di quella terra erano pieni di memorie e, dunque, di storie. E le storie venivano si, dal passato, ma erano fatte per dare profondità e amplificazione al presente.

Hemingway s’incuriosì soprattutto alla gente e al connubio tra uomini, animali e natura. Guardava con sorpresa gli asini, le irregolarità della calce sui muri, la foresta e le crepe sui monti, le cime, le carrarie, gli alberi, i fiori e le pietre coperte di muschio. Per Lui tutto l’ambiente era nuovo, tutto era unico, era una specie di Paradiso terrestre abbandonato, dove qualcuno ha seminato una pianta che produce racconti. Racconti come quelli sui mammuth, gli elefanti bianchi, visti tra la Puglia e la Lucania.

Bibliografia Essenziale:

Raffaele Nigro, Fernanda e gli elefanti bianchi di Hemingway, Rizzoli, Milano, 2010.

 

 

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