lunedì, Aprile 22, 2024

Habemus PNACC, esulta ma non troppo il FAI

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DOPO SEI ANNI DALLA PRIMA BOZZA, CON DECRETO N. 434 DEL 21 DICEMBRE 2023, IL MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA SICUREZZA ENERGETICA (MASE) HA APPROVATO IL PNACC, OSSIA IL PIANO NAZIONALE DI ADATTAMENTO AI CAMBIAMENTI CLIMATICI. ESULTA MA NON TROPPO IL FAI, FONDO AMBIENTE ITALIANO

La necessità di questo provvedimento è evidente. Eventi climatici estremi, sempre più violenti e frequenti, quali piogge torrenziali, venti forti, siccità e alluvioni, si manifestano con maggiore intensità anche nel nostro Paese, considerato un hot spot climatico.

«Questo strumento – chiarisce il vicepresidente FAI Maurizio Rivolta -, dovrebbe essere il punto di riferimento per molti altri piani di progetti e investimenti pubblici, nel senso che dovrebbe servire anche per valutarli, proprio alla luce delle indicazioni che il piano fornisce. A solo titolo di esempio si pensi alle importanti risorse che si stanno parcellizzando su molte zone alpine e persino appenniniche per impianti di risalita e soprattutto di innevamento artificiale in zone e altitudini dove i cambiamenti climatici maggiormente evidenziano aumenti di temperature per gran parte della stagione invernale che quasi certamente vanificano l’investimento stesso, prima ancora che modificare il paesaggio in modo irreversibile. Il Piano di Adattamento deve quindi anche prendere atto di situazioni ambientali e climatiche mutate e di conseguenza ripensare progetti che potevano funzionare decenni fa, ma oggi non più».

FAI: gravi danni a Beni del Fondo

Nel solo anno scorso, il FAI, ha registrato gravi danni a molti dei suoi beni. A maggio, temporali eccezionali accompagnati da venti fortissimi e grandinate mai viste hanno danneggiato il giardino di Villa del Balbianello sul lago di Como. Nel mese di giugno, il Bosco di San Francesco in Umbria è stato violentemente colpito dall’esondazione del torrente Tescio. A luglio, nel Veneto, trombe d’aria hanno colpito Villa dei Vescovi, mentre un violento nubifragio ha danneggiato Villa Necchi Campiglio a Milano.

Uno strumento per ridurre i rischi derivanti dai cambiamenti climatici

Il principale obiettivo del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) è quello di fornire un quadro e uno strumento per intraprendere azioni volte a ridurre i rischi derivanti dai cambiamenti climatici e migliorare la capacità di adattamento dei sistemi socioeconomici e naturali. Poiché tali cambiamenti hanno impatti trasversali su ecosistemi, popolazioni e attività umane, le azioni di adattamento devono essere trasversali. Basate, cioè, su solide basi scientifiche e supportate da una struttura amministrativa efficiente, che coinvolga tutti i settori e le competenze. Purtroppo, tali condizioni non sono sempre presenti nel contesto nazionale.

Il documento principale del PNACC fornisce un quadro giuridico e climatico del provvedimento. Esso mappa le criticità ambientali e gli impatti dei cambiamenti climatici a livello nazionale. Il testo elenca anche 361 misure per rendere i vari settori più resilienti, tra cui risorse idriche, agricoltura, energia, foreste, insediamenti urbani, trasporti e altri.

Il Piano spazia dal miglioramento delle conoscenze e dei programmi di formazione sulle tecniche edilizie tradizionali al monitoraggio continuo dei materiali e del loro degrado. Parla anche di agevolazioni fiscali per la manutenzione e la protezione del patrimonio e il ripristino di tecniche e pratiche legate ai paesaggi rurali tradizionali.

L’ Osservatorio nazionale per individuare le priorità territoriali

Sul fronte della governance, il Piano prevede l’istituzione di un Osservatorio nazionale per individuare le priorità territoriali e monitorare l’efficacia delle azioni di adattamento. Prevede un Forum di confronto tra i diversi soggetti e a tutti i livelli, per garantire il coinvolgimento della società civile nell’implementazione delle politiche pubbliche.

Una volta istituito l’Osservatorio, le varie amministrazioni regionali e comunali dovranno preparare strategie e piani di adattamento. Esse dovranno identificare le misure appropriate per ogni settore e la struttura responsabile dell’attuazione.

Finanziamenti cercasi

Per quanto riguarda l’aspetto finanziario, il PNACC non dispone di risorse proprie. Quindi si prevede che le singole amministrazioni cerchino finanziamenti attraverso fondi diretti e indiretti per implementare le misure di adattamento. È fondamentale valutare se gli investimenti previsti dal PNRR e da altri strumenti possano contribuire alla realizzazione del Piano e assicurare che le politiche di contrasto e di adattamento alla crisi climatica siano prioritarie nelle leggi di bilancio future.

“Per attuare tutte le misure di adattamento servono però risorse economiche adeguate, ma sono proprio queste le grandi assenti del Piano”, è scritto nella nota. “Risorse che invece dovrebbero essere prioritarie vista la portata e le conseguenze delle crisi climatica che stiamo vivendo”. 

L’azione del FAI

Il FAI, basandosi sulle fonti scientifiche più autorevoli, individuerà i territori più esposti e i potenziali rischi climatici per i suoi Beni, implementando azioni e misure preventive per proteggere il patrimonio storico-culturale e il paesaggio, rendendoli più resilienti di fronte alle conseguenze dei cambiamenti climatici.

“Anche il FAI sta lavorando allo sviluppo di un Piano di Adattamento ai Cambiamenti Climatici per implementare la resilienza dei suoi Beni e creare una mappatura del rischio sempre più dettagliata dei territori in cui sono ubicati”. 

Numero verde ONA

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