lunedì, Agosto 15, 2022

Le Grotte carsiche dell’Emilia candidate a Patrimonio UNESCO

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LA REGIONE EMILIA ROMAGNA HA PROPOSTO LA CANDIDATURA DEL “CARSISMO NELLE EVAPORITI E GROTTE DELL’APPENNINO SETTENTRIONALE” ALLA  WORLD HERITAGE LIST, LA LISTA DEL PATRIMONIO MONDIALE, ADOTTATA DALL’UNESCO

Grotte carsiche e gessi emiliani Patrimonio UNESCO

Le grotte carsiche e i gessi presenti nell’Appennino emiliano sono in corsa per entrare nella lista dei beni del Patrimonio mondiale ambientale dell’Umanità.

La Regione Emilia Romagna è capofila del progetto che coinvolge numerosi enti locali e enti parco. Primo proponente nel 2016 è stata la Federazione Speleologica dell’Emilia-Romagna.

La Regione ha ora approvato la parte geologica del dossier da inviare al Ministero della Transizione Ecologica e in seguito alla commissione UNESCO di Parigi.

È stato il professore Stefano Lugli, docente di Scienze Geologiche di Unimore, a curare la parte geologica del dossier. Lugli ha evidenziato l’unicità della catena appenninica, costituita da siti unici al mondo per la presenza di grotte, sorgenti saline e fenomeni carsici gessosi.

Un patrimonio di natura geologica nel quale si può tracciare la straordinaria evoluzione della Terra.

Il sito carsico più studiato al mondo

«Curare la parte geologica della candidatura – ha dichiarato Stefano Lugli – ha richiesto anni di lavoro per raccogliere i dati e riuscire a trasmettere, in un linguaggio accessibile, le straordinarie meraviglie dei nostri gessi. La candidatura ha preso le mosse da una sollecitazione di UNESCO che ha fatto notare come non esistano siti carsici evaporitici nella lista del patrimonio mondiale. E i nostri gessi presentano diversi primati mondiali: si tratta del sito carsico più studiato al mondo, con caratteristiche geologiche uniche, tra cui annoveriamo la grotta in gesso più profonda al mondo e le sorgenti salate più copiose d’Europa».

Le rocce evaporitiche si sono formate nel corso dei millenni, in seguito all’evaporazione delle acque marine che ricoprivano queste zone e alla concomitante concentrazione dei sali minerali, tra cui il gesso.

L’origine del fenomeno risale a circa 200milioni di anni fa per i Gessi triassici dell’Alta Val Secchia e a circa 6milioni di anni fa per gli altri siti. Gli eventi sono l’esito di una irripetibile combinazione di fattori geologici e climatici che nel tempo ha fortemente caratterizzato la storia di questi territori.

Le grotte di gesso, luoghi di culto e miniere di cristalli

I luoghi sono collegati alla vita delle comunità che vi si sono stabilite fin dall’epoca preistorica, quando le grotte furono utilizzate come luoghi di sepoltura e di culto. In epoca romana, alcuni siti sono stati sede di estrazione del lapis specularis, gesso in splendidi cristalli trasparenti, utilizzati per vari usi.

Alla fine del XVII secolo, la vicinanza all’Università di Bologna e a un florido ambiente culturale, hanno reso questi siti oggetto dei primi studi scientifici sul carsismo, tali da essere un punto di riferimento scientifico unico al mondo.

I siti si estendono nelle province di Reggio Emilia, Bologna, Rimini e Ravenna e sono l’Alta Valle Secchia, la Bassa Collina Reggiana, i Gessi di Zola Predosa, i Gessi Bolognesi, la Vena del Gesso Romagnola, le Evaporiti di San Leo, i Gessi della Romagna Orientale.

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